Serie A, Salvini ai club: "Paghino loro la sicurezza per le partite"

Tra il ricordo della Champions League 2003 e le ambizioni del Milan, il ministro dell'Interno rivela: "Sto lavorando per far sì che i club paghino gli agenti".

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È un tema che riemerge ciclicamente nel dibattito pubblico: chi dovrebbe sostenere legittimamente le spese per la sicurezza, quando ci sono le partite? Lo Stato, i club, entrambi? Un interrogativo che, soprattutto per quanto riguarda le società di Serie A, ha creato ampie discussioni e spaccature negli ultimi anni. E che ora ritorna a bomba, dopo l'intervento di Matteo Salvini a Rai Radio 2. Il ministro dell'Interno ha annunciato di avere una novità in cantiere, con l'intento di far ricadere sui club gli oneri in fatto di sicurezza. Ecco le sue parole alla trasmissione "I Lunatici", condotta da Roberto Arduni e Andrea Di Ciancio:

Sto lavorando per far sì che i club paghino di tasca proprio i 15mila agenti, impegnati ogni domenica per garantire la sicurezza in occasione delle partite di calcio.

Per il vicepresidente del Consiglio, in ballo ci sarebbe uno sgravio per i contribuenti italiani:

È incredibile che, in ogni giornata di campionato, siano impegnati circa 15mila uomini delle forze dell'ordine, che vengono pagati dai cittadini con le loro tasse. Sto lavorando affinché siano le società a pagare: spendono miliardi per i calciatori, devono occuparsi anche della sicurezza.

Serie A, Matteo Salvini vuole che siano i club a pagare le spese per la sicurezza in occasione delle partiteGetty Images
Serie A, agenti della polizia impegnati in occasione di una partita a San Siro

Serie A, Matteo Salvini da ministro a tifoso: "Juve avanti anni luce, ma il mio Milan..."

L'intervento di Salvini a Rai Radio 2 è anche l'occasione per parlare di calcio da semplice appassionato. E rievocare la vittoria della Champions League nel 2003, il momento più bello vissuto da tifoso del Milan:

Non dimenticherò mai la notte di Manchester. Mio figlio era nato da un mese e dissi a mia moglie (Fabrizia Ieluzzi, con cui è stato sposato fino al 2010, ndr) che avrei preso un aereo per andare a vedere la finale. Forse era sbagliato fare una cosa del genere, essendo un novello padre, ma un Milan-Juventus così non l'avrei mai più rivisto. E vincere con un gol di Sheva fu indimenticabile. Poi mi ricordo l'arrivo a Milano, di prima mattina: la gente andava in ufficio, mentre io giravo con la maglia del Milan.

Salvini ricorda la notte finale di Champions League 2003, vinta dal Milan ai rigori contro la JuventusGetty Images
Shevchenko realizza il rigore decisivo nella finale di Champions League 2003

Sulla situazione e sulle prospettive del Milan attuale, invece:

La Juventus è avanti anni luce, ma noi siamo meglio dello scorso anno, quando avevamo dei proprietario più o meno ignoti...

Ultima battuta, su Silvio Berlusconi a un passo dall'acquisto del Monza:

Quando il Milan giocherà fuori casa, vedrò il Monza. Tanto è comodo per me...

Nel 2014, il DL Stadi affrontò la questione delle spese per la sicurezza

Ma torniamo alla questione delle spese per la sicurezza relativa alle partite. Già nel 2014 i club di Serie A e B si trovarono di fronte a una prima, storica svolta: il Decreto legge sulla violenza negli stadi o, più semplicemente, DL Stadi. L'allora Governo Renzi pose la fiducia su questo decreto, poi convertito in legge dal voto del Parlamento. Tra le varie novità introdotte, anche quella sulla sicurezza: a carico dei club, infatti, furono assegnati i costi per gli steward che operano all'interno degli impianti. Ma non solo: il DL Stadi fissò una quota dell'incasso da botteghino - dall'1% al 3% - da riservare per pagare gli straordinari delle forze dell'ordine.

Il Governo Renzi promulgò nel 2014 il DL StadiGetty Images
L'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi

Già prima di promulgare il decreto, l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi inviò questo messaggio ai proprietari dei club (ospite di una puntata di Tiki Taka):

Trovo sbagliato che i costi della pubblica sicurezza negli stadi siano a carico della collettività: mi dispiace per i presidenti, ma dovrebbero pagare loro. 

All'epoca, il presidente della Lega Serie A, Maurizio Beretta, definì "iniqua" la misura "imposta per coprire i costi", seppur dimostrando "apprezzamento per i contenuti del provvedimento". Un'altra critica al decreto, poi convertito in legge, riteneva invece troppo bassa la percentuale a carico dei club: una parte consistente delle spese, questa la tesi, sarebbe comunque rimasta sulle spalle dello Stato. Una lunga querelle, che ora si arricchisce delle dichiarazioni di Matteo Salvini: vedremo presto un nuovo intervento del Governo sulla questione?

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