Arrigo Sacchi e il suo Milan da leggenda

Principi tattici, uomini chiave e partite memorabili che hanno fatto entrare questa squadra nel mito. Senza ombra di dubbio, una delle più forti di tutti i tempi.

La leggenda del Milan di Sacchi, la squadra più forte di tutti i tempi Getty Images

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"Ho sempre pensato che il calcio non fosse un fatto solo difensivo o solo offensivo. Il calcio era saper fare tutto". Nel calcio di Arrigo Sacchi conta lo spettacolo, non il risultato a ogni costo. Anche se ciò comporta rischiare qualcosa di più. Con questa filosofia e modo di intendere il football, il "Profeta di Fusignano" è entrato nella storia del calcio e l'ha cambiata, introducendo principi e concetti mai visti prima, diventati scuola preziosa per la maggior parte dei suoi successori.

Così, l'allenatore nato il 1° aprile 1946, è riuscito ad allestire una squadra formidabile, passata alla storia come "Gli Immortali" e che da molti è considerata la più forte di tutti i tempi.

Difficile stabilire se sia così o meno, si rientra sempre nel campo della soggettività. Di certo ha segnato un'epoca e lasciato il segno, diventando metro di paragone per tutte le grandi squadre nate successivamente. E un'altra cosa è certa: il Milan di Sacchi, quello dei tre olandesi, della difesa granitica, della zona, del fuorigioco, del pressing e dello spettacolo, è destinato a restare per sempre una pietra miliare di questo sport.

Arrigo Sacchi e il suo Milan: ua squadra che ha fatto la storiaGetty Image
Il Milan di Sacchi, una squadra che ha fatto la storia

Arrigo Sacchi e il suo Milan, una squadra leggendaria

Un'idea rivoluzionaria, avallata da un presidente lungimirante e orientato al futuro come Silvio Berlusconi, che ha fatto di tutto per accontentare le richieste del suo allenatore, mettendolo nelle migliori condizioni possibili per esprimere il suo calcio, vincere subito in Italia (lo scudetto 1988) e superare i confini del Belpaese successivamente, conquistando Coppe Campioni, Intercontinentali e Supercoppe europee.

Una squadra di fenomeni, che ha chiuso virtualmente il suo ciclo con Sacchi nella "notte dei lampioni" di Marsiglia del 20 marzo 1991, quando a seguito dell'abbandono del campo da parte dei giocatori per alcuni riflettori difettosi su ordine di Adriano Galliani, il Milan viene squalificato per un anno delle coppe europee.

Da quel momento sono cominciati a diventare più rumorosi quelli che prima erano solo scricchiolii (come il rapporto tra Sacchi e van Basten) e l'allenatore ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni, prendendo atto della fine del ciclo e facendosi da parte. Al suo posto Berlusconi ha scelto un certo Fabio Capello. Ma questa è tutta un'altra storia.

La genesi di un mito: nascono gli Immortali

Il Milan di Sacchi non nasce da una situazione positiva, anzi. Il club rossonero è chiamato a un rilancio, dopo alcuni degli anni più bui della sua vita. Il decennio dei Settanta si è sì concluso con lo scudetto della stella, quello della stagione 1978/79, ma è solo un fuoco di paglia all'interno di un contesto molto negativo. Il passaggio di Nils Liedholm alla Roma, l'addio al calcio di Gianni Rivera e la morte di Nereo Rocco, hanno infatti segnato l'inizio di un declino che ha portato il Diavolo alle retrocessioni in Serie B, la prima volta per il coinvolgimento nello scandalo del calcioscommesse dei primi anni Ottanta, la seconda (una volta tornati in Serie A) sul campo, all'ultima giornata.

E non è finita, perché successivamente la società viene coinvolta in un'altra grana, quella che porta alle dimissioni del presidente Farina (che se ne va a caccia in Sudafrica), a causa di irregolarità finanziare nella conduzione societaria e contribuiti Irpef non versati ai giocatori. Il Milan rischia il fallimento, ma sull'orlo del baratro ci pensa un imprenditore milanese, Silvio Berlusconi, a rilevare il club con l'obiettivo di riportarlo ai fasti di un tempo.

