Giovanni Trapattoni, storia di una vita dedicata al calcio

La lunga militanza da calciatore con la maglia del Milan, per passare poi a una nuova vita in panchina: tutte le tappe più importanti dell'incredibile carriera del Trap.

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"Per uno come me che ama il pallone e che non è mai stato tradito dal calcio, sarebbe la cosa più bella morire in panchina, durante una partita". Questa è una delle frasi celebri pronunciate da Giovanni Trapattoni, uno che realmente ha dedicato interamente la sua vita al calcio, diventandone emblema e punto di riferimento. Da giocatore prima, da allenatore poi, ha trovato sempre il modo di lasciare il segno.

Ci è riuscito con la sua competenza, la sua simpatia, il suo particolare modo di parlare (tanto caro a Mai dire Gol), i suoi riti scaramantici, le sue vittorie. Tutte caratteristiche che hanno consentito a Giovanni Trapattoni di entrare nel cuore degli appassionati di questo sport.

Da calciatore ha legato il suo nome interamente a quello del Milan, (salvo 10 presenze in conclusione di carriera con il Varese), vincendo praticamente tutto quello che si poteva vincere. E ancora molti altri trofei li ha alzati pure nel corso della sua carriera da tecnico, dove invece si è dimostrato un giramondo, capace di esportare il suo modo di intendere calcio in cinque Paesi diversi oltre l’Italia, tra squadre di club e nazionali.

Giovanni Trapattoni in una foto recenteGetty Images
La leggenda del calcio italiano e internazionale Giovanni Trapattoni

Giovanni Trapattoni, una vita dedicata al calcio

Quasi tutte queste esperienze hanno avuto un comune denominatore: i successi. Giovanni Trapattoni è stato questo e molto altro, perché a condire il tutto c'è anche una personalità straordinaria, capace di creare nuovi neologismi, ma anche grandi e divertenti strafalcioni linguistici. Proviamo a rivivere i (tanti) punti salienti della sua straordinaria carriera. Quella di una vita intera dedicata al calcio, compresa la sua ultima veste da commentatore e opinionista televisivo.

La carriera da calciatore

Quella da calciatore, per Giovanni Trapattoni è stata una vita da mediano, ma all’occorrenza anche da difensore arcigno. Pochi fronzoli, tanta sostanza: il Trap incarnava perfettamente lo spirito del calcio italiano degli anni Sessanta, quello segnato da figure importanti come il “Paròn” Nereo Rocco e il suo “catenaccio”.

Sono ben 15 le stagioni da professionista disputate da calciatore, tutte in Serie A. Le prime 14 indossando la divisa rossonera del Milan (dove ha vinto due scudetti, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale), l’ultima, quella del canto del cigno, con il Varese.

Milan 1960, Trapattoni è il secondo da sinistra nella fila in bassomagliarossonera.it
Trapattoni nel Milan 1960, nella fila in basso il seconda da sinistra

Milan (1957-1971)

La storia di Giovanni Trapattoni con il Milan inizia nel 1957, quando il club rossonero è guidato da un’altra leggenda della storia del calcio italiano, Giuseppe “Gipo” Viani. Come si usava all’epoca, il suo vice, Luigi Bonizzoni (soprannominato “El Cinès” da Gianni Brera), si occupava di guidare la squadra nelle partite di Coppa Italia. Il giovane Trapattoni, acquistato dal Cusano Milanino, è uno dei ragazzi che vengono aggregati alla prima squadra in occasione delle partite della coppa nazionale, ed è proprio in quell’occasione che fa il suo esordio da professionista nella gara contro il Como (vinta 4-1) del 29 giugno 1958, partendo titolare con la maglia numero 4.

Per quello in Serie A bisogna aspettare invece fino al 24 gennaio 1960, quando a Ferrara il Milan vince 3-0 (doppietta Altafini, gol di Liedholm) sulla Spal. La formazione schierata da Gipo Viani per l’occasione è la seguente: Ghezzi, Trapattoni, Trebbi, Liedholm, Salvadore, De Angelis, Bean, Occhetta, Altafini, Grillo e Bettini.

A partire dalla stagione successiva diventa poi titolare indiscusso e realizza pure - il 16 aprile 1961, in Milan-Roma 2-1 - il primo dei suoi 7 gol complessivi in carriera (6 con il Milan, uno in Nazionale). L’anno successivo conquista il primo dei suoi due scudetti (1962 e 1968) e quello dopo ancora la prima delle due Coppe Campioni (1963 e 1969). Con la Coppa Italia (1967), la Coppa delle Coppe (1968) e la Coppa Intercontinentale (1969) si conclude il suo palmares da calciatore. Lascia il Milan dopo quattordici anni di permanenza e 351 presenze, che lo rendono il 17esimo nella classifica all-time del club rossonero.

