Brexit, la Premier League ha paura: addio ai grandi colpi dall'estero?

Ottenere il permesso di lavoro per chi arriva dal resto d’Europa potrebbe diventare molto più complicato: per il Telegraph la federazione chiederà di allentare le restrizioni.

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Oltre 3 miliardi di sterline ogni anno nelle casse del Tesoro, più di 12mila persone al lavoro: il fatturato della Premier League è di quelli che non si possono non tenere in considerazione. Per questo l'ombra degli effetti della Brexit sul calcio inglese si fa sempre più ampia. Quando mancano sei mesi e mezzo all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, diversi sono i punti da definire per quanto riguarda l'accesso dei lavoratori europei in patria. E alcuni di questi riguardano la categoria dei calciatori.

I rischi che gli effetti della Brexit intacchino la competitività della Premier League non sono da sottovalutare: anche per questo i vertici della lega, come spiegato dal Telegraph, hanno avviato dei colloqui serrati con il governo inglese per fare in modo che per i lavoratori europei impiegati nel mondo del calcio e in arrivo nel Regno Unito sia fatte delle eccezioni.

Venerdì 29 marzo 2019 alle ore 23: è questa la data fissata dalla premier conservatrice Theresa May per l'uscita effettiva del Regno Unito dall'UE. Come riportato da Calcio e Finanza, il timore della FA è che ai calciatori in arrivo dai paesi compresi nello Spazio economico europeo siano applicate le restrizioni sul permesso di lavoro oggi applicate ai lavoratori arrivati dai paesi al di fuori del SEE. Il permesso di lavoro non è infatti concesso a tutti i calciatori extracomunitari: perché ciò avvenga, il calciatore in questione deve aver preso parte almeno al 75% delle partite ufficiali disputate dalla sua nazionale nel corso dei due anni precedenti alla data della domanda di tesseramento e la nazionale di appartenenza del calciatore deve trovarsi almeno al 70esimo posto del ranking FIFA.

N'Golo Kanté, centrocampista del Chelsea: con la Brexit non sarebbe arrivato in InghilterraGetty Images
N'Golo Kanté, centrocampista del Chelsea: simbolo di una Premier League che rischia di perdere pezzi

La Premier League e i rischi della Brexit: la Football Association interviene

L'allargamento delle restrizioni previste per i calciatori nati al di fuori dello Spazio economico europeo anche ai giocatori in arrivo dal resto d'Europa potrebbe frenare il numero di colpi in arrivo in Premier League. La preoccupazione espressa dai vertici della lega è sostenuta dai numeri. Le ricerche eseguite da Laurie Shaw, scienziata dei dati all'Università di Harvard, hanno evidenziato come nel periodo tra il 1992 e il 2018 ben 591 dei 1.022 giocatori acquistati dai top club della Premier League e con passaporto di paese nel SEE non avrebbero avuto accesso a un permesso di lavoro. Nomi come Cesc Fabregas e N’Golo Kanté sarebbero rimasti fuori dai piani delle società inglesi. Un dato riconosciuto, come riporta Calcio e Finanza, anche da un portavoce della Premier League:

L’accesso a calciatori di talento provenienti da tutta Europa ha giocato un ruolo chiave nella crescita della Premier. Come altre organizzazioni dipendenti da una combinazione di talenti nazionali e internazionali, stiamo aspettando di capire meglio quale sarà il panorama politico e normativo dopo che il Regno Unito avrà lasciato l’Unione europea.

È fondamentale che i club inglesi possano continuare ad acquisire giocatori europei con la libertà attuale: il messaggio che la Premier League lancia è questo. Chiaro, come le richieste sul tavolo, su tutte la possibilità che le regole riguardanti i calciatori di età superiore ai 18 anni in arrivo nel campionato siano ritoccate solo in parte. Il rischio è quello di non trovare alleati nel governo e nella Football Association: gli eventuali limiti all'acquisto di calciatori dall’estero potrebbe indurre la FA ad aumentare il numero di calciatori di formazione inglese da inserire in rosa. Tutte le opzioni sono sul tavolo. 

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