Il 24 marzo 1986 diventa una data storica per i rossoneri, perché il nuovo patron acquista il pacchetto di maggioranza e si insedia ufficialmente, dando il là a un progetto nuovo, all'avanguardia. Berlusconi, insieme al fratello Paolo, Adriano Galliani e Fedele Confalonieri, rileva il Milan in una situazione al limite del collasso, con la squadra fuori dall'Europa e la società piena di problemi economici. Ma il brand è sempre di altissimo spessore ed è proprio da quello che decide di iniziare il suo nuovo progetto, che dal punto di vista tecnico decide di confermare nelle mani di Nils Liedholm (nel frattempo tornato dalla Roma).

Quella squadra però non convince ancora a pieno il nuovo presidente, che decide di fidarsi del suo intuito, esonerando l'allenatore svedese e chiamando al suo posto un certo Arrigo Sacchi. A quei tempi è l'allenatore del Parma, incontrato dal Diavolo due volte in Coppa Italia, sempre a San Siro. Beh, gli emiliani vincono in entrambe le occasioni. Il "Profeta di Fusignano", questo il suo soprannome, si mette in luce per l'utilizzo di parole che fino a quel momento avevano ben poco a che vedere con il vocabolario calcistico italiano. Termini come "pressing", "fuorigioco", "zona" e così via.

Berlusconi se ne innamora e così lo fa contattare da Adriano Galliani. Quando squilla il telefono di Arrigo Sacchi per fissare un appuntamento ad Arcore, l'allenatore è in macchina, sull'autostrada Bologna-Firenze, per andare ad assumere la guida tecnica della Fiorentina. La "convocazione" del Milan, però, fa saltare tutte le carte in tavola, il tecnico inverte la rotta e prende la direzione di Milano, per diventare il 3 luglio 1987 la la nuova guida in panchina. È questa la genesi di un mito. L'inizio di una delle storie più importanti del calcio mondiale. Quella del Milan degli "Immortali".

Un Milan stellare, con Sacchi in panchina e Berlusconi presidenteGetty Image
Sacchi e Berlusconi, allenatore e presidente di un Milan stellare

La formazione titolare: i tre tulipani olandesi e una difesa insuperabile

Al momento del suo arrivo Sacchi mette in atto una vera rivoluzione rispetto al modo di intendere il ruolo dell'allenatore fino a quel momento. Lui pianifica tutto, punta a trasmettere la sua filosofia di gioco a ogni componente della rosa, che puntualmente (nel corso dei ritiri) va a salutare nelle loro camere per dare la buonanotte e approfittarne per ribadire i suoi concetti in vista della partita successiva. I suoi metodi di allenamento sono diversi, molto più pesanti e severi, orientati alla ricerca dei principi del "calcio totale" dell'Ajax di Crujff e sul 4-4-2 come inderogabile modulo di riferimento. Ecco perché non sorprende che il primo acquisto di Berlusconi nell'estate 1987 sia stato l'olandese Ruud Gullit, prelevato dal PSV Eindhoven per la cifra record di quel periodo di 13 miliardi di lire.

Il gigante con le treccine (spacciato inizialmente come libero, ma impiegato subito da ala da Arrigo Sacchi) è l'uomo copertina della campagna acquisti, tanto da oscurare anche l'arrivo di un altro olandese, Marco van Basten, comprato invece dall'Ajax. Il "Cigno di Utrecht" sbarca quindi in sordina, ma si rivelerà il vero colpo dell'estate. In quella campagna trasferimenti manca però ancora un tassello a centrocampo. Sacchi ne parla con Galliani e chiede esplicitamente un rinforzo dalla Roma, Carlo Ancelotti.

