MotoGP, Yamaha pensa al 2019. Rossi: "Ducati è la moto da battere"

Il pilota pesarese non brilla a Misano e perde il 2° posto in classifica generale. Continua ininterrotta la crisi nel box Yamaha e il pensiero vola al 2019.

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Ventidue gare di MotoGP senza vittoria per Yamaha. Era il 25 giugno 2017 quando Valentino Rossi saliva sul gradino più alto del podio in Olanda. La luce in fondo al tunnel è ancora lontana a vedersi e il GP di San Marino è l'ennesima conferma dei problemi tecnici irrisolti sulla YZR-M1. Neppure i test di Misano e Aragon sono serviti a trovare più grip al posteriore e migliorare l'accelerazione e da qui a fine campionato non ci saranno altre giornate di test privati. Probabilmente non servirebbero a nulla, perché nel corso di questa stagione gli uomini di Iwata non sono riusciti a fare passi avanti al contrario di Ducati che, dopo la pausa estiva, ha messo a segno un ulteriore step. 

Il settimo posto di Misano lo declassa al terzo posto in classifica MotoGP e lo mette in guardia dall'avanzata di Jorge Lorenzo. A far riflettere sono soprattutto i 19 secondi accusati dal vincitore Andrea Dovizioso che sottolineano il gap dalla Desmosedici. Dopo la pausa estiva Honda e, soprattutto, Ducati sono riusciti a fare un ulteriore passo in avanti, mentre i tecnici di Iwata sono stati incapaci di fare passi avanti e dinanzi ai problemi non riescono a dare risposte. Sabato la moto di Valentino Rossi sembrava avesse un buon ritmo gara, servivano due decimi a giro per poter puntare al podio, ma dopo il warm-up qualcosa è andato storto. La M1 ha perso ben sette decimi, al box si sono affrettati a tornare sulle impostazioni del giorno precedente, ma il risultato non è stato uguale. Perché 24 ore dopo la moto non ha dato gli stessi risultati della FP4 pur con un set-up identico? Una domanda cui nessuno sa dare risposta.

Il dato certo è che nelle ultime tre stagioni in MotoGP Yamaha ha collezionato la maggior parte dei podi nella prima metà di stagione, quasi fosse incapace di proseguire lo sviluppo a campionato in corso. Ma i tecnici giapponesi sembrano inermi persino ad apportare migliorie sugli altri dettagli, perché se è vero che il motore è troppo aggressivo ai bassi regimi, è pur vero che con un setting elettronico su misura parte dei problemi potrebbero essere messi in archivio. Per adesso resta l'amarezza di non essere riuscito a regalare un sorriso ai tanti tifosi accorsi a Misano per lui, non resta altro da fare che strigliare pubblicamente i vertici nipponici: "Non conosco le loro idee, provate a chiedere, poi magari me lo dite".

MotoGP, rebus Yamaha per Valentino Rossi

Decifrare i dati e reagire alle pecche della M1 sembra impresa ormai utopica. Non è un problema del singolo, perché in gara hanno sofferto di grip anche le M1 di Vinales e Zarco in netto calo rispetto al giorno prima. Si fanno congetture e nelle ultime ore prende piede un'ipotesi relativa alle gomme. I piloti della MotoGP si lamentano da tempo di perdere aderenza domenica pomeriggio a causa del modo in cui le loro gomme Michelin interagiscono con la gommatura Dunlop posata dalle precedenti classi Moto3 e Moto2. Ma se così fosse, perché Yamaha soffre più di Honda e Yamaha?

Parliamo della gomma della Moto2 da molto tempo: prima di tutto, non sappiamo se è vero, e non sappiamo perché in alcune piste ci dà più problemi che in altre, ma soprattutto, perché il problema riguarda solo noi - ha spiegato il Dottore -. Perché in realtà Honda e Ducati hanno esattamente lo stesso tempo sul giro del sabato. Quindi è strano che la gomma della Moto2 sia cattiva solo per la Yamaha, ma potrebbe essere. Sinceramente, non sappiamo se è vero. E se è vero, non sappiamo perché.

Se da un lato c'è una M1 incapace di evolversi, dall'altro la Desmosedici si sta trasformando in una moto altamente competitiva su ogni tracciato. L'innesto di Gigi Dall'Igna si è rivelata la carta vincente, ma lo stratega di Borgo Panigale ha saputo costruire attorno a sè un'equipe di ingegneri all'altezza e in grado di lavorare in sinergia.

Dopo la pausa hanno vinto solo loro e poi lo hanno fatto sia con Dovizioso che con Lorenzo. Sono stati bravi e penso che adesso la Ducati sia la moto da battere su tutte le piste.

Nell'ultimo test di Aragon gira voce che i tecnici Yamaha abbiano provato a montare un prototipo del motore 2019. La ricetta Michele Gadda è un'opportunità per il futuro, dopo la pausa estiva la moto non ha subito aggiornamenti degni di nota, forse il pensiero (e i progetti) è già rivolto al dopo Valencia e ai primi test precampionato. Fatto sta che Valentino Rossi non sa più fare buon viso a cattivo gioco.

Se loro vogliono iniziare a lavorare su qualcosa di più nuovo possono, perché comunque da qui alla fine dell'anno rimane questa moto... da qui alla fine dell'anno le cose cambieranno tanto tecnicamente.

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