Il fondo Elliott è il Diavolo: virtù e vizi dei nuovi padroni

Tutto quello che dovete sapere sul Fondo Elliott: vizi e virtù di chi non ha paura di rischiare tutto.

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C'era una volta Silvio Berlusconi. Poi fu la volta di Yonghong Li, che tutto rimborsò meno 32 milioni di euro fatali. Erano quelli anticipati dall’hedge fund di Paul Singer per l’ultimo aumento di capitale deciso dal Cda rossonero: la deadline è stata superata, ciao ciao proprietà cinese, con Elliott non esistono proroghe.

Il fondo Elliott è il Diavolo? In qualche modo ora è il Milan (ammesso che una proprietà possa incarnare i valori e la storia di un club non appena firma un documento). In qualche modo ha costruito negli anni un'aurea di infallibilità, a tratti rischiando tutto, a tratti con una sicurezza sinistra. Ex cathedra, a Wall Street, Singer, il boss del fondo che porta il suo nome, non sbaglia mai. E ha fruttato sempre e comunque: senza badare a niente e a nessuno, dicono i più maligni.

Nel mondo della finanza si sa: quando si tratta con Elliott, non è più il caso di scherzare. Quando Singer guarda dalla tua parte, delle due l'una: o la tua faccia somiglia incredibilmente ad un ottimo investimento, o probabilmente lo sembrano i tuoi debiti.

Un fondo di pressione: come Singer sa stare al mondo

Il fondo Elliott, come lo chiameremo da qui in poi, anche se sarebbe forse più corretto definirlo Elliott Management Corporation, è uno dei fondi più antichi: è stato fondato nel 1977, gestisce qualcosa come 34 miliardi di asset. Fisicamente ha volti, visi, mani, braccia: 440 persone circa, tra cui 160 professionisti dell'investimento. Geograficamente ha sedi a New York, Londra, Hong Kong e Tokyo. Ha una sola incredibile mente creatrice: Paul Elliott Singer. Potete chiamarlo, se volete, anche presidente, amministratore delegato e co-Chief Investment Officer. Cosa combinano ogni giorno al fondo Elliott? Da sito, "approccio multi-strategico di trading che comprende un'ampia gamma di strategie", tra cui "distressed securities, equity-oriented, hedge/arbitrage, commodities trading" ma anche titoli di debito, protezione della volatilità del portafoglio, private equity, private credit e titoli immobiliari. Fanno fruttare soldi, e bene: dal 1977 ha avuto risultati negativi solo per due anni.

Elliott è uno dei fondi più temuti e stimati negli Stati Uniti, e mai come in questo caso la stima per il lavoro impeccabile e i ritorni garantiti sugli investimenti fanno rima con qualcosa che si muove sotto la superficie. Una specie di chirurgia senza etica, infallibile, eppure redditizia, eppure in qualche modo con una sua morale, una sua fiducia incrollabile nella legge: la spinta propulsiva che guida la fame instancabile del fondo Elliott li porta spesso dove è stato commesso un grave peccato economico. Qualcuno non sta restituendo quanto deve, qualcuno non si sta comportando come deve, qualcuno non sta rispettando gli accordi. 

La scia di liquidità che manca attrae il fondo. Questa volta, il Milan. Il fondo Elliott non è un padrone qualunque: non è Leonardo, con il suo rassicurante saper stare al mondo, non è il volto granitico e leggendario di Maldini o le facce in fuga di Fassone e Mirabelli. Non è Higuain, no: è un padrone che forse venderà, forse deciderà di tenere, ma no, non è un padrone come gli altri. Il progetto, a sentir Maldini, è a medio-lungo termine. La serietà assoluta ha convinto perfino lui, Paolo Maldini, che mai prima d'ora si era riavvicinato al Milan. 

Singer si è fatto da solo (ma tutto il resto lo ha fatto con altri)

La storia di Singer comincia a Tenafly, vicino New York. Si capisce che c'è agio, perfino ricchezza: villini ordinati, giardini curati. Ora Singer ha 72 anni, è americano ed è il 745esimo uomo più ricco al mondo nella classifica 2017 di Forbes. Il suo patrimonio personale è di circa 2,7 miliardi di dollari. Ma tutto comincia a Tenafly.

Figlio di un farmacista, Singer cresce nell'ordine, prende una laurea in psicologia e una specializzazione in legge ad Harvard. La sua creatura, Elliot Management, di cui ha in mano il 90%, è valutata 31,4 miliardi. E da quando è stata fondata nel 1977, dati alla mano, ha avuto un rendimento annuale del 13,5%. Tutto comincia con questo mix: psicologia, studio della mente umana e fiducia incrollabile nella legge sovrana. Specialmente se è dalla sua parte. Sfruttandone tutte le pieghe, appoggiandosi alle lobby quando serve, ai giudici quando gli altri non ne hanno il coraggio o la forza. 

