Luciano Moggi a tutto campo: "Cristiano Ronaldo non lo avrei mai preso"

In una lunga intervista concessa al Corriere dello Sport l'ex dirigente della Juventus dice la sua sui bianconeri e la Serie A di oggi e ribadisce la sua verità su Calciopoli.

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81 anni compiuti lo scorso 10 luglio, fuori dal mondo del calcio - dopo esserne stato a lungo uno degli uomini più influenti - dal 2006, quando il ciclone-Calciopoli cambiò tutto, Luciano Moggi è ancora oggi un personaggio unico, che divide. Di certo, pur dopo tanto tempo lontano dal mondo del pallone, è uno ancora capace di far parlare di sé, ed è per questo che il Corriere dello Sport oggi in edicola gli dedica la copertina che preannuncia una lunga intervista, una vera e propria "confessione".

Che poi tanto confessione non è, dato che già dalle prime battute, stuzzicato da Giancarlo Dotto, Moggi sottolinea come sia rimasto legato al mondo del calcio e come sia frequentemente in contatto con Andrea Agnelli, presidente di una Juventus che l'intervistato sente ancora sua e che è consapevole, come lui, che gli Scudetti dei bianconeri sono 36, ottenuti senza alcun aiuto. Il resto dell'intervista sarà sullo stesso tono, una serie di rivendicazioni che sicuramente faranno discutere.

Sull'argomento Moggi tornerà in seguito, dopo aver toccato altri argomenti relativi alla Serie A di oggi, alla Juventus, a certe operazioni di calciomercato che proprio non ha capito. Non prima di aver premesso, però, che se qualcuno lo considera onnipresente non ha idea di quanti siano gli approcci, di giornali, tv e radio, che rifiuta quasi quotidianamente.

Luciano Moggi a tutto campo: "Cristiano Ronaldo non lo avrei mai preso"

Cristiano Ronaldo? Come marketing un'operazione straordinaria, ma io non avrei mai preso un giocatore di 33 anni a certe cifre e certo non lo avrei mai sbandierato prima di vendere Higuain, uno che comunque ti fa 20 gol a campionato.

Quando si trova a parlare di attualità, di un calcio come quello moderno che confessa di non amare, Moggi va subito dritto al punto sulla questione legata all'acquisto da parte della Juventus di Cristiano Ronaldo: grande giocatore, ma che secondo lui andava seguito sotto traccia e acquistato dopo aver perfezionato la cessione di Higuain, che invece i bianconeri si sono trovati nella necessità di piazzare.

L'ex-dirigente della Juventus ricorda un caso analogo, che si verificò con la cessione di Zidane al Real Madrid: prima di ufficializzare la cosa, prima anche che la trattativa diventasse troppo chiacchierata, Moggi perfezionò gli acquisti di Buffon e Thuram dal Parma e di Nedved dalla Lazio. Lo avesse fatto dopo, con in mano i soldi ricevuti per il campione francese, avrebbe speso molto di più.

Situazione analoga per Cristiano Ronaldo, che Moggi confessa di aver quasi acquistato quando aveva 18 anni ed era ancora un giovane di belle speranze allo Sporting Lisbona. La trattativa avrebbe compreso il passaggio in Portogallo del cileno Salas, che però preferì tornare in Argentina e fece saltare la trattativa. Pazienza, Big Luciano non è certo tipo da avere rimpianti: nel mondo del calcio ha concluso tanti affari, e a sentir lui in tanti influisce ancora nonostante la radiazione.

"Cedere Caldara una ca***ta. Lo Scudetto lo vince l'Inter"

E così, dopo aver sottolineato come l'acquisto di una stella forse più grande della Juventus come Cristiano Ronaldo comporti dei rischi che Allegri, che lo ascolta così come Andrea Agnelli, dovrà essere bravo a stemperare, Moggi parla dell'altro chiacchieratissimo affare in entrata nell'estate bianconera, il ritorno di Bonucci, per lui un errore soprattutto a causa della cessione in contropartita al Milan di Caldara. Un'operazione allo stesso tempo necessaria per evitare minusvalenze - letali per il bilancio - su Higuain.

Ecco così che per lo Scudetto Moggi tira fuori un nome a sorpresa, che non piacerà agli juventini: l'Inter.

Lo vince lei alla grande. Conosco poco Spalletti, quando parla sembra un prete, ma hanno fatto una grande squadra. In mezzo al campo hanno preso Nainggolan e in attacco un campionissimo, Lautaro Martinez. 

