Da YouTube al campo da gioco: in Inghilterra ecco l'Hashtag United

Nata due anni fa dall'idea di un social media manager appassionato di FIFA, il club spopola sui social e ha già giocato a Wembley: da questa stagione farà parte del sistema calcistico inglese.

292 condivisioni 0 commenti

di

Share

Se la Premier League è per molti appassionati di calcio il campionato più bello al mondo, il motivo è da ricercarsi nella straordinaria capacità di chi la gestisce, capace di sfruttare allo stesso tempo il fascino di club dalla storia antica e gloriosa - il football del resto è nato qui, in Inghilterra, nell'autunno-inverno del 1863 - e tutto ciò che il mondo d'oggi può offrire: impianti moderni e funzionali, strapagati campioni stranieri e una straordinaria cura del brand.

Scendendo i gradini della piramide calcistica inglese la storia cambia e i fattori si invertono: ai livelli più bassi del sistema, squadre dai nomi gloriosi come Sheffield FC e Hallam - i due club più antichi al mondo, protagonisti della prima partita di calcio riconosciuta come tale - non hanno magari stadi imponenti, merchandising degno di nota o milioni da investire, ma possono stregare gli appassionati e ricordargli come il calcio era un tempo lontano e come, ancora oggi, sia lo stesso da qualche parte.

In questo particolare mondo, formato da centinaia di squadre dalla lunga tradizione, non mancano ovviamente anche nuove realtà: e una di queste, in particolare, rischia di scuotere il calcio dilettantistico inglese dalle fondamenta, anche se non è ancora chiaro se in positivo o in negativo. Stiamo parlando dell'Hashtag United.

Da YouTube al campo da gioco: in Inghilterra ecco l'Hashtag United

Già dal nome, si può intuire come questo club sia unico e diverso da tutti gli altri: l'hashtag (#) è del resto uno dei simboli maggiormente conosciuti e utilizzati sui social network, terreno in cui l'Hashtag United è nato e cresciuto fino a riuscire a ottenere l'iscrizione al decimo livello della piramide calcistica inglese.

L'idea è venuta nel 2016 a Spencer Owen, youtuber e social media manager che già negli anni precedenti, da studente dell'Università di Reading, amava realizzare video di carattere calcistico oppure che riprendevano le sue performance nel popolare videogioco FIFA della Electronic Arts. Fu proprio in quegli anni che Spencer si domandò se avrebbe funzionato una "squadra di calcio social", progetto che continuò a sviluppare anche negli anni in cui per lavoro gestiva gli account del difensore del Belgio e del Manchester City Vincent Kompany.

Raggiunta una certa notorietà su YouTube, Owen contattò altri appassionati come lui di social e pallone e organizzò una partita nientemeno che a Wembley, rinominandola "The Wembley Cup" e ottenendo un ottimo riscontro, tanto che nelle edizioni successive sono stati persino 30mila gli spettatori che hanno raggiunto il mitico stadio per vedere all'opera quelli che, di fatto, sono dei semplici dilettanti.

Nel corso degli anni abbiamo avuto leggende del calcio come Steven Gerrard, Robert Pires e Patrick Kluivert che si sono unite a noi in occasione del torneo. Si è trattato di un vero successo, online, ma è dura organizzare certi eventi perché coinvolgono un sacco di grandi stelle del web e calciatori, e riunirli tutti insieme in un unico posto è sempre difficile.

Quando vede ufficialmente la luce, nel 2016, l'Hashtag United è a suo modo una vera e propria rivoluzione: la squadra gioca soltanto partite amichevoli ma ha un seguito straordinario grazie alla condivisione delle sue imprese sul canale di Owen, denominato Spencer FC e capace di raccogliere quasi 2 milioni di iscritti - la metà di quelli del canale ufficiale del Real Madrid, per fare un esempio. I video sono sempre più curati nei dettagli, e contengono grafiche delle formazioni, delle statistiche del match e dati relativi all'andamento dello stesso.

Adesso, dopo due anni di amichevoli e in seguito a una popolarità sempre maggiore, l'ingresso nel sistema calcistico inglese. Un evento molto contestato da quei club che vantano una tradizione maggiore e non vedono di buon occhio quello che può essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio prodotto commerciale. Qualcosa che però potrebbe giovare a quelle stesse squadre, nonché all'intero movimento calcistico della Non-League inglese.

Vogliamo permettere alla gente di vedere il calcio a questi livelli e stiamo lavorando molto duramente per farlo. Volevamo inoltre dare all'Hashtag United un mondo vero e proprio in cui vivere, costruendo una struttura sostenibile e destinata a durare nel tempo. Le nostre intenzioni sono allo stesso tempo genuine e oneste, e vogliamo scoprire quanto possiamo andare avanti. 

Le parole del presidente Spencer Carmichael-Brown raccontano l'ingresso dell'Hashtag United nel calcio inglese. Quelle dell'amico e socio in affari, stella social del club e ex-allenatore dello stesso Spencer Owen invece rispondono alla domanda che in molti si fanno: perché iscriversi al sistema vero e proprio quando bastava prendere parte ai tornei dilettantistici della Sunday League?

La Sunday League è fantastica. Tutti possono iscriversi, ci sono squadre buone e meno buone, arbitri discutibili, spintoni e quant'altro. Quello che non ti può dare è la possibilità di crescere, scalare le divisioni e raggiungere la Football League (il sistema professionistico ndr), la Premier e forse persino la Champions League. Adesso stiamo vivendo quel sogno: in teoria, nel giro di nove anni, potremmo essere in Premier League.

Le proteste dei club sono state giudicate da tanti del tutto gratuite, figlie di quello spirito conservatore che in certe parti d'Inghilterra è davvero difficile da sradicare: come ogni anno, in decima divisione sono state stabilite alcune promozioni e retrocessioni a tavolino, ma pur facendo parte di un gruppo di 11 nuove squadre, soltanto l'Hashtag United è stato attaccato così duramente. È ancora il presidente Carmichael-Brown a parlare ai microfoni della BBC.

Speriamo di aiutare anche le squadre del nostro campionato, abbiamo un buon riscontro online ma certo non ci arricchiremo di questo, per noi è una passione. Certo, se le cose andassero male cercheremo di farle andare meglio, ma non cambieremo giocatori dal giorno alla notte - non possiamo neanche permettercelo. Il risultato ci interessa relativamente. Siamo fortunati ad avere tanto seguito e ad aver trovato sponsor, ma ogni centesimo che entra viene reinvestito nel club.

Così, la storia di un utente di YouTube appassionato di pallone e videogiochi che sognava di avere un giorno la propria squadra è diventata realtà. Un chiaro segnale dei tempi che corronoe e del ruolo ormai fondamentale che ricoprono oggi i social network. Una favola moderna, se vogliamo, che vede la luce in quell'Inghilterra dove oltre un secolo e mezzo fa facevano la loro comparsa il calcio e i primi calciatori. Attenzione: anche loro venivano chiamati pazzi e visionari.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.