Poche medaglie agli European Championships per l'atletica italiana

Alcuni giovani interessanti ci sono: Crippa, Chiappinelli, Osakue, ma tante anche le delusioni. L’atletica leggera italiana è ancora nella lunga fase di ricostruzione. Tortu e Tamberi gli uomini su cui puntare.

Tamberi quarto nella sua gara di salto in alto agli European Championships 2018 Getty Images

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Agli European Championships che oggi si chiuderanno a Glasgow e Berlino, la nostra atletica leggera sta dando debolissimi segnali di risveglio, dopo che negli ultimi eventi internazionali abbiamo partecipato quasi per dovere di firma, senza grandi atleti e soprattutto senza prospetti interessanti per il futuro a breve termine. Una leggerissima controtendenza invece oggi sembra esserci in diverse specialità, ma costruire bene intorno a loro diventa vitale.

La gara dei 100 metri di Filippo Tortu che tutti aspettavamo, dopo che il milanese era riuscito a scendere sotto i 10 secondi e battere il record italiano di Pietro Mennea, non ha portato la medaglia sperata. Il quinto posto del ventenne però non è da buttare, ma è una base su cui partire. Molto belle invece le medaglie di Crippa nei 10000 metri e di Chiappinelli nei 3000 siepi. Si sono dimostrati atleti che possono solo crescere.

Anche nei 5000 metri Crippa ha fatto vedere di essere il nostro migliore atleta in questo momento, mentre Tamberi nell’alto ha fatto quello che poteva in questa fase di ricostruzione fisica e psicologica del suo salto. Malissimo in quasi tutto il resto. Bisogna sempre più selezionare atleti giovani, se non giovanissimi, e puntare forti solo su alcune punte, magari limitando sforzi e impegno su atleti che hanno anche buone performance durante l’anno, ma per tanti motivi poi mancano nei momenti importanti.

Deboli segnali di risveglio agli European Championships 2018 per l’atletica italiana

L’atletica leggera italiana non è più una malata grave, è in fase di recupero dopo anni davvero grami. Ma non è assolutamente giusto dire che è in buona forma e può puntare ai grandi appuntamenti, dove le altre nazioni ci sono ancora nettamente superiori. Gli atleti più interessanti in questi European Championships sono davvero pochi. Il primo è Yeman Crippa, il fondista ventitreenne nato in Etiopia e adottato da una coppia di genitori milanesi. I suoi 10000 metri sono stati eccezionali, soprattutto per la perfetta condotta tattica della gara. Una volta capito che il francese Amdouni e il belga Abdi erano nettamente più forti, è stato molto intelligente nel seguirli senza cercare di forzare prima dei 300 metri dall’arrivo. Ha avuto così energie per tenere distanti gli inseguitori.

Nei 5000 metri ha adottato la stessa tattica, puntando su i due fratelli norvegesi Ingebritsen, finendo quarto solo perché il lotto di partenti era molto più competitivo e la gara è andata via ad un ritmo troppo confacente a chi veniva dai 1500. Nello stesso momento in cui Crippa correva la sua seconda gara, gareggiavano altri due atleti su cui possiamo contare: Daisy Osakue e Gianmarco Tamberi.

Per la lanciatrice del disco raggiungere il quinto posto è stato un grande risultato. Anche lei ha 23 anni e può ancora crescere molto, anche se nella sua specialità le campionesse non mancano. Gimbo invece merita un discorso a parte. Se c’è nella squadra italiana di atletica leggera un vero grande campione, quello è Tamberi. Prima di quella maledetta sera a Montecarlo, in cui si è infortunato in maniera molto grave a poche settimane prima di Rio 2016, era il meglio dell’alto mondiale insieme a Barshim e Bondarenko.

Quell’infortunio terribile ha però interrotto una crescita fantastica. A due anni di distanza da quella sera Tamberi non si può considerare completamente recuperato, non tanto nel fisico, anche se lo stacco deve per forza di cose svilupparsi in altro modo per non sovraccaricare troppo la caviglia infortunata, ma soprattutto nella testa, perché superare quel dolore e quella delusione non è così facile.

Tamberi sintetizza in maniera perfetta l’atletica leggera italiana. Cresciamo poco alla volta, ma ancora non possiamo dirci completamente in palla. Ultimo prospetto molto interessante, che ha meravigliato soprattutto per la capacità di sfidare i grandissimi, come Mekhissi-Banabbad, è stato Yohanes Chiappinelli nei 300 siepi, addirittura un anno più giovane di Crippa e anche per questo motivo un prospetto ancora migliore su cui puntare. Se questi sono gli atleti su cui investire, le delusioni in questi European Championships sono state tante. La velocità femminile, in cui pensavamo che Irene Siragusa potesse dire qualcosa, è inesistente, il settore lancio maschile è sprofondato, nella marcia non possiamo accontentarci di un bronzo di Antonella Palmisano.

Nei 400 metri e 400 ostacoli avevamo sia in campo femminile che in quello maschile buoni nomi, tutti però saltati nel momento in cui dover imporsi. L’esempio massimo sono le 4x400, entrambe attese da una medaglia possibile, che però non sono riuscite ad ottenere più di un quinto e settimo posto. Nel mezzofondo, storicamente nelle nostre corde, siamo davvero poca cosa.

Nel giro dei prossimi quattro anni alcuni dei nostri prospetti migliori si troveranno ad affrontare tre eventi fondamentali per le loro carriere: Mondiali di Doha 2019, Olimpiadi di Tokyo 2020 ed European Championships 2022, con la candidatura forte di Roma in queste ultime ore. In questi tre eventi faremo all-in: o l’atletica leggera rinasce definitivamente intorno ai giovani oppure dovremmo aspettare ancora tanti anni per ritornare protagonisti.

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