Gli 80 anni di mister Rehhagel: campione con Kaiserslautern e Grecia

Nel 1998 ha vinto la Bundesliga con il Kaiserslautern neopromosso, negli Europei del 2004 ha portato perfino la Grecia al trionfo: ma la sua carriera si è chiusa male...

Mister Otto Rehhagel, uno dei migliori tecnici tedeschi, ha compiuto 80 anni Getty

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Vincente come pochi, schivo come nessuno. Otto Rehhagel è sempre stato abituato ad avere gli occhi del mondo addosso. Perché le sue imprese hanno colpito tutti, non soltanto gli appassionati di calcio. D'altronde ha regalato vere e proprie storie di sport. Eppure nel momento più importante della sua vita il tecnico tedesco era solo.

Era il 1988 e Rehhagel aveva appena vinto il campionato con il Werder Brema. A congratularsi con lui, ore dopo il trionfo in Bundesliga, andò a fargli visita il Kaiser, Franz Beckenbauer, in quanto rappresentante della DFB. Anni dopo il tecnico tedesco racconterà che solo una cosa avrebbe potuto rendere quell'incontro migliore: la presenza di suo padre, scomparso però quando Otto aveva appena 12 anni. Quello, a suo dire, comunque il momento più bello. Quello del primo grande successo.

Rehhagel ha appena compiuto 80 anni e ne ha tanti di aneddoti da raccontare. Tanti quanti i successi ottenuti. Solo con il Werder ha conquistato altri quattro titoli, fra i quali la Coppa delle Coppe del 1992. Appena sei anni dopo, nel 1998, ha vinto la Bundesliga con il Kaiserslautern, prima e unica neopromossa a compiere tale impresa in Germania. Il suo vero capolavoro è però quello del 2004, quando con la Grecia, una vera e propria outsider, ha vinto l'Europeo eliminando Spagna e Francia e battendo due volte su due (una in finale) il Portogallo padrone di casa. Nessuno dava una lira a lui, nessuno dava una lira alla sua Grecia. Ma alla fine hanno vinto insieme. E Otto era il più anziano ad essersi mai laureato campione d'Europa.

Rehhagel vince il campionato con il KaiserslauternGetty
Rehhagel vince il campionato con il Kaiserslautern

Legenden der Bundesliga, la storia di Otto Rehhagel

A Rehhagel, che lo scorso 9 agosto ha compiuto 80 anni, in carriera sono di fatto riuscite solo imprese. Ce l'ha fatta tenendo sempre in pugno la squadra. Un suo modo di dire, molto famoso in Germania, era:

Nello spogliatoio i giocatori hanno massima libertà. Ognuno di loro può dire ciò che voglio.

Rehhagel festeggia l'Europeo vinto nel 2004Getty
Rehhagel festeggia l'Europeo vinto nel 2004

Non un caso se al Bayern Monaco la sua avventura andò male. Troppe stars in società, troppi campioni in campo, non poteva essere lui il leader della squadra. Il suo modo di fare non era adatto a un club come quello. Il fatto che anche lì riuscì a raggiungere la finale di Coppa Uefa passò quasi in secondo piano. Rehhagel però è sempre stato in  grado di capire i giocatori come nessun altro.

Ho imparato a leggere le loro anime.

Eppure Otto, tornato a casa dagli allenamenti o dalle partite, era solito confrontarsi con sua moglie Beate: era lei a capire, dai racconti, di cosa i singoli giocatori avessero effettivamente bisogno. E Rehhagel con qualcuno era più duro che con altri, ma perché insieme alla moglie aveva capito che era giusto fare così.

Rehhagel sulla panchina dell'Hertha BerlinoGetty
Rehhagel sulla panchina dell'Hertha Berlino

Con 830 partite Rehhagel è l'allenatore più presente nella storia della Bundesliga e con 1378 punti conquistati anche il più vincente (ma non per media punti). L'unica cosa che non gli è riuscita, e non è una cosa da poco, è chiudere la carriera in maniera degna. Quando, nel 2012, l'Hertha lo chiamò perché impegnato in una pericolosa lotta salvezza: lui si fece attirare dalla possibilità di chiudere la carriera lì dove l'aveva cominciata da giocatore. A 73 anni però aveva una visione del mondo troppo diversa da quella della rosa, al punto che non riuscì ad avere presa su nessuno dei giocatori. La sua storia finisce con la retrocessione in seguito allo spareggio perso col Dusseldorf. Eppure Otto resta uno dei migliori allenatori della storia della Bundesliga. E non solo, dato che ha portato al successo perfino la Grecia. Eppure, seppur vincente come pochi, il fatto di essere così schivo non gli ha permesso di prendersi i giusti riconoscimenti pubblici. Ma a lui bastano quelli di Beckenbauer nel 1988.

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