Berlusconi inizialmente è un po' scettico, anche perché il giocatore presentava un 20-30% di inabilità al ginocchio destro. Sacchi risponde che però aveva il 100% di abilità nel cervello e, soprattutto, che se fosse arrivato, il Milan avrebbe vinto lo scudetto (ed è stato di parola). Solamente l'anno successivo arriva poi il terzo tulipano olandese, Frank Rijkaard, anche lui dall'Ajax. Con il suo acquisto (e la promozione in pianta stabile dal settore giovanile di molti ragazzi di talento come Paolo Maldini, Demetrio Albertini e Alessandro Costacurta) si può dire completata l'opera di costruzione di una rosa praticamente perfetta, composta da una difesa insuperabile composta Mauro Tassotti, Filippo Galli (poi Costacurta), Franco Baresi e Paolo Maldini.

Ecco le quattro formazioni tipo (sempre con il 4-4-2 a rombo) del Milan di Sacchi:

Stagione 1987/1988 - Giovanni Galli; Mauro Tassotti, Filippo Galli, Franco Baresi, Paolo Maldini; Angelo Colombo, Carlo Ancelotti, Roberto Donadoni, Alberigo Evani; Ruud Gullit, Pietro Paolo Virdis (Marco van Basten).

Stagione 1988/1989 - Giovanni Galli; Mauro Tassotti, Frank Rijkaard (Alessando Costacurta), Franco Baresi, Paolo Maldini; Angelo Colombo, Carlo Ancelotti, Roberto Donadoni, Alberigo Evani; Ruud Gullit, Marco van Basten.

Stagione 1989/1990 - Andrea Pazzagli; Mauro Tassotti, Alessando Costacurta, Franco Baresi, Paolo Maldini; Carlo Ancelotti, Frank Rijkaard, Roberto Donadoni, Alberigo Evani; Ruud Gullit, Marco van Basten.

Stagione 1990/1991 - Andrea Pazzagli; Mauro Tassotti, Alessando Costacurta, Franco Baresi, Paolo Maldini; Carlo Ancelotti, Frank Rijkaard, Roberto Donadoni, Alberigo Evani; Ruud Gullit (Daniele Massaro), Marco van Basten.

Coppa Campioni, il Milan di Sacchi nella finale contro il BenficaGetty Images
La formazione del Milan nella finale di Coppa Campioni con il Benfica

Coma giocava il Milan di Sacchi in attacco e in difesa

Ma cosa aveva di così rivoluzionario il Milan di Sacchi? Quello che lui cercava era applicare i concetti di "intelligenza collettiva" e "calcio totale" dove ogni elemento del 4-4-2 (con linea mediana a rombo) doveva saper fare tutto e avere piena cognizione dello spazio da occupare sul terreno di gioco, utilizzando la difesa a zona senza libero (come nessun altro faceva in Italia) e il pressing forsennato sugli avversari, mantenendo sempre la squadra cortissima tra i reparti. Un modello tattico basato sul modulo prima, sulla propria squadra poi e, solo in ultima analisi, sull'avversario. Questo è diventato successivamente oggetto di studio e punto di partenza per molti altri allenatori (da Guardiola a Sarri, passando per Klopp e Mourinho) e che è stato la base per la nascita del Milan degli Immortali.

Fase di possesso palla

I principi fondamentali della fase di possesso palla erano di mantenere una squadra corta e stretta, in modo tale da consentire più agevolmente una costruzione di gioco rapida e basata su sincronismi tra movimento e spazio, occupando quelli lasciati liberi dalla squadra avversaria e portando più giocatori possibili ad accompagnare la manovra, che nella fase di attiva del gioco faceva trasformare il modulo in una 2-3-3-2, con i terzini che salivano all'altezza del vertice basso del rombo di centrocampo e le mezzali che arrivavano a ridosso del vertice alto: ogni volta che un giocatore del Milan entrava in possesso del pallone, i compagni dovevano dargli almeno 4 diverse opzioni di passaggio. Le due principali vie per arrivare al gol erano quelle di passare per le vie laterali, arrivando al cross per due specialisti del gioco aereo come van Basten e Gullit, ma anche per vie centrali, sfruttando il movimento tra le linee del vertice alto del rombo di centrocampo (Donadoni), che a sua volta aveva il compito di verticalizzare subito per le punte.