Varese (1971-1972)

Il canto del cigno di Giovanni Trapattoni calciatore è a Varese, dove passa nella stagione 1971-1972. Con la maglia biancorossa colleziona 10 presenze, tutte in campionato, arrivando a 284 totali in Serie A. Concluso quel torneo, decide di appendere le scarpe al chiodo.

Nazionale (1960-1964)

La sua carriera con la Nazionale italiana si concentra tra il 26 agosto 1960 - giorno del suo debutto nell’Italia Olimpica arrivata quarta nei giochi di Roma - e il 5 dicembre 1964, la sua ultima partita in Azzurro, contro la Danimarca. Nel mezzo 17 presenze e un gol. Ma soprattutto quella storica partita del 12 maggio 1963, Italia-Brasile 3-0, vinta grazie a un’efficace marcatura stretta di Giovanni Trapattoni su Pelé.

La carriera da allenatore

Due anni dopo il suo addio al calcio giocato, il Trap parte subito con la nuova carriera da allenatore, riuscendo a fare ancora meglio. Colleziona 10 scudetti (in quattro paesi diversi) ed è il tecnico ad averli vinto più volte in Serie A con i suoi 7 titoli conquistati sulle panchine di Juventus (6) e Inter (1), nonché il terzo per presenze (689), dietro solamente a Carlo Mazzone (792) e a uno dei suoi maestri, Nereo Rocco (787).

È anche l’allenatore con più presenze in una stessa squadra italiana, 402 con la Juventus, diventando insomma ciò che più si avvicina alla longevità professionale dei modelli dei manager inglesi. Trapattoni è inoltre uno dei pochi ad aver vinto la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Intercontinentale sia da giocatore che da allenatore, ed è pure recordman di vittorie in Coppa Uefa/Europa League: 3 come Unai Emery.

Milan (1974-1976)

La sua carriera da allenatore inizia ovviamente dal Milan, quando subentra nell’aprile 1974 a Cesare Maldini, che aveva iniziato la stagione affiancando in panchina il direttore tecnico Nereo Rocco, per poi prendere le redini a partire da dicembre. Trapattoni ha la funzione di traghettatore fino al termine del campionato e della Coppa delle Coppe (persa in finale con il Magdeburgo): 2 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte nelle sue prime 10 partite.

Il Milan l’anno successivo si affida a Gustavo Giagnoni, con il Trap portato nel ruolo di vice, e chiude al quinto posto in classifica.

Comincia allo stesso modo anche la stagione 1975/1976, ma il 1° ottobre ’75 è di nuovo il suo momento, con l’allontanamento di Giagnoni. La sua avventura da tecnico del Milan si conclude definitivamente nel maggio del 1976, quando viene sostituito nelle ultime gare da Paolo Barison. Chiude questa seconda esperienza rossonera (con il Milan che finisce al terzo posto in classifica) con 37 panchine, 19 vittorie, 9 pareggi e 9 sconfitte.

Juventus (1976-1986)

Non ci mette troppo tempo a trovare una squadra disposta a scommettere su di lui. La Juventus gli affida la panchina già nella stagione 1976/1977 e lui ripaga la fiducia vincendo subito il primo dei suoi sei scudetti bianconeri in 10 anni di permanenza.

Dieci stagioni in cui Giovanni Trapattoni si piazza una sola volta fuori dal podio della Serie A, vincendo anche due Coppe italia (1979 e 1983), la sua prima Coppa Uefa (1977), una Coppa delle Coppe (1984), la Supercoppa europea (1984), la Coppa dei Campioni (1985) e la Coppa intercontinentale (1985). Dopo dieci anni di trionfi si chiude il suo primo ciclo da allenatore della Juventus e passa all’Inter.

Inter (1986-1991)

Sulla panchina nerazzurra Trapattoni resta cinque anni e riesce a vincere anche qui (al suo terzo tentativo) lo scudetto, arrivando a quota sette in carriera. Da allenatore dell’Inter aggiunge al suo curriculum anche la Supercoppa italiana (1989), incredibilmente mai vinta da tecnico bianconero, e un’altra Coppa Uefa (1991).

Juventus (1991-1994)

Nell’estate 1991 la Juventus lo riporta a Torino e questo secondo mandato dura tre stagioni. Questa volta il Trap non riesce a vincere lo scudetto (arrivando due volte secondo), ma si toglie lo sfizio di conquistare la sua terza personale Coppa Uefa, diventando primatista assoluto (agganciato successivamente da Emery).

La terza Coppa Uefa di TrapattoniGetty Image
Trapattoni festeggia la vittoria della sua terza Coppa Uefa

Bayern Monaco (1994-1995)

La stagione 1994/1995 è per Giovanni Trapattoni quella prima esperienza fuori dall’Italia, visto che il Bayern Monaco decide di affidargli la panchina. I risultati non sono così positivi e alla guida dei tedeschi si piazza al sesto posto in classifica in Bundesliga.

