Milan, il ritorno di Maldini: "Amo questo club, è la mia storia"

La leggenda torna a casa dopo nove anni dal suo addio. Paolo avrà lo stesso ruolo di Leonardo, che anticipa un altro ritorno: "A settembre Kakà sarà in zona..."

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In questo caso fa un certo effetto dover parlare di "ritorno". Già, perché il cognome Maldini e il club Milan non sembrano poter essere mai stati realmente divisi, separati l'uno dall'altro. Paolo è una leggenda della società rossonera, una delle ultime bandiere di un calcio che ormai ha quasi del tutto abbandonato il concetto di fedeltà e amore per una sola maglia.

Eppure, dopo 902 presenze nel Diavolo, di cui 647 in 25 stagioni complessive, con 8 finali di Champions League disputate (sono tutti record), il numero 3 per eccellenza della storia del Milan si è allontanato dalla sua casa, senza però mai tradirla, staccandosi per qualche anno dal mondo del calcio.

Ora, nove anni dopo quel 31 maggio 2009 in cui diede l'addio al calcio giocato, Paolo Maldini è pronto per tornare a casa. Ha accettato l'offerta di Leonardo, ricoprirà il ruolo di direttore di sviluppo strategico dell’area sport, come ufficializzato ieri sul sito internet del Milan.

Classe, tempismo, carisma: qualità di una vera leggenda rossonera.

Milan, Paolo Maldini in conferenza stampa

E oggi, Paolo Maldini si è presentato (o meglio, si è ripresentato) alla stampa in conferenza, per descrivere nel dettaglio le sue nuove mansioni e le emozioni di questo romantico ritorno a casa. Quella che in fondo non aveva mai lasciato.

Come è nata questa opportunità?

Non ho mai detto di no senza prima parlare. Il Milan di Barbara Berlusconi aveva intavolato un discorso, poi non andato a buon fine. Un anno e mezzo fa avevo parlato con la proprietà cinese, ma non siamo riusciti a definire il ruolo e ho deciso di non collaborare con loro. Adesso la situazione è diversa. Ho parlato sia con Leo che con la proprietà: mi hanno esposto il progetto. Loro dovevano fare le scelte in base al loro credo e non dovevo essere per forza incluso. Adesso che lo sono, sono molto contento.

Domanda a SCARONI: quale sarà il suo ruolo?

Supporterà il Milan in tutta la strategia che abbiamo non solo in area sportiva.

Quando è nata l'idea?

Leonardo è stato fondamentale. Le persone fanno la differenza. Con Leo sono amico, abbiamo condiviso tante cose in passato, con ruoli diversi. Siamo diversi, siamo amici e ci completeremo. Mi ha chiamato più o meno quando... (si rivolge a Leonardo, che risponde "più o meno 9 anni fa", ndr) Più o meno 20 giorni fa e le cose sono state fatte in modo molto rapido.

Come cambierà il tuo ruolo rispetto a quando eri il "capitano silenzioso" in campo?

Il carattere resta lo stesso, anche se sono diventato più chiacchierone nel tempo. Quello che ho vissuto negli anni deve essere ritrasmesso alla squadra.

Domanda a LEONARDO: che tasti hai toccato per convincerlo?

Ci siamo conosciuti nel 1997, il sì di Paolo c'è sempre stato ma mancavano le condizioni. Penso che avere oggi Paolo con me è una cosa che mi rafforza molto. Umanamente. Con lui ho condiviso tanti momenti, quindi è sempre stato così. Non è una cosa da discutere. Poi è chiaro che andando nello specifico lo hanno fatto decidere le condizioni di oggi. Io sarò con Paolo, lui sarà con me, in tutto. Quello che ci unisce è il valore dell'amicizia. La base di tutto. Senza questo difficilmente potevamo condividere un ruolo in una società. Lui rappresenta credibilità, impegno, la storia vincente della società. Nessun'altra squadra ha un simbolo così importante. Altri hanno vissuto il legame, ma non tanti le vittorie. Quindi c'è anche il risultato finale che è un dato di fatto. Avere Paolo nella società è un valore enorme.

Cosa ti ha convinto?

Progetto e ruolo sono legati. Il ruolo ha giocato un'importanza fondamentale, in passato non avevamo mai trovato la collocazione giusta. Il fatto di non avere esperienza in ambito dirigenziale è compensata dall'avere vicino una persona come Leo. Conosco l'ambiente.

Di che ambito ti occuperai?

Mercato, prima squadra, settore giovanile, rapporti con allenatore. Quello che fa Leonardo, lo farò anche io. Condivideremo praticamente tutta l'area sportiva.

Senti il peso di far tornare grande il Milan?

Sì, certo. Sono una persona responsabile e il peso lo sento. Vicino a questo c'è la bellezza di tornare nel mio ambiente, nel mio club. Ha avuto mio padre come capitano, i miei figli nel settore giovanili, mi ha visto realizzare nella carriera sportiva. C'è l'emozione di tornare nell'ambiente che mi ha fatto crescere.

A SCARONI: il Milan ai milanisti...

A cominciare da me, in effetti. Poi ci sono tutti milanisti come Leonardo e Paolo Maldini. Li vedo muoversi con una tale disinvoltura che è come se non ne fossero mai usciti.

Nove anni dopo, che calcio pensi di ritrovare?

C'è un'evoluzione continua, chi non lo capisce rimane indietro. Da semplice appassionato di calcio questo va capito e analizzato. A livello tecnico-tattico c'è qualche cosa che torna di moda, altre che passano. Rispetto al 2009 non ho visto grandi cambiamenti dal punto di vista tattico.

A LEONARDO: è vero che avevi provato a portarlo a Parigi?

