Europa League, Gruppo F: Milan con Olympiacos, Betis e Dudelange

Urne benevole per i rossoneri, che schivano le big e trovano avversarie decisamente alla portata. Dopo un'estate incerta, il Diavolo guarda all'Europa con fiducia.

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Il sorteggio dell'Europa League andato in scena a Montecarlo si dimostra particolarmente benevolo con il Milan, che schiva il Siviglia, l'Arsenal e il Chelsea di Maurizio Sarri e si trova inserito in un gruppo dove con ogni probabilità reciterà la parte del protagonista. La qualificazione ai sedicesimi di finale non dovrebbe essere in discussione per i rossoneri, che dopo aver rischiato di essere esclusi dalla competizione a causa dei guai finanziari di Yonghong Li sono stati salvati e riammessi dopo il cambio societario che ha proiettato ai vertici del club il fondo Elliott.

Una soluzione che ha accontentato tutti: la UEFA, che con il Diavolo accresce certamente il fascino dell'edizione 2018/2019 dell'Europa League, e lo stesso Milan, che con le competizioni internazionali, escluse le ultime stagioni, ha sempre avuto un feeling particolarmente positivo. Sognare la finale di Baku si può e si deve: la rosa a disposizione di Gattuso è di alto livello, e se ben gestita potrebbe regalare soddisfazioni importanti contro qualsiasi rivale, a maggior ragione contro quelle uscite fuori dall'urna di Montecarlo.

Olympiacos, Betis e Dudelange non rappresentano infatti un pericolo - a maggior ragione considerando le big schivate - ma al massimo un test che servirà per misurare ambizioni e maturità di una squadra rinata per l'ennesima volta negli ultimi anni ma che stavolta vuole ricominciare a scrivere la storia.

Europa League, le rivali del Milan: l'Olympiacos

Con i suoi 44 campionati nazionali vinti e un totale di 75 trofei in bacheca, l'Olympiacos può essere considerato "la Juventus di Grecia": club antico e di grande tradizione, può vantare oltre 4 milioni di tifosi e un passato recente di cui andare più che fiero. Nella scorsa stagione ha dovuto abdicare in campionato dopo ben 5 titoli consecutivi, ma anche in questa stagione resta, com'è sempre stato del resto nella sua lunga storia, il principale favorito per il titolo.

In Europa la situazione, non sorprendentemente vista la tradizione del calcio greco, è ben diversa: qui l'Olympiacos non ha mai vinto niente - se escludiamo la semi-sconosciuta Coppa dei Balcani nel lontano 1963 - e ha raggiunto come massimo risultato i quarti di finale, nella Coppa delle Coppe 1992/1993 e nella Champions League 1998/1999, quando fu eliminato dalla Juventus di Deschamps, Davids, Zidane e Inzaghi.

La squadra, allenata dal portoghese Pedro Martins e capace di eliminare facilmente il Burnley ai playoff, si dispone solitamente con un 4-2-3-1 che vede davanti al portiere Gianniotis, tornato in estate al club, Elabdellaoui e il giovanissimo Tsimikas terzini rispettivamente destro e sinistro e una solida coppia di centrali composta dall'esperto serbo Vukovic - visto la scorsa stagione al Verona - e dal possente portoghese Roderick Miranda, ex-promessa che non ha mantenuto le aspettative e che è arrivato in prestito dal Wolverhampton. A centrocampo la linea mediana regge sul guineano Mady Camara e su uno tra Bouchalakis e André Martins, addirittura in Nazionale nel lontano 2013 e poi persosi per strada.

In attacco, alle spalle del centravanti spagnolo Guerrero, arrivato quest'estate, agisce un terzetto niente male composto da Podence, talento lusitano di appena 23 anni dotato di notevoi qualità tecniche, l'idolo di casa Fortounis (tornato al club nel 2014 dopo tre anni in Germania e capace di vincere addirittura il titolo di capocannoniere nel 2016) e l'ex-Bologna, Verona e Sampdoria Lazaros Christodoulopoulos, prelevato nell'ultimo calciomercato dai campioni di Grecia dell'AEK.

OLYMPIACOS (4-2-3-1): Giannotis; Elabdealloui, Miranda, Vukovic, Tsimikas; Camara, Bouchalakis; Christodoulopoulos, Fortounis, Podence; Guerrero.

Olympiacos-BurnleyGetty Images

Il pericolo arriva dalla terza fascia: il Betis

Sono i paradossi di una competizione come l'Europa League: tirato un sospiro di sollievo sul fatto che la prima fascia abbia espresso l'Olympiacos, al Milan forse hanno sottovalutato il fatto che la terza ha invece indicato una squadra più che insidiosa, il Real Betis giunto sesto nell'ultima edizione della Liga. 