Cagliari (1995-1996)

Il Bayern Monaco decide di affidare la guida della squadra a Otto Rehhagel, Giovanni Trapattoni torna in Italia e riparte dal Cagliari: la sua avventura in Sardegna dura 21 giornate di campionato (e 4 partite di Coppa Italia), poi si dimette (per la prima volta nella sua carriera) dopo un ultimatum ricevuto dal presidente del club rossoblù, Cellino.

Bayern Monaco (1996-1998)

La stagione successiva inizia il suo secondo mandato alla guida del Bayern Monaco e stavolta i risultati sono diversi rispetto alla prima esperienza: sulla panchina bavarese vince subito uno scudetto (arrivando secondo l’anno dopo), una Coppa di Lega e una Coppa di Germania. La nuova avventura in Germania si conclude dopo due anni e risale a questo periodo la celebre conferenza stampa di Strunz.

Fiorentina (1998-2000)

La stagione 1998/1999 è quella della quinta squadra diversa allenata da Giovanni Trapattoni in Serie A, la Fiorentina. Alla guida dei viola l’allenatore riesce a centrare un terzo posto eccezionale, a distanza di 15 dall’ultima volta così in alto per la squadra toscana. Il Trap non riesce però a vincere nulla e concluso il biennio lascia per intraprendere una nuova avventura, la prima da commissario tecnico.

Italia (2000-2004)

Il 6 luglio 2000 arriva il momento di un nuovo prestigioso incarico: quello di commissario tecnico della nazionale italiana. Trapattoni arriva in sostituzione del dimissionario Dino Zoff ed esordisce ufficialmente da ct il 3 settembre 2000, a Budapest, in Ungheria-Italia (2-2), partita del girone di qualificazione ai Mondiali 2002 in Corea e Giappone.

Gli azzurri terminano al primo posto il gruppo e si qualificano per i campionati del Mondo, dai quali l'Italia esce in modo rocambolesco nella partita (pesantemente condizionata dall'arbitro Byron Moreno) contro i padroni di casa della Corea del Sud. La sua avventura alla guida della nazionale termina due anni dopo in Portogallo, dopo eliminazione dai campionati europei 2004 a seguito del celebre "biscotto" tra Svezia e Danimarca. Chiude con 44 partite, 25 vittorie, 12 pareggi, 7 sconfitte e la diffusione in mondo visione del suo rituale scaramantico dell'acqua santa versata sul campo.

Benfica (2004-2005)

Dopo l'esperienza in Nazionale italiana, l'allenatore riparte dal Portogallo, sulla panchina del Benfica. Le aquile tornano a vincere lo scudetto portoghese dopo 11 anni dall'ultima volta e, nonostante il contratto fosse biennale, al termine della prima stagione il Trap decide di cambiare aria, per tornare con la famiglia in Italia.

Stoccarda (2005-2006)

La voglia di calcio è sempre tanta. E così, nonostante avesse lasciato il Benfica per stare in Italia, a giugno 2005 firma per lo Stoccarda, tornando così in Germania. Questa volta però l'esperienza non è memorabile e, dopo una serie di risultati negativi, viene esonerato con l'inizio del 2006.

Salisburgo (2006-2008)

Una buona occasione per ripartire di nuovo, nel quarto diverso paese. Stavolta è l'Austria ad accoglierlo, precisamente il Salisburgo, di cui diventa allenatore e direttore tecnico, coadiuvato inizialmente dal suo ex calciatore ai tempi dell'Inter, Lothar Matthäus.

Alla sua prima stagione vince il campionato, il quarto in altrettanti paesi diversi (Italia, Germania, Portogallo ed Austria), un primato condiviso insieme allo jugoslavo Tomislav Ivić, all'austriaco Ernst Happel, al portoghese José Mourinho e Carlo Ancelotti. Resta in Austria un'altra stagione (senza vincere nient'altro) e poi saluta per accettare un nuovo incarico da commissario tecnico, stavolta dell'Irlanda.

Irlanda (2008-2013)

Nel maggio 2008 parte la sua avventura da ct dell'Irlanda, che vuole condividere con due suoi ex giocatori alla Juventus: Marco Tardelli (vice) e Liam Brady (assistente). Nelle qualificazioni ai Mondiali del 2010 è nello stesso girone dell'Italia di Lippi, che affronta due volte, con altrettanti pareggi.

La sua Irlanda conclude il girone al secondo posto dietro gli Azzurri, una posizione che gli consente di giocarsi ai playoff, contro la Francia, l'eventuale approdo alla fase finale dei campionati del Mondo.

