William McCrum, l'uomo che inventò il calcio di rigore

Imprenditore sfortunato e giudice di pace, il portiere irlandese ideò il "tiro libero" perché mal tollerava i falli dei suoi difensori sugli attaccanti avversari.

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“Ti interrompo perché l’arbitro ha decretato un calcio di rigore contro la squadra di casa: un difensore ha steso l’attaccante avversario in piena area. La palla è già sul dischetto”. Quante volte ci è capitato di sentire un racconto come questo in auto e trepidare per l’esecuzione dagli 11 metri?

Tutto normale, certo, ma non è sempre stato così. Il calcio lo hanno inventato gli inglesi, si sa, ne hanno codificato le regole e quelle fondamentali sono rimaste per gran parte immutate nei secoli. L’ultimo cambiamento radicale, il divieto per il portiere di raccogliere con le mani il retropassaggio dei compagni, fu introdotto nel 1992: dopo oltre un secolo era arrivato il momento di dire basta a perdite di tempo che erano diventate stucchevoli e ostacolavano lo spettacolo.

Ma il vero cambiamento epocale nelle regole codificate del gioco del calcio – e qui si parla esclusivamente delle norme che disciplinano il football giocato, escludendo quelle che non riguardano il comportamento in senso stretto dei 22 in campo, come quelle legate alla tecnologia - risale a un secolo prima e riguarda l’introduzione del calcio di rigore.

penaltyGetty Images

William McCrum, la storia del portiere che inventò il calcio di rigore

Sì, per quanto oggi possa sembrarci incredibile, il penalty non nacque contestualmente al gioco del calcio. Agli albori di questo sport, infatti, un fallo di mano o un atterramento di un avversario in prossimità della propria porta veniva punito con un normale calcio di punizione. Col risultato che bastava che la squadra in difesa schierasse una muraglia umana di 10 giocatori sulla linea di porta più l’estremo difensore e per gli attaccanti segnare diventava praticamente impossibile.

Qui entra in gioco William McCrum. Nato nel 1865 a Milford, un villaggio irlandese della contea di Donegal, ai confini con l’Ulster, William era rampollo di famiglia molto agiata. Il padre, a dire il vero, era proprio un milionario: costruttore edile, industriale del lino e sceriffo della contea, lasciò al figlio un patrimonio decisamente consistente che però William, vittima di consiglieri poco fidati e pare anche dell'alcol, non fu in grado di amministrare in modo altrettanto brillante.

Diciamo che aveva altro per la testa: filantropo – alla sua morte la casa di famiglia, uno dei pochi beni rimasti, divenne un ospedale – giudice di pace a tempo perso, scacchista accanito e appassionato di sport, quello decubertiano in senso stretto però, William McCrum fu anche portiere di calcio. Difese per molti anni i pali del Milford Everton, partecipando anche al primo campionato nordirlandese di calcio. Era il 1890-91. Non fu una stagione esaltante per William e per la sua squadra che finì per retrocedere: zero vittorie, con 10 reti realizzate e ben 62 subite, tutte dal povero McCrum.

Ma i valori propugnati dal barone de Coubertin erano talmente innati e radicati in lui che non solo non si perse d’animo e continuò la sua carriera nel Milton, ma si battè con grande candore per migliorare il gioco del football, anche attraverso la rivoluzione copernicana che portò in pochi anni all’introduzione del penalty. McCrum, infatti, mal tollerava le piccole furberie dei suoi compagni di difesa e col tempo vedeva montare il disgusto per i tocchi di mano o ancor più per certi interventi troppo irruenti contro gli attaccanti avversari. Poco importava, a lui, che tali comportamenti favorissero la sua squadra. Semplicemente erano contrari allo spirito dello sport e per questo andavano combattuti severamente: di sicuro non erano sufficienti quelle punizioni a pochi metri dalla porta che andavano a infrangersi contro la muraglia umana.

L’idea la mutuò dai duelli, ancora molto usati all’epoca fra gentiluomini per risolvere le controversie più disparate. Cambiavano solo il luogo e le armi: anziché all’alba dietro al cimitero con le pistole, i due contendenti si ritrovavano, da soli faccia a faccia, sul campo di gioco, l’uno col pallone piazzato a 12 yard – 11 metri quasi esatti – dalla linea di porta e l’altro con i guantoni. Uomo influente, McCrum non ebbe difficoltà a far approvare la sua idea, pare nel 1890, dalla Irish Football Association, mentre gli inglesi, sempre scettici verso i cugini irlandesi, non ne vollero sapere. Ma William non dovette attendere a lungo: pochi mesi dopo, infatti, nel quarto di finale della Coppa d’Inghilterra fra Stoke City e Notts County un difensore bloccò con le mani in piena area il tiro di un attaccante avversario e la conseguente punizione si infranse sulla barriera.

I tempi erano maturi: il 2 giugno 1891 l’International Football Association Board approvò l’introduzione del penalty al punto 13 del regolamento e, per quanto le fonti ci possono aiutare, quattro giorni dopo il pubblico di Airdrieonians-Royal Albert, match di un torneo scozzese, assistette sbalordito a quella nuova diavoleria. Il dischetto non esisteva ancora e la distanza fu contata a passi dall’arbitro, mentre invitava gli altri giocatori a posizionarsi 6 yard dietro la linea della palla: l’attaccante James McLuggage spiazzò il portiere James Connor e alla fine il Royal Albert la spuntò per 2-0. La strada era tracciata.

Robert Mc Crum, pronipote di William ha dichiarato, con perfetto humor britannico, in un'intervista a Sky:

Credo che solo un portiere potesse inventare il calcio di rigore, perché il calcio di rigore lo mette al centro di tutto. Comunque sarebbe bello se ogni volta che viene assegnato un penalty, a noi McCrum venissero pagate le royalty.

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