Club tra i più antichi di Spagna, una storia fatta di continui alti e bassi che ha persino portato i tifosi a coniare il motto "Viva il Betis nonostante perda" (¡Viva er Beti manque pierda!) la seconda squadra di Siviglia ha conquistato un titolo nazionale nel lontano 1935 - con la squadra che fu poi distrutta dai guai economici e dalla Guerra Civile - e due Coppe del Re, l'ultima nel 2005 che fu seguita come sempre da una serie apparentemente interminabile di saliscendi tra prima e seconda serie.

A oggi la squadra continua a cercare una propria dimensione, e il sesto posto nella scorsa stagione è arrivato dopo che l'anno precedente i bianco-verdi (colori sociali che derivano dal Celtic di Glasgow, da cui i pionieri del club acquistarono una muta di maglie) avevano addirittura rischiato la retrocessione. Quique Setién schiera i suoi con un modulo che oscilla tra il 3-5-2 e il 3-4-3 e che dovrebbe avere i suoi punti di forza nella classe di Sergio Canales, ex-promessa mai completamente mantenuta, nel rapido giapponese Inui e nel talentuoso argentino ex-PSG Lo Celso.

Sono tutti fantasisti - a cui va aggiunta la bandiera Joaquin, 37 anni e visto per poco alla Fiorentina - che agiranno in varie combinazioni alle spalle di una punta di riferimento, che potrà essere l'ex-Roma Tony Sanabria o l'idolo di casa Loren Moron, 24enne esploso in ritardo ma capace in soli sei mesi di Liga di andare a segno con grande puntualità. Non male anche il centrocampo, che può abbinare la sostanza del portoghese William Carvalho - in fuga dallo Sporting Lisbona dopo essere stato aggredito con i compagni dagli ultras - e il dinamismo del messicano Guardado, con le ali Firpo e Guerrero freschi di convocazione in Under 21. In difesa spicca il talento mai sbocciato di Marc Bartra, ex-Barcellona e Dortmund.

REAL BETIS (3-5-2): Lopez; Mandi, Bartra, Feddal; Guerrero, Guardado, Carvalho, Firpo; Canales, Lo Celso; Sanabria. 

Takashi Inui a terraGetty Images
Arrivato in estate, Takashi Inui è un'incognita che però potrebbe trasformarsi in una piacevole sorpresa per i tifosi del Betis.

La bella favola del Dudelange

Chi si ricorda di Milan Bisevac? Il difensore serbo, capace di vestire, seppur per poco, le maglie di PSG e Lazio, è dalla scorsa estate il calciatore più noto dell'F91 Dudelange, espressione di una città con meno di 20mila abitanti e primo club lussemburghese nella storia capace di qualificarsi a una fase a gironi dell'Europa League.

Allenato dal 37enne figlio d'arte Dino Toppmoller, il club ha compiuto un percorso notevole per arrivare fino al sorteggio di Montecarlo, eliminando sulla sua strada il modesto Drita e poi i ben più quotati Legia Varsavia e Cluj, questi ultimi stesi dal talento di Daniel Sinani, 21 anni e indicato da molti come il futuro del calcio in un Paese, il Lussemburgo, che nonostante possa contare su poco più di mezzo milione di abitanti e una tradizione calcistica pressoché inesistente, negli ultimi anni pare avere intrapreso una lenta ma costante crescita.

Il compito di mettere la palla in fondo al sacco, cosa che dovrebbe risultare difficilissima per il Dudelange contro rivali del calibro di quelle pescate nell'urna di Montecarlo, spetterà al bomber David Turpel, che in patria segna in media un gol ogni due gare ma che in Nazionale ha scritto il suo nome sul tabellino dei marcatori appena 2 volte in 30 occasioni. Quel minimo di esperienza arriverà anche dal terzino franco-marocchino El Hriti e da Stélvio, ex-talento dell'Under 21 portoghese e dell'Angola successivamente persosi per strada.

Fondato nel 1991, come recita il suo nome completo, il Dudelange ha vinto 14 campionati lussemburghesi, il primo nel 2000 e gli ultimi tre consecutivamente. Giocando le sue gare nel minuscolo stadio "Jos Nosbaum", capace di contenere appena 2500 spettatori, in Europa dovrà lasciare l'impianto - che non rispetta le norme UEFA - e ospitare gli avversari nello stadio nazionale intitolato a Josy Barthel, medaglia d'oro nei 1500 metri alle Olimpiadi del 1952 e unico atleta lussemburghese ad aver mai conquistato un alloro olimpico.

F91 DUDELANGE (4-3-3): Frising; Malget, Schnell, Bisevac, El Hriti; Stélvio, Sinani, Couturier; Stolz, Turpel, Melisse.

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