Tutti gli errori di Mourinho: è al capolinea con il Manchester United?

In questi due anni al Manchester United, Mourinho ha applicato la sua classica logica di gestione del gruppo, prendendosela con tutti. Questa volta però le sue scelte estreme hanno creato un ambiente tossico.

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La sconfitta contro il Tottenham del Manchester United di Mourinho certifica la deflagrazione di una situazione i cui problemi bollivano sotto la superficie ormai da tempo. Ieri si è visto tutto quello che un allenatore non vuole vedere. Distrazione generale e in modo particolare in difesa, poca energia, difficoltà nel capire il gioco altrui e poca assistenza fra gli uomini. Mentre il Tottenham è una squadra che rende migliori i calciatori singoli, facendo esaltare giocatori come Lucas Moura, il Manchester United oggi penalizza i suoi grandi campioni.

I problemi non sono nati ieri, vengono da lontano e Mourinho non è il solo colpevole. Ma un allenatore come lui, cercato e voluto dal mentore di tutti i successi dello United degli ultimi 30 anni, Alex Ferguson, quindi accettato fin da subito con il beneplacito dell’intero ambiente, non può scagliarsi contro tutte le componenti della squadra pur di non prendersi le responsabilità che deve accollarsi ormai in maniera obbligata.

Gli errori di Mourinho in questi due anni sono stati tanti e riguardano gli ambiti più vari. Adesso che la situazione sembra quasi incontrollabile, fra dirigenza che gli imputa ogni problema, i calciatori che hanno una gran voglia di ammutinarsi e tifosi scioccati per quello che sta succedendo ad una società di granito fino ad oggi, le strade sono due: o Mourinho cambia atteggiamento verso tutto l’ambiente e ricostruisce rapporti spezzati più che incrinati, o si porta appresso il suo piccolo plotone di fedelissimi verso un orizzonte che in questo momento però è molto buio.

Mourinho contro tutti: al Manchester United si è sull'orlo di una crisi di nervi

Mourinho è sul filo del rasoio, una sensazione mai provata in precedenza, quando aveva sempre dominato l’ambiente con la sicurezza del condottiero. Al Real Madrid e al Chelsea è stato sostituito dopo che aveva comunque lasciato il segno, e comunque mai prima d’ora era stato letteralmente deposto dall’intero ambiente che ormai oltre che non seguirlo, non lo comprende più.

Se restiamo alla partita persa contro il Tottenham, gli errori di Mourinho sono evidenti. Insistere su due laterali di pura corsa come Valencia e Shaw è ormai controproducente, tutti i top team hanno laterali capaci anche di entrare nel campo, fare regia e tanto altro, oltre che correre e crossare. I centrali di difesa poi hanno mostrato la loro pochezza: Smalling, Jones e Lindelof non sono da United.

A centrocampo Pogba e Lingard non trovano mai una posizione che riesca a farli rendere al massimo e nella confusione perdono i riferimenti Matic ed Herrera, i quali non riescono mai a muovere la manovra con ordine. Infine in attacco, non si può contare solo su Lukaku, se Rashford è un gioiello da far brillare, bisogna dargli sempre più spazio e responsabilità.

Al di là dell’elemento tattico, il vero disastro di Mourinho è nelle dinamiche di spogliatoio. L’effetto del nemico interno che il tecnico portoghese ha sempre voluto nelle sue squadre, scegliendo il bersaglio e piano piano escludendo chi remava contro per compattare il gruppo, questa volta non ha portato nessun beneficio. Si è scagliato contro Martial, ma ha avuto come risposta il mal di pancia di Pogba, uno che devi avere sempre dalla tua parte se vuoi vincere.

Non contento Mourinho ha alzato il tiro, sparando contro la società che non gli ha concesso i calciatori richiesti (in primo luogo centrali di difesa e ieri si è visto che aveva pienamente ragione), non ha venduto Martial per far esplodere l’effetto positivo del nemico interno allontanato e non lo sostiene nelle sue scelte. Neanche questo attacco è servito ad amalgamare un gruppo, che ormai non lo sente come leader spirituale, l’elemento primo su cui Mourinho basa tutto il resto.

In questi due anni Mourinho è stato poi capace di prendersela anche con il pubblico dell’Old Trafford, ricordandogli che non deve stare seduto e in silenzio, perché non stanno assistendo ad un'opera teatrale, con i media, rei di metterlo in cattiva luce contro il “buono” Guardiola, contro tutto quello che gli capitava a tiro, litigando con gli altri allenatori, in primis Conte e parlando di tutto tranne che di calcio, più di una volta.

Quando Mourinho è entrato nel mondo del calcio, lo ha fatto sbattendo le porte, facendo nascere ambienti elettrizzanti che hanno portato alla creazione di squadre capaci di andare oltre i propri limiti. I calciatori di Mourinho si sarebbero gettati nel fuoco per il tecnico e questa logica è stata vincente.

Oggi, con un nuovo tipo di calciatore, molto meno sensibile a spinte psicologiche estreme, molto più attento al mondo che gira intorno al campo da gioco per motivi di business più vari, la logica della lotta senza quartiere contro il resto del mondo sembra essere perdente. Ritorniamo quindi al bivio: o Mourinho cambia alcuni atteggiamenti e si adegua a questi nuovi contesti oppure si avvia verso un declino tossico che non rispecchia tutto quello che ha dato al mondo del calcio.

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