Juventus, il ritorno di Bonucci: "Trasformerò i fischi in applausi"

Dopo un anno da capitano del Milan (e tante polemiche), il difensore torna a vestire la maglia bianconera: alle 14.30 la conferenza stampa all'Allianz Stadium.

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Quando l'anno scorso Leonardo Bonucci è passato a sorpresa dalla Juventus al Milan, in pochi avrebbero scommesso su un suo ritorno in bianconero. Quando successivamente ha segnato (ed esultato di gusto) nella partita all'Allianz Stadium contro la sua ex squadra, probabilmente nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo sul clamoroso dietrofront.

Bonucci, però, di tutte queste considerazioni si è curato ben poco e, sorprendendo tutti, ha chiesto e ottenuto di poter tornare indietro, dal Milan alla Juventus.

Va da sé che non tutti i tifosi juventini abbiano gradito le sue scelte dell'ultimo anno, compreso il ritorno a Torino avvenuto ufficialmente dieci giorni fa. Oggi invece è arrivato il momento della presentazione ufficiale, in cui il difensore si sottoporrà alle domande dei giornalisti per la prima volta dal suo rientro in bianconero.

Juventus, la conferenza stampa di Bonucci

L'appuntamento è all'Allianz Stadium, dove alle ore 14.30 Leonardo Bonucci presenzierà la sua conferenza stampa di presentazione. Un'occasione per tentare di mettere il recente passato alle spalle e ricominciare da dove aveva lasciato. Ecco tutte le sue parole.

Che cosa hai visto in questo anno di non Juventus, come pensi di dimostrare sul campo la tua scelta?

Sicuramente la Juve l'ho vista bene, come sempre e come ci ha abituato in questi anni. La Juventus vince in Italia perché ha programmazione, talenti una società solida e ben organizzata. Sono stato contento di tornare ed entusiasta di iniziare questo nuovo percorso insieme a vecchi compagni e nuovi, con l'obiettivo di migliorare sul campo. Allenarsi con i migliori ti porta a migliorare. Io lo farò costantemente e ogni giorno, perché devo recuperare il tempo passato fuori da qui, che sicuramente mi ha dato qualcosa in più a livello umano, ma mi ha tolto a livello di vittorie. Ad oggi penso che l'unica risposta che debba dare a tutti, a cominciare da società, allenatore e tifosi, sia sul campo con sacrificio, senso di appartenenza e fame.

Perché sei voluto tornare?

Perché mi mancava casa. Ogni viaggio ha un ritorno a casa. Ringrazio la società Juventus, l'allenatore, il mio agente e il Milan che mi hanno permesso di essere qui oggi e cominciare questo percorso, con tanto entusiasmo e tanti obiettivi da centrare.

Come è il rapporto con Allegri e quando ti sei pentito di aver lasciato la Juventus?

Sono discussioni quelle che sono successe e che fanno parte delle annate calcistiche. Ci siamo visti più di una volta durante l'anno, sia in campo che fuori per delle premiazioni. C'è stato modo di parlarci e chiarirci. Il rapporto è ottimo e da persone intelligenti ci siamo stretti la mano e abbracciati. Vi racconto l'aneddoto che è successo a Londra per ritirare il premio della Top 11 e incrociando il mister, che non aveva vinto perché era arrivato dietro Zidane, avevo dedicato a lui il premio. Se sono migliorato nella gestione della partita è proprio grazie ad Allegri. Sono cose che succedono, si guarda avanti, più vogliosi di prima. Quando ho scelto di andare via dalla Juventus è perché le mie emozioni mi hanno portato a prendere quella decisione. Con il tempo ho maturato che le decisioni prese in un momento di rabbia non siano quelle giuste e ho avuto la fortuna di poter tornare indietro, in quella che sento ancora la mia casa.

Avrai sicuramente messo in conto la reazione dei tifosi. Cosa ne pensi?

