Serie A, intervista all'ex arbitro Luca Marelli: come cambia il VAR

Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma il protocollo dell'assistente video ha subito modifiche molto importanti a partire da questo campionato: scopriamo insieme quali.

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La Serie A 2018/2019 è iniziata da meno di un mese eppure già fioccano, immancabili, le prime polemiche relative agli arbitraggi e agli episodi che dovrebbero essere oggetto di VAR, novità introdotta nella scorsa stagione e che pur avendo aiutato i direttori di gara a ridurre sensibilmente gli errori in campo è ancora oggi oggetto di discussione. Basti pensare a quanto successo in Inter-Parma e in particolare al rigore negato ai nerazzurri per fallo di mano di Dimarco.

Dopo essere stato sperimentato nel corso dello scorso campionato, e successivamente utilizzato anche in occasione dei Mondiali di Russia, il VAR è stato riproposto anche in questa stagione con alcune modifiche che potrebbero cambiare in modo determinante la sua incidenza sugli episodi in campo e creare ulteriori polemiche. Ne abbiamo parlato con l'ex arbitro di Serie A Luca Marelli, oggi opinionista molto seguito sul web (il suo sito, dove settimanalmente analizza gli episodi di giornata, è www.lucamarelli.it) e ospite fisso di “Tutti Convocati” in onda ogni settimana su Radio 24.

Le novità riguardanti il VAR che sono state introdotte sono fondamentalmente due, una tecnologica e una relativa alla dizione dell'applicazione del protocollo. La prima riguarda la tecnologia tridimensionale del fuorigioco, già vista ai Mondiali in Russia: ricalca in parte quella della goal-line technology e ha un margine di errore molto ridotto, intorno ai 3 millimetri. Con questa innovazione non ci saranno più dubbi sull'annullamento o meno di una rete, o sulla concessione di un calcio di rigore in virtù di una posizione iniziale dubbia, perché la proiezione non è più su due piani ma su tre.

Luca Marelli-
Luca Marelli, ex-arbitro di Serie A e oggi apprezzato opinionista online e nella trasmissione radiofonica "Tutti Convocati" in onda su Radio 24.

Serie A, intervista all'ex arbitro Luca Marelli: come cambia il VAR

Si tratta di una novità molto importante e che porta la tecnologia utilizzata per aiutare i direttori di gara a prendere le giuste decisioni in caso di episodi dubbi a un livello decisamente superiore. La conferma arriva dallo stesso Marelli, che spiega come cambieranno le cose da questo punto di vista.

Prendiamo ad esempio due episodi che nello scorso campionato hanno generato molte polemiche. Atalanta-Napoli finì 0-1 con un gol di Mertens realizzato in una posizione che oggettivamente sembrava di fuorigioco: oggi quel gol verrebbe convalidato, o annullato, con assoluta certezza proprio grazie alla tecnologia tridimensionale. Udinese-Juventus? Khedira realizza il secondo gol su sponda di Rugani che pareva in fuorigioco: adesso sapremo con certezza se quella posizione era regolare o irregolare.

Ma se l'introduzione della tecnologia 3D rappresenta un indiscusso miglioramento che teoricamente non dovrebbe generare polemiche di sorta – anche se non è mancata la voce contraria del ds del Torino Petrachi, che dopo la sconfitta contro la Roma si è lamentato di un gol “annullato per millimetri” ai suoi – ecco che la successiva novità relativa all'assistente tecnologico rischia di suscitare reazioni polemiche in Serie A, soprattutto in chi non ha chiaro come sia cambiato il protocollo relativo all'intervento dello stesso VAR.

Per quel che riguarda la dizione: l'anno scorso il protocollo prevedeva il possibile intervento del VAR in caso di "chiaro errore" da parte dell'arbitro, quest'anno è invece "chiaro ed evidente errore". Potrebbe sembrare che cambi poco, ma in realtà limiterà non poco il campo di applicazione, e non è un caso che avendolo capito Rizzoli lo abbia anche sottolineato in un'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport a luglio, dicendo che in questa stagione il VAR sarebbe intervenuto soltanto in episodi eclatanti.

Cosa significa? Significa che riguarderà episodi che sono sfuggiti a tutti ma che sono evidenti, come ad esempio il tocco di mano di Cristiano Ronaldo in Chievo-Juventus o quello di Grassi in Parma-Udinese. Non è un caso che le uniche due "on field review" che ci sono state nelle prime otto partite di campionato abbiano riguardato proprio due tocchi di mano: perché questo è un evento inatteso, che un arbitro, pur bravo e capace di prevedere lo svolgimento dell'azione, non può aspettarsi.

"Chiaro ed evidente errore"

Nel 99% dei casi il VAR interverrà dunque sui tocchi di mano, perché questi sono inattesi, gli arbitri non se li aspettano perché semplicemente l'utilizzo delle braccia non fa parte del gioco, sono più concentrati su altre situazioni di gioco.