Singer ha investito ovunque, rischia dove deve, ha voglia e forza di muoversi in maniera tentacolare. Ha quote anche in Italia, in Telecom, e nel 2016 è entrato nel capitale di Ansaldo Sts, azienda genovese attiva “nel settore dell’alta tecnologia per il trasporto ferroviario e metropolitano”.

Ad ogni modo Singer non stravede per "The Donald"Getty Images
Ad ogni modo Singer non stravede per "The Donald"

In ogni caso è un repubblicano di larghe vedute: Singer sostiene finanziariamente con forza (oltre 10 milioni di dollari) i diritti della comunità Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) da quando nel 1998 il suo secondo figlio, Andrew, gli ha rivelato di essere gay, sposandosi poi nel 2009 in Massachusetts con il suo partner. L'altro figlio, Gordon, si sta occupando del Milan. Gordon è andato a cena con Gattuso, discrezione massima, dirige la filiale di Londra dell'impero paterno. "Pazienza e persistenza sono i suoi segni caratteristici", sottolinea del papà Jon Pollock, co-responsabile del fondo Elliott. E a chi lo accusa di non avere pietà Singer risponde: 

Faccio solo rispettare la legge e le mie battaglie legali aiutano a evitare che leader statali irresponsabili usino male o, peggio, rubino i soldi che vengono loro prestati

Virtù e vizi di un fondo di investimento

Pietà. Tra le pieghe del fondo Elliott ci sono anche storie complesse, dove l'etica sembra smarrirsi come acqua in una miriade di tubature fino a scomparire. Come quella  braccio di ferro e di carne che ha quasi divorato un'intera nazione. Siamo nel luglio 2014, era un'estate fresca, addirittura a Roma si è registrato il picco di temperature più basso negli ultimi 64 anni. Malagò incontrava Albertini e Tavecchio per provare a testerne i programmi, la Juventus era un cantiere a cielo aperto e pareggiava in amichevole 0-0 col Cesena (si rivedeva Pirlo, per dire).

Nml, una sussidiaria di Elliott, ha comprato a prezzo bassissimo i titoli di stato argentini, in un momento di grande difficoltà per il paese sudamericano. Poi non ha aderito alla ristrutturazione del debito. A quel punto è andata in tribunale: ha fatto causa all’Argentina per ottenere il rimborso integrale del valore di quei bond. Rimborso integrale, causa vinta, il giudice Griesa della Corte Federale di Manhattan gli dà ragione, bloccando il pagamento degli interessi agli altri risparmiatori. In questo modo de facto l'Argentina è crollata, tecnicamente fallita, in soldoni. Prima Nml, poi gli altri, grazie.

L'operazione "Tango bonds”, l'hanno chiamata così, vede entrare in una cristalleria i vivaci amici di Singer quando già l’Argentina era, o stava per andare in default. Come scrive Financial News, il fondo Elliott ha comprato "millions of dollars in bonds that earned 101% interest per year". E non è un errore di battitura. Cosa succede? Il normale investitore vuole svendere e a prezzi stracciati, perché sente aria di tempesta. Il fondo Elliott, o chi per luii, compra, eccome se compra. Non ha nessuna paura: operare sul debito degli Stati Sovrani è proprio il suo segno distintivo su carta d'identità.

Sempre lo stesso schema: fiutare una scia di denaro possibile, azzannare la preda, mollarla solo dopo aver agito per vie legali per ottenere il pagamento integrale del capitale e degli interessi contrattati in origine. Con il Milan delle due l'una: o si tratta di un salto di qualità del fondo o altro. Che è difficile da concepire: le vie di Singer non sono le nostre vie. Per esempio: ad un certo punto della disputa argentina (che un premio Nobel, Stiglitz, ha definito "una bomba americana nel sistema economico globale" ), Elliott ha persuaso un tribunale in Ghana a prendere in ostaggio e consegnargli una nave della Marina argentina che stava attraccando nel paese africano. Non so se rende l'enormità della questione: in Ghana, c'era una nave bloccata da Singer per fare pressione sull'Argentina. In Ghana. La nave si chiamava ARA Libertad, aveva 200 persone a bordo. Una cosa da guerra fredda. E la bomba atomica sventolata che fa paura è Elliott. 

Elliott contro stati sovrani, in tre atti:  

  • 1996, Perù: compra 20 milioni di dollari di debito di stato. In appello ottiene 58 milioni di dollari comprensivi degli interessi. Nel mentre Singer fa sequestrare il jet del presidente peruviano, Alberto Fujimori 
  • 2002, Argentina: dopo 15 anni vince la causa per i "Tango Bonds". Ottiene 2,4 miliardi di dollari, l'equivalente di un guadagno di almeno dieci volte la cifra investita. 
  • Congo: investe 10 milioni di dollari su un debito valutato sulla carta 400 milioni. La causa giudiziaria porta anche al congelamento di alcuni pagamenti petroliferi. Costringe il presidente americano George W. Bush di adottare una clausola che impedisce il sequestro di assets congolesi in Usa da parte dell'hedge fund di Singer. Ottiene 127 milioni di dollari.