Fase di non possesso palla

Per quanto riguarda la fase di non possesso palla, invece, come già detto la filosofia di base era quella della zona pura (e non mista come si utilizzava all'epoca in Italia), con una distanza massima tra difensori e centrocampisti di 30 metri e, di conseguenza, una linea della retroguardia molto alta, al fine di far cadere gli avversari nella trappola del fuorigioco, che all'epoca teneva in considerazione anche i giocatori passivi. Altro principio base di questa fase di gioco era il pressing forsennato (che partiva dagli attaccanti van Basten e Gullit) per recuperare immediatamente il pallone dagli avversari (l'obiettivo era essere sempre in superiorità numerica in ogni zona del campo) e avviare subito la fase di transizione per andare in attacco.

Le partite passate alla storia

Ogni partita di quel Milan di Sacchi potrebbe essere oggetto di studio e riveste un ruolo significativo nella costruzione del mito. Ce ne sono però 3 in particolare che più delle altre hanno segnato un crocevia fondamentale nella storia del club rossonero e del calcio in generale.

Napoli-Milan 2-3 (1 maggio 1988) 

Con questa partita il Milan di Sacchi conquista virtualmente il suo primo trofeo, lo scudetto 1987/1988. La vittoria al San Paolo consente infatti ai rossoneri di sorpassare in classifica il Napoli di Diego Maradona, che prima della gara aveva detto di non voler vedere una sola bandiera rossonera all'interno dello stadio. Alla fine, però, anche lui fu costretto ad applaudire (così come del resto tutto il San Paolo) quella che era senza dubbio la più forte squadra italiana di quel momento.

Il tabellino

Napoli: Garella, Bruscolotti (73′ Carnevale I), Ferrara, Francini, Bigliardi, Renica, Careca, De Napoli, Bagni (56′ Giordano), Maradona, Romano – All.: O. Bianchi

Milan: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, An. Colombo, F. Galli, Baresi II, Donadoni (46′ van Basten), Ancelotti, Virdis (82′ Massaro), Gullit, Evani – All.: Sacchi

Marcatori: 36′ Virdis, 45′ Maradona (N), 68′ Virdis, 76′ van Basten, 78′ Careca (N)

Milan-Real Madrid 5-0 (19 aprile 1989) 

La semifinale di ritorno di Coppa dei Campioni 1988/1899 a San Siro è il simbolico passaggio del testimone tra la squadra considerata più forte fino a quel momento, con la sua degna erede. Dopo il pareggio 1-1 al Bernabeu, infatti, il Milan di Sacchi mise in ginocchio il Real Madrid a San Siro con un netto 5-0. È con questo successo, probabilmente, che la squadra rossonera fece un ulteriore salto in avanti nella propria storia, confermando che le idee del suo tecnico potessero funzionare non solo a livello italiano, ma anche in campo internazionale, contro i più forti in assoluto.

Il tabellino

Milan: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, Colombo (64’ F. Galli), Costacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, van Basten, Gullit (56’ Virdis), Ancelotti. All. Arrigo Sacchi.

Real Madrid: Buyo, Chendo, Gordillo, Michel, Sanchis, Gallego, Butragueno, Schuster, Hugo Sanchez, Martin Vasquez, Paco Llorente. All. Beenhakker.

Marcatori: 18′ Ancelotti, 25′ Rijkaard, 45′ Gullit, 49′ van Basten, 59′ Donadoni.

Milan-Steaua Bucarest 4-0 (24 maggio 1989) 

Propedeutica alla semifinale con il Real Madrid fu la finale di Coppa Campioni a Barcellona contro la Steaua Bucarest. Si trattò della prima coppa internazionale di Arrigo Sacchi, che per l'occasione sfoderò quella che da molti venne considerata la partita perfetta, in uno stadio completamente colorato di rossonero, viste le difficoltà incontrate dai tifosi romeni per seguire la squadra in Spagna. La doppietta di Gullit e quella di van Basten, permisero ai rossoneri di entrare ufficialmente nella storia.

