Yamaha corre ai ripari per uscire dalla crisi. Valentino Rossi aspetta

Yamaha in crisi nel Mondiale MotoGP dopo la disfatta in Austria. Michele Gadda nuovo innesto, il problema resta il motore.

Lin Yarvis nel box Yamaha MotoGP Getty Images

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Il team Yamaha di MotoGP sta affrontando una delle crisi più profonde della sua storia. La vittoria manca da ben 21 GP, tredici mesi di totale blackout tecnico in cui le gomme e la carcassa anteriore Michelin, i tanti telai provati e cestinati, infine la centralina elettronica hanno mandato in confusione gli ingegneri di Iwata. Le dichiarazioni ufficiali dei vertici restano alquanto contraddittorie: se fino a qualche mese fa avevano assicurato di contare su forze interne per uscire dal tunnel, adesso arrivano indiscrezioni di nuovi innesti ingegneristici.

Quasi un anno fa Valentino Rossi chiedeva pubblicamente un collaudatore più veloce di Nagasuka per lo sviluppo della M1, richiesta che non è stata soddisfatta in questa stagione, oltre a un test team con base in Europa e non in Giappone, sul modello Ducati che può contare su due tester d'eccezione come Michele Pirro e Casey Stoner, in grado di fornire una moto di base già alla vigilia del primo test invernale. O sul modello di Honda che ha ha ingaggiato l'ex campione di Moto2 Stefan Bradl oltre a poter contare sul veterano Dani Pedrosa corteggiato da vari team per il ruolo di test drive nel 2019 (vedi HRC e KTM). Yamaha ha messo gli occhi su Jonas Folger e Bradley Smith, un investimento di alcuni milioni di euro. Del resto per uscire dalla crisi deve investire denaro e su questo il Dottore è stato molto chiaro.

La casa dei Tre Diapason ha sempre seguito una filosofia diversa dalle dirette avversarie in MotoGP, e non si è rivelata vincente. Honda e Ducati schierano in pista tre moto ufficiali, KTM dal prossimo anno ne avrà ben quattro, mentre Yamaha resta ancorata a sole due M1 ufficiali. La situazione non dovrebbe cambiare con l'ingresso del nuovo team satellite SIC Petronas che a breve annuncerà ufficialmente l'ingaggio dei giovani Franco Morbidelli e Fabio Quartararo. Il motivo è semplice: trattasi di una questione di budget. Nel gennaio 2019 sapremo se ci sarà una terza Yamaha ufficiale, ma dalle indiscrezioni pare proprio di no.

Yamaha deve tornare protagonista della MotoGP: Valentino Rossi attende con ansia

Bisogna correre subito ai ripari per quanto possibile. Dopo la disfatta austriaca Valentino Rossi ha chiesto un colpo di coda repentino senza dover attendere il prossimo anno per rimediare al gap tecnico. Secondo Corsedimoto.com la prima carta in tavola si chiama Michele Gadda, con il compito di trovare una soluzione dalla centralina unica Magneti Marelli. Laureatosi in ingegneria elettronica al politecnico di Milano, è subito entrato nel mondo delle corse con la struttura Yamaha impegnata in Superbike. Dopo un biennio in BMW al fianco di Marco Melandri è passato in Ducati SBK fino al 2016, prima di riabbracciare il progetto Yamaha SBK. Michele Gadda conosce molto bene Silvano Galbusera e l'elettronica Yamaha, dal momento che nel campionato delle derivate di serie c’è massima libertà di sviluppo, riguardo a centralina e programmi di controllo. Il suo innesto è previsto sin dal prossimo GP di Silverstone.

Lin Jarvis, managing director Yamaha, dopo la gara del Red Bull Ring non ha potuto più nascondere certe responsabilità della fabbrica di Iwata.

Chiaro che noi abbiamo sbagliato. Abbiamo sottovalutato l’importanza del software nuovo. Abbiamo preso la strada sbagliata, dobbiamo migliorare - ha detto a Sky Sport -. Non credo che Yamaha non abbia capito la situazione. Abbiamo sbagliato, dobbiamo correggere e investire di più in futuro negli aspetti importanti del motore. Bisogna cambiare qualcosa, possiamo farlo. Siamo bravi, abbiamo ingegneri molto bravi. Lo abbiamo fatto in passato e lo faremo anche in futuro.

Il malessere della YZR-M1 non è però solo dovuto alla ECU (dal prossimo anno la piattaforma inerziale unificata in MotoGP potrebbe giocare un po' a suo favore). Valentino Rossi ha ammesso che serve intervenire sull'intero pacchetto, motore compreso. Una bella gatta da pelare per la Yamaha, visto che il V4 resterà congelato da regolamento fino a fine campionato. Ma i test di Misano, fra pochi giorni, e di Aragon, a fine agosto, potrebbero già guardare al futuro in tal senso.

Per me, il telaio è buono. È una questione di elettronica e di motore. Si tratta di trovare una combinazione tra motore ed elettronica, ma non so dire in quale percentuale.

 

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