La Roma, per Moggi, ha troppe speranze e poche certezze. Il Napoli ha la rosa per competere per lo Scudetto, ma non vede come possa vincerlo, e Ancelotti non basterà. Quello stesso Ancelotti che da dirigente mandò via dopo due secondi posti su cui ancora recrimina, il primo perso nell'acquazzone di Perugia e il secondo quando la Roma riuscì a schierare Nakata con il cambio in corsa sulla regola relativa agli stranieri.

Ed ecco l'intervista tornare su Calciopoli, prima solo accennata e che scatena la furia di Moggi, che continua a professarsi innocente, colpevole solo di essere stato bravo a fare il suo lavoro e di aver tentato di difendersi.

Chi è venuto dopo di noi non riesce neanche a nominare i presidenti di federazione e lega. E poi i procuratori dettano legge, i presidenti fanno i direttori sportivi, nelle serie minori c'è chi si fa pagare dai genitori per far giocare i figli...Potranno emettere tutte le sentenze che vogliono, ma io sono uno che ha sempre lavorato duro ovunque sia andato.

Ed ecco come è andata Calciopoli per Moggi, che doveva difendersi da Carraro e Galliani che rispettivamente presidenti di federazione e lega curavano gli interessi del Milan così come Facchetti difendeva a suo dire quelli dell'Inter con gli arbitri. E snocciola una serie di esempi su come la Juventus fosse al centro di un sistema mirato a danneggiarla: Collina che fa giocare lo stesso nel nubifragio di Perugia, dove la Juventus perderà uno Scudetto, le intercettazioni di Galliani relative a spostamenti di date in favore del Milan o di pressioni a chi avrebbe dovuto arbitrare le gare di cartello dei bianconeri.

"Radiato per una battuta"

A sentire Moggi, nonostante Dotto lo provochi sostenendo che è ben poco credibile nella parte della vittima, Calciopoli fu una sorta di complotto, una resa dei conti interna alla Juventus, dove in molti temevano il potere crescente di Antonio Giraudo. Big Luciano si sarebbe semplicemente limitato a difendere gli interessi del club, parlando con i designatori quando questo non era proibito e chiedendo arbitri all'altezza. 

Paparesta chiuso a chiave nello spogliatoio? Lo avrei menato quel giorno, ci aveva fatto perdere una partita vinta. Ma che mi metto a chiuderlo nello spogliatoio? Cosa ci avrei guadagnato? Fu solo una battuta, e per quella mi hanno radiato.

È un fiume in piena, Moggi, ne ha per tutti. Soprattutto per il Milan, per Galliani e Giraudo, per Meani che prima di una sfida contro la Fiorentina si sarebbe raccomandato con l'arbitro di non ammonire Kakà e Rui Costa, ché i rossoneri avrebbero giocato contro la Juventus al turno successivo e i due erano diffidati. Ma poi la furia passa, e dopo aver ribadito di aver sempre e solo cercato di difendersi, torna a parlare del passato.

Luciano MoggiGetty Images

Di Baggio, un campionissimo che però non era adatto alla Juventus, di Maradona, il suo più grande acquisto seguito da Zidane e Ibrahimovic, "uno che ha fatto fare 11 gol a Nocerino". E poi di Balotelli e Cassano, per molti due talenti sprecati ma non per Moggi, che boccia senza remore il primo ed esalta il secondo.

Dieci volte più forte, Cassano. Nel suo calcio c'è del genio e avevo cercato di portarlo alla Juve. Disse che eravamo una caserma e che non sarebbe mai venuto. Oggi quando parla di me dice: "È stata una sfortuna non aver incontrato Moggi sulla mia strada".

Poi, dopo aver parlato di Gattuso e della sua importanza nel motivare la squadra, di Mondonico che era il più bravo a leggere le partite mentre si svolgevano, del carisma importante che deve possedere chi siede in panchina - gente come Allegri, Capello, Lippi - Moggi torna su un famoso episodio, quello del rigore non concesso durante Inter-Juventus per fallo di Iuliano su Ronaldo. Una partita che avrebbe potuto cambiare la storia e su cui ha una sua particolare visione.

Probabilmente era rigore. Ma quell'Inter neanche doveva essere in Serie A. Doveva essere retrocessa per lo scandalo del passaporto falso di Recoba.

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