Moto GP, Valentino Rossi: "Ducati e Marquez sono più veloci di me"

Valentino Rossi 6° al Red Bull Ring dopo un week-end in salita. Il gap sull'elettronica fa sentire il suo peso sul circuito austriaco.

Valentino Rossi al Red Bull Ring Getty Images

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Il GP d'Austria era stato preventivato come gara ostica per Valentino Rossi e Yamaha e i pronostici sono stati rispettati. Il Dottore ha chiuso in sesta posizione, Maverick Vinales 12esimo, preceduto dalla M1 satellite di Johann Zarco in nona piazza. Il Red Bull Ring ha messo in evidenza tutti i difetti della moto di Iwata, tanto da sentire l'obbligo morale di far scendere in sala stampa, nella giornata di ieri, il project leader Kouji Tsuya per chiedere scusa ai piloti, ma indirettamente anche a sponsor, investitori e fan.

Sesto posto finale, ma con un gap di 14" che evidenzia i passi avanti ormai radicati delle Desmosedici ufficiali e della RC213V di Marc Marquez, in grado di distillare la massima potenza in accelerazione grazie ad un pacchetto telaio-elettronica inossidabile. In casa Yamaha non resta che fare quadrato e attendere ulteriori sviluppi nel prossimo test di Misano fra una settimana e in quello di Jerez a fine agosto per riuscire a rendere più fluida l'erogazione e tamponare il difetto "genetico" dell'usura della gomma posteriore che fa perdere grip nella seconda parte di gara.

Manca intraprendenza nella fabbrica di Iwata, Valentino Rossi al termine della batosta austriaca preferisce non mettere ulteriormente il dito nella piaga. Alle belle parole dovranno seguire i fatti, colmare il deficit, fare passi avanti nelle restanti otto gare, sebbene un decisivo step non sarà compiuto prima dell'anno prossimo. Troppi gli errori commessi sul software elettronico, sarà necessario investire di più come già avvenuto in passato nei momenti difficili. Ma chi pagherà per i gravi errori?

RossiGetty

Valentino Rossi chiede risposte veloci

Ancora una volta Valentino Rossi ha recitato la sua parte da protagonista risalendo dal 14° al 6° posto al termine dei 28 giri del GP d'Austria. Nessuna Yamaha nella top-5 non accadeva dal GP del Giappone dell'anno scorso e stavolta è stato impossibile persino tenere il passo di Cal Crutchlow.

La differenza con i primi tre è stata abbastanza grande, questa è una pista dove sapevamo di soffrire di più, però tutto l’anno quei tre lì, Marquez e le Ducati, se non sbagliano sono più veloci di me, della Yamaha ufficiale. Per il resto è stata una buona gara, stamattina abbiamo fatto una buona modifica al setting che mi ha aiutato a poter tenere un passo più costante. Però partivo troppo indietro, sono stato sfortunato perché ho rotto venerdì mattina ed era l’unica possibilità per entrare nei dieci, se fossi partito un po’ più avanti avremmo potuto battagliare con Petrucci.

Il campione di Tavullia conserva il secondo posto in classifica ma il leader del campionato Marc Marquez ha allungato ulteriormente il divario a +59. Più che guardare avanti in classifica l'attenzione è puntata alle spalle, con le due Ducati che fanno sentire il fiato sul collo.

Quest’anno sono salito cinque volte sul podio e dove sono andato veramente forte è stato il Qatar e il Sachsenring. Gli altri tre podi sono arrivati perché uno fra quei tre lì è caduto o comunque non erano a posto, quindi siamo riusciti a prendere più punti e riesco ad essere ancora secondo in campionato. Purtroppo non siamo veloci per il podio, anche perché loro sono tre, ci sono piste dove soffriamo di più, altre dove soffriamo di meno. Ad esempio a Brno sono riuscito a battere Crutchlow, mentre qua non ce l’ho fatta.

Con l'elettronica che richiede tempi di gestazione piuttosto lunghi è difficile immaginare un finale di stagione esaltante per Valentino Rossi, fatta eccezione per qualche tracciato particolarmente favorevole alla Yamaha, come Phillip Island o Sepang. Tutto dipenderà dagli esiti dei prossimi due test in programma ad agosto, sebbene la sensazione è che i tecnici di Iwata necessitino di molti mesi di lavoro per mettersi al passo delle dirette avversarie.

La Yamaha ha i suoi punti di forza, ma è anche questione di approccio. Gli altri rischiano di più, ci provano, investono di più e alla fine su quattro cose che non vanno bene una l’azzeccano. In questi giorni abbiamo parlato già tanto, sappiamo che dobbiamo migliorare, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare... Qui sono migliorie e sviluppo nel corso della stagione e bisogna pensare adesso, non si può pensare all’anno prossimo per risolvere i problemi.

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