Il calcio del futuro: tra robot e algoritmi, cosa giocheremo nel 2050?

Il calcio del futuro potrebbe essere totalmente diverso, tra algoritmi, app, misuratori di performance e i robot.

Il futuro del calcio nel 2050 sono i robot? Getty Images

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Il futuro non è che una parola. Eppure in qualche modo è incedere veloce verso qualcosa di tangibile che i nostri figli vivranno, magari rimpiangendo il nostro obsoleto presente. 

Il futuro bussa, anche se non ce ne siamo accorti. Bussa nel calcio, perfino nel calcio, dove i riti sono molti, cristallizzati, le caste sacerdotali godono ancora di molto potere. 

Questo perché il calcio sfugge a calcoli, analisi del tutto esatte, matematica pura. Il calcio ha bisogno di una parte mistica. La tecnologia rischia di annacquarla? Il calcio sopravviverà ai robot? O ai cani-robot che giocano a calcio?

Già, sono cani che giocano a calcio. Cani-robotGetty Images
Già, sono cani che giocano a calcio. Cani-robot

Il futuro del calcio: algoritmi, app e performance

Partiamo da un presupposto: la performance sportiva è oramai analizzata in quasi tutti i suoi aspetti. Il calcio è quasi matematica, e più si sale di livello più le analisi si fanno approfondite, importanti. Gli allenamenti vengono monitorati, diagrammi su diagrammi, report su report finiscono sulla mail dell'allenatore. Campo e sudore, ma anche sensori e performance che profilano i calciatori dal punto di vista fisico, cognitivo e tecnico. Ci sono piattaforme, come Mi Hiepa Sports, in grado di monitorare al dettagli le performance pre e post infortunio, in modo da migliorare le prestazioni e i tempi di recupero. 

Il sito racconta un 30% di velocità aumentata per quanto riguarda il recupero dagli infortuni, in completa collaborazione con lo staff medico e fisioterapico. Il tutto in realtà aumentata. Ovviamente non può mancare Wyscout, piattaforma leader di settore che ha ridefinito e raffinato in maniera pazzesca il lavoro di ds, osservatori, allenatori, società. Mille club professionistici, 50 Federazioni e più di 800 agenzie di procuratori come clienti in tutto il mondo, Wyscout fornisce la piattaforma online più usata dagli addetti ai lavori, dagli analisti, dagli scout.

Più di 2mila match a settimana in 600 competizioni. Non solo: ci sono applicativi che sfruttano i droni per migliorare perfino la tenuta del terreno di gioco (Wesii), altri che attraverso più di 150 parametri, big data e intelligenza artificiale approfondiscono le perfomance dei calciatori sotto ogni profilo (PlayRank). HTC, smartphone ufficiale di Uefa Champions e Uefa Europa League, in collaborazione con Futurizon, ha svolto una serie di ricerche per tracciare il futuro del calcio. Tra 5 anni, racconta la ricerca, ci saranno app, integrate con i social media, attraverso le quali i tifosi potranno mettersi in contatto diretto con i calciatori. Ammesso che ne abbiano voglia. Anche perché, in futuro, i calciatori potrebbero essere robot.

Sì, la Merkel sta dando un pugnetto ad un robotGetty Images
Sì, la Merkel sta dando un pugnetto ad un robot

Il calcio del futuro: l'ascesa dei robot?

Il calcio dovrà prima o poi fare i conti con quello che umano non è, ma parto di fervide menti umane. Che, a capo di un movimento giovane e ambizioso, puntano con decisione il 2050: questa la deadline attorno alla quale si riconosce e unisce la RoboCup. Per quella data intendono sfidare con una squadra di robot la Nazionale che vincerà i Mondiali. Il dilemma è etico: può un robot battere un uomo, può un robot emozionare come hanno emozionato ed emozionano gli uomini che corrono sul campo di calcio? Può qualcosa che non prova emozioni, farle nascere? 

Il Manchester City, leader anche nel campo dell'innovazione, ha siglato un accordo con la Ubtech, un'industria di robotica. Da quando l'accordo è stato siglato, nel 2016, il City ha "tesserato" il primo robot, "Alpha 2", ha intrattenuto i suoi tifosi con un mix di intelligenza artificiale e veri e propri robot, dentro e fuori l'Etihad Stadium. 