Certo, il VAR interverrà anche in altre situazioni: ad esempio la scorsa stagione Verdi del Bologna fu ammonito per simulazione, ma rivedendo le immagini si capiva che c'era stato un tocco del difensore sul suo piede. Quello è un episodio in cui il VAR può intervenire, perché la simulazione comporta il fatto che il giocatore cada da solo, ma se è stato toccato si tratta di chiaro e evidente errore.

Ecco dunque che appare chiaro come, rispetto alla scorsa stagione, il VAR potrà essere utilizzato soltanto nel caso di episodi particolarmente eclatanti, sfuggiti alla vista dell'arbitro e non da quest'ultimo valutati personalmente, pur se con esiti discutibili.

In questa stagione l'applicazione del protocollo cambia in altri episodi: ad esempio nel contatto Cacciatore-Cancelo in Chievo-Juventus, o in quello tra Magnanelli e Asamoah in Sassuolo-Inter, l'arbitro ha visto cos'è successo e ha espresso una valutazione personale. In questo caso il VAR non può intervenire.

In generale, il VAR interverrà in quegli episodi che possono essere sfuggiti all'arbitro, chiedendogli se abbia visto qualcosa e avvisandolo nel caso di risposta negativa. Può accadere ad esempio in occasione di un calcio d'angolo, una trattenuta non vista. Un esempio recentissimo è quello del gol annullato a Milik in Lazio-Napoli: decisione corretta, il fallo di Koulibaly è netto.

Sul punteggio di 1-0 per la Lazio nella sfida contro il Napoli, in seguito a un calcio d'angolo per i campani, Milik ribadisce in rete un tiro di Albiol respinto dal portiere. L'arbitro Banti inizialmente convalida, poi – pur senza ricorrere al VAR – ci ripensa e annulla il gol a causa di un evidente carica di Koulibaly su Radu che lascia il difensore biancoceleste a terra.

Nel caso in cui Banti non fosse intervenuto, come ha invece fatto con grande esperienza e personalità, rivedendo l'azione nella sua testa e quindi annullando la rete, ecco che il VAR sarebbe intervenuto. Perché sarebbe stato chiaro che gli era sfuggito un fallo evidente.

Dipende dall'episodio: se ad esempio Pasqua non avesse concesso il rigore al Chievo per il fallo di Cancelo su Giaccherini, con il protocollo attuale, il VAR non sarebbe potuto intervenire. Perché l'arbitro ha visto l'azione e l'ha valutata personalmente.

Chiaro che con un raggio d'intervento decisamente più ristretto rispetto a quello previsto nella scorsa stagione, il rischio che invece di diminuire le polemiche il VAR possa addirittura arrivare a ingigantirle è concreto, tra episodi in cui interviene e episodi in cui non può farlo.

Dovessimo continuare con questo tipo di protocollo relativo al VAR, a cui gli arbitri devono sottostare a causa della decisione dell'IFAB (International Football Association Board, responsabile dei cambiamenti di regolamento del gioco, ndr) questo campionato rischia di trasformarsi in un caos. Credo che tra qualche giornata si imporrà una riflessione.

Per Luca Marelli, infatti, questo nuovo tipo di protocollo, diventato attivo a partire da Russia 2018 e che in quell'occasione è sembrato funzionare bene – intervenendo raramente e senza spezzettare il gioco – dovrebbe essere nuovamente rivisto, e la Coppa del Mondo non ha prodotto prove sufficienti per ritenere che al momento attuale si tratti di un utilizzo giusto della tecnologia.

Arbitro alle prese con il VARGetty Images

Vero è che questo Mondiale è stato un banco di prova, ma per quanto possa sembrare paradossale - trattandosi della più importante competizione al mondo - non è attendibile. Prima di tutto perché sono "appena" 64 partite - cioè quelle che vengono giocate in sei giornate e mezzo di Serie A - e poi perché le Nazionali giocano dando più spazio alla libera interpretazione dei singoli rispetto ai club. C'è molta meno tattica, si tratta di partite tendenzialmente molto più corrette.

Cosa succederà, dunque? Non potendo cambiare quanto stabilito, si potrà tentare di forzare un po' certi concetti per trovare un equilibrio che permetta di estendere nuovamente il campo d'intervento dell'assistente tecnologico. Per Marelli, del resto, la strada da percorrere è ancora lunga e non potrebbe essere che così.

Anche se dovessero esserci modifiche del protocollo a stagione in corso, per una questione di correttezza e uniformità, queste saranno operative soltanto dal prossimo 30 giugno in poi. Quindi semmai possiamo aspettarci un'interpretazione un po' più elastica della dizione "chiaro ed evidente errore".

Per il resto è chiaro che ci vorrà tanto tempo per perfezionare il VAR: nel football americano ci hanno messo quasi vent'anni a mettere d'accordo tutti, personalmente sarei moderatamente soddisfatto se si arrivasse a una regolamentazione definitiva entro sette-otto anni.

E a giudicare dalle tante polemiche arrivate dopo Inter-Parma, c'è ancora tanto da lavorare per migliorare l'utilizzo della VAR. E se è possibile, evitare di fare dei passi indietro.

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