Questa non si concretizza, perché la partita di ritorno (dopo l'1-0 francese in Gran Bretagna) finisce 1-1, con gol del pareggio dei transalpini arrivato in modo irregolare, con Henry (che poi sarà anche squalificato per slealtà) che controlla di mano e serve il pallone a Gallas. Nel 2011 vince la Nations Cup battendo Galles, Irlanda del Nord e Scozia, poi riesce a qualificarsi agli Europei del 2012, battendo nei playoff l'Estonia: l'avventura si ferma però al girone, con tre sconfitte, l'ultima proprio contro la sua Italia. Riparte la corsa per la qualificazione al Mondiale del 2014, ma dopo le sconfitte con Svezia e Austria rassegna le dimissioni.

Ct dell'Irlanda insieme a Duff e KeaneGetty Image
Trapattoni ct dell'irlanda insieme a Duff e Keane

La vita dopo il calcio

Nonostante numerose chiamate (la più concreta da parte della Lazio nel 2016), quella da ct dell'Irlanda è rimasta la sua ultima esperienza in panchina. Ha iniziato però una nuova carriera, quella da opinionista televisivo e commentatore tecnico nelle telecronache.

Prima a Mediaset, per le partite di Champions League, poi in Rai (fino al 2016), sia alla Domenica Sportiva che al fianco di Alberto Rimedio in occasione delle partite della Nazionale. Nel mentre esce anche il suo libro (scritto con il giornalista Bruno Longhi), "Non dire gatto". Il titolo è tratto da una delle sue numerose frasi celebri, di cui faremo un riepilogo nel prossimo paragrafo.

Le 10 frasi celebri

Di perle Giovanni Trapattoni ne ha regalate a migliaia nel corso della sua lunga carriera, tanto da coniare il nuovo termine di "trapattonese". Il suo "Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco" ha fatto storia, anche perché poi lo ha tradotto a suo modo in Irlanda, aggiungendo pure un nuovo sviluppo: "Be careful of the cat. Don't say you have the cat in the sack when you don't have the cat in the sack". E successivamente: "The cat is in the sack, but the sack is not closed. The cat is in it, but it's open, and it's a wild cat".

Oltre l'esilarante gatto nel sacco c'è però un altro mondo. Qui metteremo una selezione delle 10 migliori e più caratteristiche.

  1. A giudizio di qualcuno, la Fiorentina avrebbe bisogno soltanto di giovani. Verde è una bella parola. Ma con tutti verdi si rischia di arrivare a giugno e di non riuscire a mietere il grano.
  2. C’è maggior carne al fuoco al nostro arco, anche se l’arco lancia le frecce.
  3. Ho dei dubbi su due certezze.
  4. In Irlanda piove due volte a settimana. La prima da lunedì a mercoledì, la seconda da giovedì a domenica.
  5. In Italia si vuole l’uovo, il culo caldo e la gallina, ma quando la gallina ha fatto l’uovo va via eh? Quindi non può avere il culo caldo. Noi vogliamo tutto e subito. Coccodè coccodè and go. You understand?
  6. La palla non è sempre tonda, a volte c’è dentro il coniglio.
  7. Non compriamo uno qualunque per fare del qualunquismo.
  8. Sia chiaro che questo discorso resta circonciso tra noi.
  9. Quando ti abitui allo zucchero non accetti più il sale.
  10. Una sfida ostica, ma anche agnostica.

La celebre conferenza di Strunz

Concludiamo questo viaggio all'interno di una vita dedicata al calcio di Giovanni Trapattoni, con una delle conferenze stampa più famose della storia di questo sport. Quella in cui il Trap, da allenatore del Bayern Monaco nel marzo 1998, sfoderò il suo tedesco con un monologo in cui se la prese con il suo calciatore, Strunz, accusato di essere un po' troppo bizzoso. Ecco il testo tradotto di cosa disse effettivamente:

Uno allenatore non è un idiota. Questi giochi, come due o tre giocatori erano deboli come una vuoto bottiglia. Strunz! Strunz! è due anni qua, ha dieci partite giocato, è sempre infortunato. Cosa permettiamo? Strunz. Hanno molto simpatico compagni, mettete in dubbio i compagni! Devono mostrare adesso io voglio, sabato questi giocatori devono mostrarmi e i suoi fans devono da soli lo partita vincere. Io sono stanco adesso il padre di questi giocatori. Uno è Mario, uno, un altro è Mehmet. Strunz al contrario è uguale. Io sono terminato.

Provate a immaginare le facce dei giornalisti tedeschi presenti... Chissà se in quel momento, tra l'inevitabile confusione e il dovere di riportare il tutto, si saranno resi conto di essere entrati anche loro nella storia del calcio. In una delle tante pagine scritte da Giovanni Trapattoni su quel grande libro di questo sport.

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