MMA, Inside the Cage: Tyron Woodley e la rivincita dei sottovalutati

Il campione pesi welter trionfa ancora una volta, ruggendo su tutti i detrattori che lo davano nuovamente per spacciato. E adesso guai a sottovalutarlo.

Tyron Woodley, campione pesi welter UFC Getty Images

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Adesso chiedete tutti scusa a Tyron Woodley. Tutti, nessuno escluso. Appassionati, addetti ai lavori, giornalisti, tifosi, coach, fighter e venditori di hamburger. Perché quello che ha fatto il campione pesi welter UFC è una di quelle cose che ci fa amare le MMA in maniera incondizionata, viscerale e folle. In questo episodio di Inside the Cage sposiamo un tono volutamente audace, e questo perché T-Wood ha annichilito Darren Till come Davide ha fatto contro Golia, o come Leonida contro i primi persiani delle Termopili.

La sua barba spartana lo ha accompagnato a combattere da solo, come da prerogativa nelle MMA ci direte. Quando parliamo di solitudine, però, ci riferiamo ad uno stato di estremo isolamento che ha portato Woodley non soltanto a non ricevere un tifo che si dovrebbe riservare ad un campione del suo calibro, bensì ad un vero e proprio snobismo che ha costretto l'ex re Strikeforce a combattere contro tutto. Ed ora, con la finalizzazione su Darren Till, che pure ha provato stoicamente a resistere, non rimane che chiederci se The Chosen One meritava davvero questo trattamento. Probabilmente, per chissà qualche congiunzione astrale, le stelle devono aver guidato bene le persone vicine a Woodley per partorire un nickname simile. Sì perché solo un prescelto poteva uscir fuori a testa alta da una situazione così intrisa di pressione, con UFC che ha spinto tantissimo sullo sfidante in fase promozionale ed il pubblico che, ad esclusione dei familiari di Woodley e dei suoi compagni di team, era tutto o quasi dalla parte del fighter di Liverpool.

Ciò nonostante, il secondo round di Woodley vs Till ha riportato tutti sulla terra, mostrando la differenza tra una mostruosa abnegazione al lavoro, che ha modellato come argilla delle potenzialità latenti, ed una incompleta ma talentuosa corrente che spinge a vele spiegate l'hype boat. Onore delle armi per Till, che dopo il knockdown ha comunque provato a resistere beccandosi una serie di gomitate a nastro che, se scagliate al suolo, avrebbero anche potuto rappresentare l'inizio di un cantiere di scavo per la ricerca del petrolio. Ed eccoci qui, ad un giorno dalla fantastica vittoria di Woodley, a doverci ricoprire il capo di cenere. Perché, probabilmente, nessuno si aspettava un epilogo simile, e perché tutti erano lì a criticare un uomo che - a dire dei fans casuali - era troppo impegnato a pensare al cinema e ad altre attività collaterali che nulla avevano a che fare col fighting. E meno male, aggiungiamo noi: la verità è che tutti, come abbiamo scritto all'inizio, devono delle scuse al campione. Ah, il momento in cui - a seguito della d'arce choke - Tyron Woodley riceve la cintura nera di BJJ è senza se e senza ma il più emozionante di tutto questo 2018. 

MMA, ITC: Diego Sanchez e l'altra faccia di UFC 228

Non solo Tyron Woodley, però, tra i protagonisti più sottovalutati di UFC 228. Nella card preliminare, infatti, uno dei veterani più importanti della storia recente delle MMA - targate UFC, ovviamente -, si è sbarazzato di un giovane prospetto in rampa di lancio. Stiamo parlando di Diego Sanchez, protagonista del nostro primo Inside the Cage e capace di dominare per ben tre round l'ex campione pesi welter Cage Warriors Craig White. Quest'ultimo, che avrebbe potuto affrontare l'attuale campione della promotion inglese Stefano Paternò qualche mese fa, si dimostra dunque non all'altezza - almeno al momento - di un palcoscenico simile, finendo per sprofondare tra le sabbie mobili del wrestling di un The Nightmare più guardingo e stratega del solito.

Sanchez vs WhiteGetty Images
Tutta la grinta di Diego Sanchez a UFC 228.

Proprio il trionfo di Sanchez, arrivato per decisione unanime, ci dà modo di comprendere ancor di più quanto non si debba mai dare nessuno per spacciato nelle mixed martial arts, i cui fans troppo spesso hanno la memoria corta e sono inclini a farsi guidare dal trasporto verso il fighter del momento. 

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