Djokovic e gli altri del tennis che sono tornati grandi

Djokovic è l’ultimo in ordine cronologico a ritornare a grandi livelli dopo problemi fisici e non solo. Agassi, Nadal e Federer hanno tracciato la strada che Nole è riuscito a ripercorrere.

61 condivisioni 0 commenti

di

Share

Con la vittoria al Master 1000 di Cincinnati su Roger Federer per 6-4, 6-4, Nole Djokovic certifica la sua resurrezione da un abisso dal quale si pensava difficile, a 31 anni suonati, potesse riemegere. Wimbledon aveva già detto tanto su un suo ritorno ad alto livello, ma ribadire subito la buona forma e di nuovo il suo tennis, con la vittoria nell’unico Master 1000 che ancora gli mancava nella sua collezione, è il marchio di un ritorno molto atteso.

In tutta la settimana americana si è rivisto il suo tennis profondo, le sue caviglie sono di nuovo elastiche e il suo dritto pianta ancora in fondo al campo ogni avversario. Federer in finale ha cercato di ribattere con la sua classe immensa, ma il dinamismo ritrovato di Nole non gli ha lasciato scampo. Troppo difficile per lo svizzero reggere scambi anche di media lunghezza.

Il ritorno di Djokovic a grandi livelli rientra in una una lista che ormai può essere considerata una tradizione del tennis contemporaneo. Grandi campioni negli ultimi anni sono sprofondati giù in classifica Atp per i motivi più vari, ma sono riusciti a riemergere grazie alla propria classe, all’aiuto di un nuovo allenatore, alla possibilità di riposarsi, cosa che il tennis contemporaneo non ti permette. Queste altre tre le storie di campioni che sono tornati.

Agassi, Nadal, Federer, i tennisti che riemergono dall’abisso come Djokovic

La prima resurrezione che tutti ricordano non può essere che quella di Andre Agassi, perfettamente descritta nel suo libro “Open”. La sua non è stata una caduta dovuta solo a infortuni o a una difficoltà di accettare un tennis che cambiava, ma le cause sono state tante e molto di esse erano nella testa del grande campione americano.

Il 1997 è stato il punto più basso della sua carriera, gioca solo 24 partite, per i media a causa dell’infortunio al polso che si porta dietro da anni, ma è la sua vita che sta andando a rotoli. Fa vita mondana, esagera con cose dalle quali deve stare lontano e si ritrova a novembre alla 141esima posizione della classifica Atp. È ingrassato e invecchiato di colpo, non sa più inventare il suo tennis aggressivo dal fondo campo, è sempre in balia di ogni avversario.

L’anno successivo un evento che per molti è catastrofico ma per lui si rivela un toccasana, la crisi matrimoniale con Brooke Shields, fa sì che ritorni a pensare solo al tennis e inizia la risalita. Lo fa partecipando ai Challenger, lontano dai palcoscenici più grandi a cui era abituato, e da quella posizione 141, a fine 1998 è 6°, dopo aver vinto Key Biscane e la Grand Slam Cup. Da qui in avanti Agassi torna ad essere un grande del tennis, fino al suo ritiro.

Più vicina a noi e per motivi molto diversi, la parabola discendente di Nadal sembrava portare il maiorchino verso un ritiro prematuro dal mondo del tennis. Il suo problema sono sempre le state le ginocchia, forti come pochi altri ma sottoposte ad un logorìo incredibile. Nel 2015 non vince nessun Master 1000 sulla terra, nel “suo” torneo Slam, il Roland Garros,  perde ai quarti di finale contro Djokovic. Nel 2016, sempre a Parigi, va anche peggio, ritirandosi per la prima volta in carriera al Roland Garros per problemi al polso sinistro.

Non può più andare avanti così, distruggendo il suo fisico da robot, ma comunque soggetto all’usura del tempo e delle fatiche. Dirada i tornei e nel 2017 torna forte come prima. Vince il torneo di Montecarlo per la decima volta, battendo  Albert Ramos-Viñolas per 6-1, 6-3, vince il torneo di Barcellona, battendo  6-4, 6-1 Dominic Thiem, vince Madrid 7-6, 6-4, sempre contro Thiem, e infine vince il Roland Garros, battendo Wawrinka  in 3 set per 6-2, 6-3, 6-1. Da lì in poi Nadal impara a gestirsi e ad essere sempre ad un livello altissimo.

Anche il suo grande avversario in questi dieci anni, RogerFederer, ha visto la sua carriera impennarsi, crollare verticalmente e poi ripartire, raggiungendo nuovi traguardi. Il suo anno peggiore è stato il 2016, con problemi molto gravi alla schiena. A Miami si ritira prima di affrontare Del Potro, perde con evidenti problemi di movimento per i dolori a Montecarlo e Roma, mentre deve saltare Madrid. Arriva al Roland Garros in situazioni tragiche e deve dare forfait: la prima rinuncia ad un torneo del Grande Slam dopo 65 partecipazioni consecutive.

A Wimbledon gioca un buon torneo, arrivando in semifinale, battuto da Raonic, ma è il forfait successivo a fare male. Tutti lo vorrebbero a Rio de Janeiro per le Olimpiadi ma deve dire basta, il suo fisico non riesce più a rigenerarsi. L’anno successivo però, 36 anni, riesce a ripartire. Resta fermo 6 mesi e torna come nuovo.  Al primo slam di stagione, gli Australian Open è la teste di serie numero 17. Inizia una cavalcata trionfale, durante la quale batte Berdych, Nishikori, Zverev, Wawrinka e in finale l’altro grande tennista tornato dal profondo, Rafael Nadal, con il punteggio di 7-5, 6-3, 1-6, 4-6, 6-3. Anche Roger Federer da quel momento in poi calibrerà con attenzione maniacale tornei e apparizioni, per essere sempre al top nei momenti che contano.

Dopo il ritorno con vittoria di Djokovic, questa sfilza di grandi tennisti in cerca del recupero non è finita qui. Tutti aspettano un 2019 ad alto livello di Murray, l’ultimo dei Fab Four del tennis contemporaneo che è caduto e sta per rialzarsi.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.