Li capisco, li rispetto. Negli anni della Juventus e in quelli del Milan a fine partita sono stato sempre il primo ad andare a ringraziarli. La mia decisione dello scorso anno, sicuramente molto emotiva, deriva dal fatto che in quel momento non mi sentissi a mio agio nel continuare. Con quelle emozioni non sarei stato me stesso, così ho preferito cambiare. Quel cambio che pensavo potesse darmi qualcosa in più, poi durante la stagione non si è rivelato tale. Quando lasci il cuore in un posto, nella casa che frequenti tutti i giorni, poi questo ti porta a fare un passo indietro e nonostante avessi richieste da altre squadre in Europa la mia unica voglia era tornare alla Juventus. Capisco quello che abbiamo visto e sentito, accetto i fischi. Quando saranno di quelli avversari mi caricheranno. Se ci saranno quelli dei miei tifosi starà a me trasformarli in applausi.

Il tifoso si aspetterebbe delle scuse. Tu ti senti di scusarti?

Io credo che la mia risposta dovrà essere sul campo semplicemente per il fatto che sono un professionista. E anteponendo gli interessi della Juventus con lo stato emozionale che vivevo un anno fa ho preso quella decisione. Se oggi mi si presentasse di fronte un'offerta per lasciare la Juventus non la accetterei mai. In un anno sono cresciuto a livello umano. La Juventus per me è stata tutto negli anni che l'ho vissuta, un qualcosa che mi ha fatto crescere a livello esponenziale dal punto di vista calcistico e umano. In questi anni ho vissuto vicissitudini extra calcistiche importanti e la Juve mi ha fatto sentire l'appoggio sempre. Quando ci siamo lasciati, lo abbiamo fatto con una stretta di mano e un abbraccio con il presidente. Forse perché in cuor mio sapevo che sarebbe potuto succedere quello che poi è successo. Da oggi inizia una nuova sfida, con un entusiasmo che non avevo prima. Ora mi sento migliore come uomo e devo recuperare qualcosa che ho lasciato per strada come calciatore: ho la fortuna di confrontarmi con i migliori al mondo ogni giorno. Difenderò la maglia della Juventus come fatto nei sette anni passati. Quando scendo in campo non esiste nient'altro che puntare alla vittoria.

Quando hai pensato di tornare alla Juventus? E tornando indietro rifaresti l'esultanza allo Stadium?

Non c'è una data precisa. Nel momento in cui Milan, Juventus e Bonucci erano d'accordo sul trasferimento, credo sia stato bello per tutti ritrovarci. Il Milan ha fatto le proprie valutazioni, io le mie perché volevo vincere e la Juve le proprie. Siamo stati tutti contenti nel portare avanti il trasferimento. Sull'esultanza sono un difensore e mi capita poche volte di fare gol (ride, ndr). In quel momento ho esultato, non so. A volte quando vedevo altri giocatori che non esultavano un po' li criticavo. Secondo me in quel momento stai difendendo i colori della tua squadra, sei un professionista. Spero di regalare ai tifosi dopo l'amarezza di quell'esultanza tante altre di gioia.

Come si passa da giocatore tra i più amati a questa condizione?

L'importante è che la Juventus torni a vincere. Con le vittorie e le prestazioni tutto si sistema. Ho fatto un anno da capitano del Milan perché la società voleva identificare in un nuovo acquisto il progetto, ma poi sappiamo bene come sia andata a finire. Basta con il passato, le mie motivazioni sono tutte concentrate sulla Juventus. Non voglio essere banale e ripetitivo, ma veramente mi sento a casa.

L'ultima partita a Cardiff, sono cambiate tante cose. Che obiettivo hai?

L'obiettivo è arrivare a Madrid, essere competitivi e vittoriosi ogni partita, arrivare a giocarci Scudetto, Coppa Italia e Champions League. Quando vesti questa maglia gli obiettivi sono chiari e semplici dall'inizio.

