NBA: le conferme di Thunder, Rockets e Celtics, il colpo dei Lakers

La offseason NBA ha visto vincitrici le squadre che hanno potuto confermare il gruppo dell'anno precedente, mentre i Lakers sognano con LBJ.

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Dopo aver analizzato chi è uscito malconcio dalla offseason NBA, oggi andiamo a vedere chi invece si è mosso bene, ha consolidato la propria posizione, oppure ha completamente svoltato il futuro della franchigia mettendo a segno il colpo bramato da tempo.

Los Angeles Lakers

Per i gialloviola vale il medesimo discorso al contrario fatto per i Cleveland Cavaliers: se porti a casa il miglior giocatore della NBA senza dare in cambio contropartite tecniche giovani e di grande futuro hai semplicemente fatto bingo. È probabile che l’arrivo di LeBron James a El Segundo vada oltre gli effettivi meriti della coppia Pelinka-Johnson in quanto il giocatore ha sempre manifestato la voglia di andare a Los Angeles non solo per il progetto tecnico (tutto ancora da appurare), ma quanto per una serie di aspetti extra cestistici identificabili in affari personali, cinematografici e il benessere della propria famiglia. Averlo a roster cambia di per sè la geografia del futuro, anche se il resto del mercato è stato tutt’altro che scintillante con uno spogliatoio che rischia di diventare una serie di Netflix popolata da Rajon Rondo, Lance Stephenson e Michael Beasley. Di sicuro i Lakers si sono rimessi sulla mappa anche della difficile Western Conference e le televisioni locali che avevano stipulato un contratto televisivo a cifre incredibili, potranno risalire la china. Quanto poi la truppa di Walton riuscirà a convertire sul campo le aspettative portate dal prescelto è tutto da verificare, anche alla luce di come coesisteranno le varie personalità all’interno della locker room.

Il potenziale ritorno di Gordon Haywardgetty Images

Boston Celtics

I biancoverdi sono l’esempio lampante di come anche in NBA non vinca sempre chi si muove, ma c’è anche chi può ritenersi soddisfatto semplicemente confermando quello che di buono c’è stato nel recente passato. I Celtics sono arrivati a un paio di tiri dalla finale NBA giocando senza Gordon Hayward per tutta la stagione e i playoffs senza Kyrie Irving. Questo è il miglior slogan per non farsi prendere dalla fretta o dalla golosità di una stella scambiando gli incredibili talenti di Tatum e Brown (assets che hanno fatto gola a diverse squadre per una trade). Ainge è riuscito a rifirmare Marcus Smart a cifre oneste, confermando che la miglior situazione possibile per trarre vicendevolmente il meglio fosse quella di restare insieme. Le voci che vorrebbero Kyrie Irving a New York nella prossima free agency al momento sono pura boutade e la speranza che Hayward possa ripresentarsi al via in grado di giocare e recuperare il suo pedigree da campione, unito a tutto quello che li ha resi la seconda forza dell’Est, fa immaginare grandi scenari ai tifosi. Così anche un mercato che porta Brad Wanamaker e Robert Williams può di colpo essere considerato super. 

Oklahoma City Thunder

Il successo di Sam Presti è stato lungo un anno, ovvero il tempo servito per convincere Paul George a rifirmare per i Thunder. Russell Westbrook come leader e compagno, assieme all’organizzazione, hanno permesso alla franchigia di garantirsi una competizione ad altissimi livelli ancora per un buon numero di anni e se pensiamo che questo è già realtà dopo che l’ex uomo franchigia aveva abbandonato la nave solamente due anni fa, è un trattato di gestione da parte di Presti che comincia ad avere materiale per un monologo su TED. La risoluzione con Carmelo Anthony permette di risparmiare una già corposa fetta di tasse, oltre ad aver portato un talento come Schröder che sulla carta difficilmente si accoppia con il roster a disposizione, ma di sicuro sarà un notevole plus per una delle panchine meno prolifiche dell’intera NBA. Con il ritorno di Roberson e un core che ormai si conosce bene, manca solo l’ultimo (e più difficile) passo di Westbrook per diventare un vero leader al fine di poter realmente competere per il titolo.

Il rinnovo di Chris PaulGetty Images

Houston Rockets

Per Houston vale lo stesso discorso fatto per i Thunder, con un piccolo distinguo. Rifirmare Chris Paul era la priorità dell’estate e mancare quell’obiettivo avrebbe significato gettare alle ortiche tutto il buono fatto in questa stagione, ma CP3 ora condizionerà molto, forse troppo, il futuro dei Rockets. L’età e la durata del contratto vedranno la franchigia sovrapagare un veterano, per di più con la storia clinica di Paul. Per ora sarà un giocatore decisivo e renderà ancor più cruciale la permanenza a suon di dollari di Clint Capela (altro artefice chiave della grande cavalcata appena conclusa), ma le perdite di Trevor Ariza e Luc-Richard Mbah a Moute sono molto gravi per il gioco e l’idea di D’Antoni, alla luce del fatto che Michael Carter-Williams e soprattutto Carmelo Anthony sono giocatori diametralmente opposti per attitudini e capacità. Di certo se c’è un coach in grado di modellare le squadre in base al personale a disposizione si chiama Mike D’Antoni e se riuscisse anche questa volta a riproporre un gioco comparabile alla scorsa stagione e dei Rockets ancora da titolo, sarebbe l’ennesimo capolavoro di carriera.

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