L'ascesa dei robot: potrebbe essere il titolo di un film, uno spiraglio di futuro o tutte e due le cose. Per ora i robot, come riporta perfino, divertito, l'autorevole tabloid britannico The Guardian, sono calciatori pessimi: non possono correre, saltare, si fermano immobili dopo aver calciato il pallone, come se avessero sbattuto contro il muro. Tale Mitchell, un venture-capitalist focalizzato sulle tecnologie, spiega: "La visione dietro un robot che calcia il pallone verso un compagno di squadra è la stessa che potremmo usare in una fabbrica. Sul campo un robot calciatore incontra un ostacolo? Si tratta della stessa visione di una macchina automatica che incontra un ostacolo. Il Guardian lo chiama: "Il prossimo big change". Grande cambiamento: e sì, sembra dannatamente il titolo di un film. 

"Questa la batto io"Getty Images
"Questa la batto io"

Hanno riso, quando qualcuno, nella Silicon Valley, tanti anni fa ipotizzava che pc, telefono e televisore presto si sarebbero ritrovati tutti sullo stesso dispositivo. Qualcuno ride ancora, guardando i robot cadere rovinosamente giocando a calcio in maniera terribile. Una risata che potrebbe fare la stessa fine della precedente, cristallizzata in una sorta di meraviglia creatrice. 

I robot eliminerebbero tantissime problematiche del calcio moderno: non proverebbero fatica, consentendo di proporre partite dopo partite, pronte a colmare interi palinsesti, sempre in diretta. Niente simulazioni, niente errori arbitrali, perfino niente colpi proibiti, o gesti anti-sportivi.

Avrebbero margini di errore ridottissimi, con possibilità infinite di proporre giocate ed azioni spettacolari. Sarebbero in grado di emulare in tutto e per tutto il comportamento umano, perfino nelle sue variabili più emozionali. Obiettivo impossibile? Forse. O forse con il passare degli anni dovremo abituarci sempre più ad essere spettatori paganti di uno sport del tutto rinnovato, nuovo, per noi oggi perfino irriconoscibile. Tra 100 anni magari ci avranno fatto l'abitudine. 

No, non è un colpo di suola quello che state vedendoGetty Images
No, non è un colpo di suola quello che state vedendo

L’obiettivo non è di certo semplice anche perché i partecipanti alla RoboCup, immensa fiera robotica sembrano lenti, impacciati, dei "bambini" metallici a cui manca tanto, troppo per avvicinarsi davvero all'uomo. Nata nel 1997, la RoboCup è la manifestazione-icona di come, con gli investimenti giusti, l'uomo possa creare qualsiasi cosa. Perfino un robot del tutto simile ad un uomo. Perfino un robot capace di prenotarci il parrucchiere, o il barbiere. Fantascienza?

Direttamente dal Giappone: sì, stanno in qualche modo giocandoGetty Images
Direttamente dal Giappone: sì, stanno in qualche modo giocando

L'Assistente di Google, per esempio, ha una voce sempre meno artificiale. Fateci caso. Non solo: si sta evolvendo in Google Duplex. Pensate: Duplex è il frutto di ricerche profonde che mirano a far assomigliare il più possibile l'assistente virtuale ad un uomo, sia come intonazione di voce che cadenza. Può fissare un appuntamento, parla senza interruzioni, perfino, volendo, sottovoce. Può dare l'impressione di possedere carattere con una serie di interiezioni come: "Ah", "MMM". Non solo: opportunamente programmato può prenotarvi un ristorante, interagire con i proprietari cercandi rientrare nell'orario che avevate in mente e che desiderate. Duplex può comprendere la lingua e interagire in maniera naturale.

Tanto che, pare, i vertici di Android abbiano avuto l'obbligo di inserire l'avvertenza che si sta parlando con un assistente virtuale, non con un uomo. Forse un giorno, forse nel 2050, l'avvertenza prima di una partita di calcio sarà: "In questo match le squadre non sono umane". Per ora sono calciatori terribili. Un giorno, potremmo dover parlare dei loro diritti, della possibilità, chi lo sa, che possano sviluppare vera gioia dopo un gol, soddisfazione dopo una giocata, brivido per un tiro finito troppo vicino al palo. Che possano provare emozioni reali. Come quelle che ci incollano al televisore, ci trascinano allo stadio, ci fanno abbracciare uno sconosciuto. Con una sola avvertenza. Il tifoso al tuo fianco, lo sconosciuto, nel 2050, non è detto che sia umano.

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