Serie A: addio a Gustavo Giagnoni, il tecnico col colbacco

Scomparso a 85 anni il tecnico sardo che, pur avendo allenato una decina di squadre, legò il suo nome soprattutto al Torino. L'episodio del pugno a Causio.

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Gustavo Giagnoni apparteneva a quella genia di allenatori che, prima di essere grandi tecnici, erano grandi uomini, personaggi innati, la genia dei Boskov, dei Trapattoni, dei Mondonico e degli Herrera, tanto per intendersi. Il colbacco come una firma, per lui: un copricapo stile soviet che, nella città della Fiat, ne aveva fatto il simbolo dell'antijuventinità.

Sì, perché Giagnoni, dopo un'onesta carriera da difensore fra Olbia, la sua città natale, Reggiana e Mantova - con cui aveva esordito in Serie A proprio contro la Juventus - aveva cominciato ad allenare, prima a Mantova e poi al Torino. Sanguigno e sincero, aveva saputo resuscitare quel tremendismo granata che sembrava sopito da troppi anni.

Divenne ben presto l'idolo dei tifosi per uno sfogo contro la classe arbitrale, colpevole a suo dire di favorire sempre la Juventus, che gli costò un mese di squalifica, ma fu la scazzottata con Franco Causio a valergli le stimmate di granata per sempre. Fu lo stesso Giagnoni a ricordare come il giocatore bianconero lo provocò alla fine di un derby di Serie A, parole pesanti, forse, e l'adrenalina che corre:

Non mi tenni e gli mollai un pugno, con tutta la rabbia che avevo in corpo. Il martedì, alla ripresa degli allenamenti, appena la gente mi vide, cominciò a inneggiare, a battermi le mani, a sollevarmi di peso. Tremila persone in tripudio per me e solo perché avevo steso uno juventino. Mi commossi.

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Giagnoni allontanato dall'arbitro dopo la scazzottata con Causio

Serie A: addio a Gustavo Giagnoni, il tecnico col colbacco

Ora Gustavo Giagnoni, il tecnico col colbacco, non c'è più, è scomparso nella notte, a 85 anni. Quel cappello simbolo glielo aveva regalato un tifoso del Mantova che li importava dalla Lapponia:

A Torino faceva freddo e quando lo misi fu un successo immediato, ai tifosi piaceva e io, lo confesso, un po' ci giocavo.

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Al Toro Giagnoni rimase tre anni, fra il 1971 e il 1974, e anche se non vinse nulla - miglior risultato un secondo posto in Serie A alla prima stagione - lanciò giocatori come Pulici e Graziani, risvegliò lo spirito granata e mise le basi per lo storico scudetto del 1976. In seguito allenò anche fra le altre Milan, Bologna, Roma, Pescara e Cagliari. Proprio alla guida degli isolani, allora in Serie B, si tolse la soddisfazione di eliminare la Juventus di Platini dalla Coppa Italia 1985/86: 1-1 in Sardegna e 2-2 al Comunale. Il Colbacco era tornato. Concluse la sua carriera nel 1993, da direttore tecnico, riportando il Mantova dalla Serie C2 alla C1.

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