Uli Stein, il portiere espulso per sciopero contro la propria difesa

Sono passati 30 anni da uno dei cartellini rossi più famosi della storia della Bundesliga: il numero 1 dell'Eintracht se la prese con la difesa dopo un gol subito.

Uli Stein 30 anni fa venne espulso perché scioperava contro la propria difesa Getty

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Cartellino rosso. Due parole che nascondono un mondo. Perché l'espulsione può essere dovuta a mille motivi. Un brutto fallo, una protesta, una parolaccia, una rissa. Poi ci sono i doppi gialli e allora le possibili cause si moltiplicano anche se il risultato è sempre lo stesso: bisogna lasciare il campo.

Si abbandona il terreno di gioco, si lascia la squadra in inferiorità numerica, in difficoltà. E se il cartellino rosso è stato preso dopo una sciocchezza, il senso di imbarazzo pervade il giocatore mentre abbandona il terreno di gioco. Perché, a maggior ragione nel mondo di oggi, di quell'espulsione se ne parlerà parecchio. Diventerà virale.

Nella storia del calcio di cartellini rossi ce ne sono stati tantissimi. Alcuni però restano unici. Come quella di Edin Dzeko durante una partita fra Grecia e Bosnia. L'attaccante della Roma, volendo evitare che Sokratis battesse in fretta una punizione, gli abbassò i pantaloncini lasciandolo in mutande. Famosa, in Italia, anche l'espulsione di Fontolan in Atalanta-Genoa del 1990: litigò con il compagno di squadra Ruotolo colpendolo con uno scappellotto in testa. Nel regolamento del calcio però la violenza è vietata, anche fra compagni. Per questo l'arbitro Messina lo cacciò.

Uli Stein in una partita amichevole a fine carrieraGetty
Uli Stein in una partita amichevole a fine carriera

Bundesliga, 30 anni dall'espulsione a Stein per sciopero

In Germania in questi giorni stanno celebrano il trentennale dell'espulsione di Uli Stein, una delle più famose della storia della Bundesliga. Era il 23 luglio del 1988 e nella prima giornata di campionato il Bayern Monaco affrontava l'Eintracht di Francoforte. I bavaresi, neanche a dirlo, dominavano la partita, ma a impedir loro di segnare c'era Stein. Il portiere dell'Eintracht quel giorno era insuperabile. Una, due, tre, dieci parate. La palla non entrava. Al 75' la svolta della partita: Klaus Augenthaler segnò di testa e portò finalmente il Bayern in vantaggio. Il giocatore bavarese venne lasciato solo e a Stein, che fino a quel momento era stato insuperabile, l'atteggiamento della sua difesa non piacque affatto. Venne preso da un senso di frustrazione e non riuscì a controllarsi.

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Fece bene l'arbitro a espellere Stein perché aveva scioperato contro la propria difesa?

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Stein decise di abbandonare la porta. Si sdraiò sui cartelloni pubblicitari per protesta. Stava scioperando contro la propria difesa, non voleva saperne di riprendere a giocare.

Preso il gol sapevo che avremmo perso. La mia delusione fu enorme

L'arbitro Kurt Witke mostrò però poca empatia e, partendo da metà campo dove l'Eintracht era già pronto a riprendere il gioco, andò fino alla porta di Stein per ammonirlo. Il portiere la prese male e cominciò ad applaudire l'arbitro che, innervosito, tirò fuori il rosso diretto. L'Eintracht dovette finire la partita in 10 e subì altri due gol (prima Ekstrom poi ancora Augenthaler). Al termine della partita girava la voce che Stein avesse insultato l'arbitro ma entrambi negarono. L'espulsione fu quindi effettivamente dovuta al momentaneo sciopero del portiere e all'applauso all'arbitro. Le reazioni della stampa furono unanimi: Kicker parlò di una decisione eccessiva del direttore di gara, così come il capo degli arbitri, che affermò che la situazione andasse risolta in maniera diversa. Per esempio evitando di ammonire un giocatore frustrato che, comunque, non stava dando fastidio a nessuno. Si poteva riprendere il gioco, probabilmente sarebbe tornato in porta da solo.

Uli Stein oggiGetty
Uli Stein oggi

L'arbitro Witke però non fa mea culpa nemmeno a 30 anni da quell'episodio:

Stein era frustrato perché aveva giocato benissimo, ma sia il giallo prima che il rosso dopo erano da regolamento. Con quell'applauso ha deriso la mia autorità.

Eppure il giudice sportivo la vide in maniera diversa, al punto che a Stein non venne data nemmeno una giornata di squalifica. Venne solo multato per 5mila marchi. Ed ecco che Stein questa volta era autorizzato ad applaudire. Almeno per il verdetto del giudice sportivo. Ma che nessuno lo dica a Witke.

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