Il tabellino

Milan: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, Colombo, Costacurta (74′ F. Galli), Baresi, Donadoni, Rijkaard, van Basten, Gullit (60’ Virdis), Ancelotti. All. Arrigo Sacchi.

Steaua: Lung, Petrescu, Ungureanu, Stoica, Bumbescu, Iovan, Lacatus, Minea, Piturca, Hagi, Rotariu (46′ Balint). All. Iordanescu.

Marcatori: 18′ Gullit, 27′ van Basten, 39′ Gullit, 46′ van Basten.

Tutti i trofei conquistati dal 1987 al 1990

Nel giro di quattro stagioni alla guida del Milan, Arrigo Sacchi riuscì a conquistare 8 trofei, 2 a livello nazionale e 6 internazionale.

  • Campionato italiano (1987/88) - Al suo primo anno sulla panchina rossonera, Sacchi riuscì a vincere subito lo scudetto: decisivo lo scontro al San Paolo con il Napoli di Diego Maradona alla 28esima giornata di campionato, dove il Milan si impose con il risultato di 3-2 grazie alla doppietta di Virdis e il gol di van Basten, sorpassando in classifica i partenopei e avviandosi verso la conquista dell'undicesimo campionato.  
  • Supercoppa italiana (1988) - La conquista dello scudetto dell'anno prima, consentì al Milan di giocarsi anche la Supercoppa italiana contro la Sampdoria vincitrice della Coppa Italia. Nella finale giocata al Giuseppe Meazza il 14 giugno 1989, i rossoneri andarono in svantaggio per la rete di Gianluca Vialli, poi però rimontarono con i gol di Rijkaard, Mannari e van Basten.
  • Coppa dei Campioni (1988/89) - Dopo aver eliminato in semifinale il Real Madrid, segnando di fatto il passaggio di testimone con quella che all'epoca era considerata la squadra più forte del mondo, il Milan sconfisse 4-0 la Steaua Bucarest nella finale di Barcellona del 24 maggio 1989, con le doppiette di Gullit e van Basten. Una partita senza storia.
  • Supercoppa europea (1989) - La sfida d'andata della successiva Supercoppa europea si giocò sempre al Camp Nou di Barcellona, il 23 novembre 1989, contro i catalani vincitori della Coppa delle Coppe: finì 1-1, perché al gol di van Basten su rigore rispose Amor. Al ritorno a San Siro il 7 dicembre 1989, poi, i rossoneri si imposero 1-0 grazie al sigillo di Evani.
  • Coppa intercontinentale (1989) - Dieci giorni dopo, il 17 dicembre 1989, fu già il momento di volare a Tokyo per la finale di Coppa intercontinentale contro i colombiani dell'Atlético Nacional. Una partita bloccata sullo 0-0 fino all'ultimo secondo dei tempi supplementari, quando una punizione di Evani (ancora lui) riuscì a portare il risultato sull'1-0.
  • Coppa dei Campioni (1989/90) - Quel Milan, pur non riuscendo a imporsi più in campionato, concesse però il bis in Coppa Campioni. Nella finale di Vienna del 23 maggio 1990, contro il Benfica di Sven Goran Eriksson, fu sufficiente una rete di Frank Rijkaard per avere la meglio e confermarsi i più forti d'Europa.
  • Supercoppa europea (1990) - Nella seconda Supercoppa europea giocata nel giro di due anni, questa volta l'avversario fu la Sampdoria, vincitrice dell'ultima Coppa delle Coppe. All'andata a Marassi (10 ottobre 1990) terminò 1-1, reti di Michajličenko ed Evani, mentre il ritorno a San Siro (29 novembre 1990) vide il Milan avere la meglio 2-0 con i gol di Gullit e Rijkaard.
  • Coppa intercontinentale (1990) - Il 9 dicembre 1990 i rossoneri conquistarono per la seconda volta consecutiva il titolo di campioni del mondo, battendo con un secco 3-0 (doppietta di Rijkaard e rete di Stroppa) a Tokyo i paraguaiani dell'Olimpia de Asuncion. E questo fu stato l'ultimo trofeo vinto da quella squadra leggendaria con Arrigo Sacchi alla guida.

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