La trattativa inizia sempre con una telefonata, chi l'ha fatta a chi? E perché quella rabbia l'anno scorso?

Il mio agente per fortuna ha giocatori che stanno nella Juventus. C'è stata una chiacchierata con il direttore e da lì è nata la possibilità. Il Milan ha accettato, pur essendosi guardato intorno prima di intavolare una trattativa con la Juventus, per mandarmi all'estero. La mia volontà però era diversa, così come quella della Juve di riprendermi e siamo stati tutti felici e contenti. La rabbia era derivata da una serie di episodi successi, tra cui una discussione con il mister. Poi non mi sentivo bene con me stesso per poter rendere ed essere all'altezza di questo club. Ho preferito fare questa scelta e oggi siamo tutti qui.

Trovi una Juventus con Cristiano Ronaldo, pensi sia il più forte contro cui hai giocato?

Visto le precedenti annate, avere Ronaldo dalla parte nostra, se mai incontreremo il Real Madrid almeno non si partirà dall'1-0 per loro. Allenarsi con lui è uno stimolo in più per tutti. Non tralascia nulla, sempre concentrato dal primo all'ultimo secondo dell'allenamento. Ci permette di alzare il livello, sia in campionato che nelle partite europee, dove la differenza la fa il dettaglio. Ho la fortuna di avere accanto a me giocatori veramente forti: sarà stimolante la concorrenza e scendere in campo ogni giorno per l'allenamento dove dovrai dare il tuo meglio. Contro ci sono giocatori che possono farti fare brutte figure anche in allenamento.

Cosa ti porti dietro dal Milan?

Nell'anno del Milan penso che su tutte io sia stato fortunato a conoscere e stare molto a contatto con Gattuso. Secondo me una grandissima persona, lui ha risollevato le sorti del club arrivando a novembre. Torno dopo un anno con un bagaglio importante a livello umano, perché ho avuto la fortuna di crescere e soprattutto di stringere ancora di più il rapporto con i miei figli, la mia famiglia, che è rimasta qui a Torino. Mi sento un essere umano migliore, pronto a dare tutto per la causa. Sul progetto penso sia alla luce di tutti ciò che è stato l'anno al Milan. Da dentro cercavamo di isolarci, ma ora guardo avanti. Grazie a questa esperienza oggi sono entusiasta di essere qui e molto determinato.

Sembra quasi che la scelta emozionale dell'estate scorsa sia durata poco?

Non è che è arrivato subito il disagio, ma non c'è un momento preciso. Io sono un professionista, ho lavorato e difeso la maglia del Milan come meglio ho potuto. Normale che arrivato a un certo punto si facciano delle riflessioni. Essendo io uno che vuole sempre vincere, la soluzione migliore era la Juventus. Il mio agente è un grande agente, ha rapporti con la Juve per altri giocatori, da cosa nasce cosa e per fortuna siamo qui, tutti pronti per un nuovo percorso.

Quando rivedremo l'hashtag #finoallafine?

Credo che in queste cose non ci sia un tempo. Vanno sentite e vissute. Fosse per me lo metterei domani (ride, ndr), ma a parte gli scherzi sono sempre stato juventino da quando sono nato. Quest'anno speriamo di poterlo mettere molto presto, perché significherebbe davvero essere tornati a casa ed essere tutti di nuovo una grande famiglia.

Quanto conta quello sgabello?

Sfatiamo un tabù, io sono uno che vive le partite in modo molto nervoso, si fa trasportare dagli eventi. Avevo il mio posto, ero in mezzo a dieci persone, poi mi sono spostato un po' più in basso. Ma quando è arrivato il legittimo proprietario del posto me ne sono andato e ho preso quello sgabello per cinque minuti, che sono stati la mia rovina (ride, ndr). Non è per colpa dello sgabello, anzi a casa ne ho diversi. Lo riproverò.

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