NFL Hall of fame: le emozioni di Lewis, Dawkins, Moss e Urlacher

La cerimonia d'inserimento alla Hall of fame è stata ricca di emozioni e personalità di livello come Dawkins, Lewis, Moss e Urlacher.

Tutta la carica di Ray Lewis nella Hall of Fame Getty Images

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L'NFL ha dato un primo assaggio della nuova stagione con l'Hall of Fame game giocato da Ravens e Bears per cominciare a fare sentire il gusto del football a tutti gli appassionati, ma il nome del match di apertura non è dato a caso, in quanto gli eletti dell'anno 2018 hanno potuto prendere il loro premio alla carriera lo scorso sabato. La giacca color oro che viene messa sulle loro spalle ha un significato che rimane per una carriera…per una vita intera.

I ricordi di chi già amava il football a fine anni 90 si sono fatti più vivi, rivivendo quei giocatori che hanno segnato un'epoca venire insigniti con la più alta onorificenza dopo il titolo. Ray Lewis, Brian Dawkins, Randy Moss e Brian Urlacher sono stati i personaggi della serata, perchè hanno saputo emozionare tutti gli spettatori mascherando relativamente la loro emozione e facendo scorrere anche qualche lacrima. Con loro sono stati insigniti anche Terrell Owens che ha disertato la cerimonia per farne una "privata" nella sua alma mater a Tennessee, Bobby Beathard, Robert Brazile e Jerry Kramer.

Ray Lewis

Il giocatore non ha bisogno di presentazioni, il personaggio nemmeno, tanto da essere stato il primo della storia della cerimonia ad avere un microfono wireless che gli ha permesso di muoversi liberamente e dare spettacolo per 33 minuti e 17 secondi, ovvero il record assoluto per uno speech di consacrazione. Le sue parole sono state toccanti e hanno ricordato quelle di Kevin Durant dopo la nomina di MVP, infatti ha raccontato della sua prima partita di football all'età di dieci anni, di una prima azione non andata esattamente come nei piani e di quel momento che ha cambiato la sua vita. Tutto questo è stato frutto dell'intuizione di sua mamma, che lo ha condotto in quella che sarebbe stato il suo futuro umano e professionale. Per questo e altri motivi che ha spiegato perché sua mamma sia il suo vero Hall of Famer. Nel finale gridando a ripetizione Baltimore, Baltimore ha anche fatto ballare il pubblico in quello che è stato un vero e proprio show.

Brian Dawkins

Ricevere la giacca che inserisce di diritto nella storia NFL e prendere il palco esattamente con il rituale che caratterizzava ogni entrata in campo della sua carriera, è stato un momento evocativo per tutti i suoi tifosi, in particolare quelli degli Eagles che nonappena sono stati imbeccati da Dawk per l'amore mostratogli, hanno fatto andare in tilt il rilevatore di decibel. Il momento più toccante dello speech arriva quando con le lacrime agli occhi racconta della depressione che stava avendo il sopravvento su di lui e lo aveva portato addirittura ad architettare il suicidio. L'idea era quella di lasciare tutti i soldi alla moglie, che con la sua scomparsa avrebbe potuto provvedere alla famiglia. È stato il momento più buio dal quale però è uscito alla grande, conducendo una carriera da uomo simbolo dei Philadelphia Eagles che ora, anche grazie a lui e al suo appoggio al di fuori del campo, hanno vinto il Super Bowl. La sua esperienza può essere d’esempio, come ha detto a più riprese, per tutte quelle persone che cadono in quella patologia:

Muovetevi, perchè dall'altra parte del vostro muro c'è un mondo da vivere e quando avrete vinto il dolore sarete delle persone migliori.

Questa è la storia della sua carriera e del suo piccolo dramma, che da quando Kevin Love ha accettato di aprire al mondo, è sempre meno visto come demone, ma più come testimonianza di positività. 

Randy Moss

Nello sport americano e nella NFL in particolare, il senso di appartenenza alla propria alma mater o alla comunità in cui si è cresciuti è molto presente e il concetto di "restituire" la fortuna che si ha avuto nel successo sportivo è insita in tanti campioni, che con una frase fatta ma in cui credono, non vogliono dimenticare da dove sono venuti. Questo concetto è il sale del discorso di Randy Moss, che è stato sorpreso dalla visita di Bill Belichick e Robert Kraft alla cerimonia, con il coach ripagato di una dedica particolare che riguardava il grande rapporto umano creatosi ai tempi dei Patriots. Come coach Belichick abbia tirato fuori il meglio ogni giorno dal Randy Moss uomo è testimoniato dagli attestati di stima che gli ha riservato e anche se il sogno del titolo è svanito sul più bello le parole di sincera ammirazione fanno da contorno all’emozioni. Quando poi ricorda i momenti passati a Rand, West Virginia, trattenendo a fatica le lacrime, ripercorre tutti i passi che lo hanno fatto diventare il campione e l'uomo che tutti conoscono, tanto da invitare tutta la comunità a condividere con lui la giacca color oro che vuol dire storia, ma che per lui significa famiglia, quella che a Rand ha sempre avuto e mai dimenticato. 

Brian Urlacher

La storia dei middle linebacker dei Bears parla da sola e come Brian ha spiegato è semplicemente il ruolo chiave della storia di una franchigia che ha fatto sempre della difesa il proprio credo e la propria forza.

Ai tifosi di Chicago piace chi difende.

E questo significa sacrificio, abnegazione ed etica del lavoro per lottare sempre su ogni pallone cercando di leggere le intenzioni avversarie e neutralizzare i migliori attaccanti del gioco. Quest’etica e perseveranza arriva dal suo patrigno che per lui è stato come un padre e gli ha insegnato la lotta all'interno di ogni ambito della vita, anche quando suo papà non poteva essere presente. Una dedica speciale a una persona importante che gli ha permesso di diventare uno dei migliori 138 giocatori nella storia e che quasi si sentiva in imbarazzo nel mettersi nell'elenco dei grandi difensori della franchigia. Anche lui è stato un game changer, nonché uno dei migliori interpreti in assoluto del ruolo che ha elevato a picchi sino a quel momento inesplorati.

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