Robinho si racconta: "Capello, Ibra e quel trasferimento sfumato al Chelsea"

In una bella intervista concessa a FourFourTwo, il talento brasiliano - oggi in Turchia al Sivasspor - racconta la sua carriera attraverso aneddoti curiosi e in gran parte inediti.

427 condivisioni 0 commenti

di

Share

L'amicizia con Zlatan Ibrahimovic. Le incomprensioni con Capello. Il Milan, il Real Madrid, il Chelsea soltanto sfiorato e poi il Manchester City. Oggi che è prossimo ai 35 anni - spegnerà le candeline il prossimo gennaio - e che si destreggia senza infamia e senza lode nella Super Lig turca con la maglia del modesto Sivasspor, è difficile dire se Robinho avrebbe potuto avere una carriera migliore di quella che ormai sta per concludere o se invece, tutto sommato, sia stata in linea con il suo potenziale e i suoi limiti.

Certo è che ripensando agli esordi, a quando faceva meraviglie nel Santos e veniva definito l'erede di Pelé, la sensazione che qualcosa sia stato perso per strada è forte e ben motivata, tuttavia si sta parlando sempre di un talento assoluto, che ha vestito le maglie di alcune tra le squadre più forti al mondo e che con il Brasile ha giocato 100 gare, prendendo parte a due Mondiali e indossando persino la fascia di capitano.

In una bella intervista concessa a FourFourTwo, Robinho è tornato a far parlare di se raccontando alcuni episodi divertenti e inediti della sua carriera, compreso il periodo passato nella nostra Serie A al Milan, arrivato dopo il trasferimento dal Real Madrid a quel Manchester City che stava appena cominciando a sognare in grande e di cui sarebbe stato il primo vero campione strapagato.

Robinho al Real MadridGetty Images

Robinho si racconta: "Capello, Ibra e quel trasferimento sfumato al Chelsea"

L'arrivo in Europa è da predestinato: Robinho lascia il Santos a 21 anni per accasarsi al Real Madrid, per molti il club più prestigioso al mondo e che per giunta lo accoglie come un fenomeno fatto e finito, un campione in grado di fare da subito la differenza: gli consegna la maglia numero 10, lo carica di responsabilità e il ragazzo risponde presente, confermandosi un talento straordinario. Arriva in città e dopo neanche 24 ore fa il suo esordio giocando benissimo.

Fu un debutto davvero molto buono, non vedevo l'ora di avere l'opportunità di giocare con giocatori fantastici come Zidane, Raul e Ronaldo. Ricordo perfino di essermi immaginato la partita mentre ero in aereo, era tutto perfetto. Appena toccai il pallone lo alzai sopra la testa di un difensore del Cadice e scappai via in dribbling: non ero arrivato in città che il giorno precedente, ma ero un ragazzo estremamente determinato a giocare.

L'anno successivo, però, in panchina arriva Capello e la musica cambia.

Con tutti gli allenatori che ho avuto a Madrid ho sempre avuto la possibilità di giocare e dimostrare quanto valevo. Quando arrivò Capello, forse a causa della mia giovane età, mi ritrovai in panchina. Niente da dire, era lui l'allenatore ed era una sua decisione legittima. Ma non ero felice del mio ruolo di riserva da inserire nel secondo tempo.

Robinho in panchinaGetty Images

Si creano in quel periodo i primi screzi con la dirigenza delle merengues, che anche dopo l'esonero di Capello e il ritorno su buoni livelli di Robinho decide di cederlo in Inghilterra. Inizialmente la destinazione dovrebbe essere il Chelsea, dove allena il connazionale Scolari che gli ha promesso un ruolo da protagonista. All'ultimo momento però salta tutto, ed ecco dunque il trasferimento al Manchester City, primo campione acquistato da un club oggi tra i migliori al mondo.

Volevo andare al Chelsea, Scolari mi disse che avrei fatto la differenza nella sua squadra. Ma poi il Real Madrid finì ai ferri corti con loro, non gli piaceva il fatto che avessero già cominciato a vendere magliette con il mio nome prima che l'affare fosse concluso. Sono sicuro che la trattativa naufragò per questo, a causa dell'orgoglio del Real Madrid. E poi il Chelsea era in Champions League e il City no.

Lasciato il Real dopo due campionati vinti, 135 presenze e 35 gol, Robinho vola dunque in Inghilterra. Ancora una volta l'inizio è promettente, poi arrivano le liti con il manager Mancini e una nuova cessione, stavolta in Italia, al Milan: resterà in rossonero per quattro stagioni - ancora una volta calando dopo un buon inizio - e giocherà con campioni straordinari tra cui Pato, Ronaldinho e soprattutto Zlatan Ibrahimovic, il campione che ha segnalato il suo nome alla dirigenza del club.

Eravamo una grande squadra, vincemmo il campionato, lì ho vissuto quattro anni fantastici. Al Milan ero davvero felice, e poi c'era Ibra, era molto ascoltato dalla dirigenza: era lui che mi aveva segnalato a Galliani, gli aveva detto "prendilo, è un fenomeno, insieme segneremo le reti che servono" e me lo rinfacciava sempre: "Ricordati che sei qui è solo per merito mio!"

Robinho sulle spalle di IbrahimovicGetty Images

Adesso che i suoi giorni da calciatore si avviano inevitabilmente verso la conclusione, Robinho preferisce goderseli senza pensare a un futuro che comunque dovrebbe vederlo restare nel mondo del calcio, nel quale comunque a modo suo ha lasciato un segno non indifferente.

Non ci penso così tanto. Forse diventerò un agente, forse lavorerò con i giovani per cercare di aiutarli come sono stato aiutato io all'inizio della mia carriera. Lontano dal calcio mi piacerebbe diventare un musicista di samba.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.