Chi lo conosce, tratteggia in Singer un sincero disprezzo per chi non riesce a stare al suo passo, ad obbedire alle sue regole (comunque mai etiche, o per la gloria mundi). "Lui non inizia a litigare per il gusto di combattere. Crede profondamente nello stato di diritto e che i mercati liberi e le società libere dipendono dal rafforzarlo ", ha dichiarato un altro gestore di hedge fund, Daniel S. Loeb. Chi lo conosce dice che questo stock di attività diversamente etiche è minimale rispetto a tutto il bagaglio di operazioni che lancia il fondo Elliott ogni giorno. 

L'Argentina, dicono, "era un debitore particolarmente recalcitrante che aveva chiaramente i mezzi per pagare le riserve", come leggiamo sul New York Times del 30 luglio 2014. Stiglitz continua: "Singer e gli altri hanno già fatto molti danni". Rincara la dose Sol Bodnar, un giovane produttore cinematografico argentino: "Sento che non gli importa delle persone e del futuro di questo paese. È come se queste persone che hanno il potere ridessero di fronte a noi cittadini comuni". Avrà riso Singer, anche quando ha sentito le parole che seguono.

Un ex presidente argentino ha coniato una definizione destinata a trovare fortuna sui giornali: li ha chiamati "fondi avvoltoio". Axel Kicillof, ex ministro dell'Economia albiceleste, ha definito i negoziati con Singer "estorsioni". Ah, 15 anni di cause per i bond argentini, rendimento del 369%. Un bel colpo. Pazienza per tutto il resto, morale compresa. Questa parola, in alcuni universi, è bandita da sempre, non siate puritani. Qui stiamo parlando di una garanzia firmata col titanio: quando c'è Elliott, si può stare tranquilli.  Curioso, perché nell'estate 2018, una delle più calde di sempre, sarà Yonghong Li ad addossare ad Elliott tutto il livore per l'impresa fallita, e il peso stesso del fallimento. Avrà riso di lui comune mortale, il buon Singer, a sentirlo parlare così:

La condotta di Elliott si è sempre rivelata incurante e predatoria: in breve, il tipico comportamento di un “fondo avvoltoio”

Lo ha accusato di aver imposto paletti e restrizioni, e fa rima con una massima che si sente spesso dire intorno alla figura di Singer: "Quando decide di entrare in una società mette pressione al management ma il risultato di solito è uno sviluppo del rendimento azionario". Pressione. Un volo in cerchio, sopra la testa. O meglio ancora: una costante pressione che dirige gli sforzi altrui dove vuole lui, i debiti altrui dove vuole lui, i risarcimenti altrui dove vuole lui. Pressione, spinta, che deve trovare una valvola di sfogo, per forza, altrimenti rischia di scoppiare. Quando entra in una società, comincia la pressione. Tutta la società deve modificarsi, migliorare, effettuare immediatamente un cambiamento di connotati. Meglio se con le sue sembianze, meglio se con la faccia di Singer.

Il fondo Elliott è la casa costruita sulla roccia: molti altri hedge fund hanno perso clienti a causa delle loro modeste performance e degli alti costi. Al contrario, quando lo scorso maggio Singer ha riaperto il fondo a nuovi investitori ha messo insieme qualcosa come 5 miliardi di dollari in 24 ore. Le userà per finanziare le sue battaglie e gli all-in in tutto il mondo, una anche in Italia, contro i giapponesi di Hitachi, che hanno comprato dall’ex Finmeccanica il 40% di Ansaldo Sts a cui hanno aggiunto un altro 11% attraverso operazioni di mercato e il 100% di Ansaldo Breda. Secondo Elliott Hitachi sta sfavorendo i piccoli azionisti, tra cui lo stesso Elliott. Insomma, secondo Elliott è guerra, e l'essenza stessa di Elliott è una continua politica espansionistica. Ammirevole per portata, capacità, visione. 

In una settimana il fondo Elliott può annunciare l'ingresso in Sky, in Hyundai, in Commvault Systems, una società di software quotata in Wall Street. Non solo: TWA, MCI, WorldCom, Enron, Chrysler, Delphi Automotive, Novell, Skopko, Adecco, Hess, Elektrim, cause ovunque, guerre ovunque. E ingressi clamorosi: da Telecom a Costa Caffè. la seconda catena di caffè più grande al mondo dopo Starbuck's. Carte bollate, assemblee, CDA (entra in Commvault, cambia 4 membri del CDA, non vi sembra un film visto in casa Milan?), questo il pane quotidiano di Singer. Che non è il Diavolo, non proprio. Per ora del Diavolo è semmai proprietario. Bisognerebbe chiedersi per farne cosa: ma, ripetendo quello che dicevano in Argentina, probabilmente a domanda precisa Singer riderebbe di noi gente comune. Le sue vie non sono le nostre vie, mai. 

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