Sì, ne avevamo parlato, ma era una cosa diversa. Qui era casa sua. Noi abbiamo sempre condiviso le nostre scelte di vita. Sapevamo già più o meno quello che uno pensava dell'altro. Per me è stato davvero immediato.

Cosa si può promettere ai tifosi e cosa serve per rinforzare la squadra?

La prima cosa sono gli obiettivi della società, cioè essere solida. E lo sarà. Dobbiamo tenere conto del fair-play finanziario, niente spese pazze. Per il mercato ci sarà tempo, sono arrivato oggi. Quello che mi è stato garantito è che la società intenda tenere la proprietà a medio-lungo termine. La mia storia mi obbliga a non prendere impegni a breve termine. Con Gattuso ho parlato, ci vedremo a brevissimo. A livello tecnico i risultati sono chiari, cercheremo di migliorare la squadra. Naturalmente con Leo ci siamo parlati e da qui a fine mercato qualcosa si saprà sicuramente.

Quali temi della tua epoca potrebbero tornare utili nella società?

Il senso di appartenenza è il principale, ma ce ne sono altri. La fedeltà, il lottare per un obiettivo comune, sono cose che rimarranno sempre in uno sport di squadra. Anche l'approccio dei calciatori con i media è diverso. Certe cose del passato non sono più riscontrabili adesso. Ma è una cosa normale.

A LEONARDO: con l'arrivo Paolo Maldini niente ds?

Bella domanda. A oggi le trattative, contratti, ecc. le faremo noi. L'ho sempre fatto. In più c'è una persona che può dare qualcosa di importante, anche per come guarda negli occhi le persone di questo mondo. Quello che mi ha sempre stupito di Paolo è la costanza, l'impegno quando lo vedevi allenarsi. Questo deve essere il comportamento dei giocatori del Milan. Oggi tutti siamo distratti da tante cose. Riuscire ad avere un focus al 100% non è semplice. Ed esempio migliore di Paolo non c'è. Per crescere non bastano i giocatori, serve anche la gestione interna. Alcune linee devono essere molto chiare. Quella di Paolo è evidente: vogliamo gente seria, che si impegna e che voglia stare qui.

Ancora a LEONARDO: c'è la possibilità di un altro top player dopo Higuain?

Compatibilmente con il fair-play finanziario, non ci sarà il top player. Stiamo cercando di fare un mezzo miracolo per riuscire ad avere qualcosa in più, è quello che stiamo provando. L'operazione con la Juventus ci ha dato tanto ed è dentro il FPP. So che è difficile capirlo, ma in sintesi devi spendere quanto incassi. Oggi siamo fuori, altrimenti non saremmo stati squalificati un mese fa. Per essere stati riassunti in Europa League abbiamo un impegno di stare dentro i parametri. Da lì non possiamo uscire.

Se dovessi scegliere un fattore per il tuo ritorno?

Alla base di tutto l'amore per questo club e il calcio in generale. La mia storia mi impone di essere qua. Se c'era una scelta nel calcio era nel Milan o nella Nazionale. Non ci sono alternative. Poi l'amicizia, il progetto serio, hanno fatto sì che io sia oggi qui in conferenza.

Situazione un po' strana, un capitano se n'è andato dopo un anno. Avete già parlato del nuovo capitano?

Devono essere coinvolte più componenti, l'allenatore e i giocatori. Non avendo avuto ancora un colloquio diventa difficile rispondere.

Sei sempre stato molto bravo nel gestire le emozioni, adesso cosa ti bolle dentro?

Prima avevo il campo che mi consentiva di essere freddo. La mia indole verrà fuori, ma ho 50 anni ed è un'età in cui si imparano tante cose. La mia carriera dirigenziale inizia oggi, spero sia lunga e piena di successi. Per cominciare non potevo desiderare compagni migliori di quelli che ho oggi qui accanto.

Non ti sei lasciato benissimo con quelli della Curva, è rimasto quel discorso nel giorno del tuo addio. Come pensi di rapportarti?

Il rapporto mio con i tifosi è stupendo, cominciamo a dire questo. Mi amano e me l'hanno sempre dimostrato. Quello che è successo è rimasto lì e sinceramente non è nei miei pensieri in questo momento. Non devo ricucire niente, credo che sarò giudicato per quello che produrrò. Questa è la mia filosofia di vita.

A SCARONI: come vi giocherete questo emblema a livello internazionale?

Lo farà lui all'interno di questo tandem che avrà una rilevanza internazionale nel mondo. Lui e Leonardo saranno gli alfieri del Milan a livello globale.

Che accoglienza ti aspetti?

Per me quello che è successo è dimenticato. Non mi sono mai aspettato striscioni da giocatore, figuriamoci da dirigente.

A LEONARDO: cosa c'è di vero su Milinkovic?

Chi? (ride, ndr) Un sogno, ma non per noi. Tante squadre lo stanno sognando, oggi a noi non è concesso. Lui è un giocatore che, anche un anno fa, ho indicato quando mi è stato chiesto di prendere un giocatore in Serie A. Un calciatore moderno, mi piace tantissimo. Ma oggi non è fattibile.

Cosa non ha funzionato nell'ultimo periodo da quando hai lasciato?

Ho avuto una carriera lunga e ho chiuso il capitolo. Mi mancavano lo spogliatoio, le attese delle partite. Sono sempre stato appassionato di calcio, ho seguito sempre il Milan. Non vorrei andare troppo indietro nel tempo. Mi concentrerei più su questo progetto.

Coppia Caldara-Romagnoli da Nazionale?

Sì, insieme a Rugani sono i tre più promettenti. L'operazione Higuain è importante anche per questo, Caldara è il giovane di prospettiva da accostare più alla Nazionale. Chi mi incuriosisce di più della rosa attuale? Cutrone. L'ho seguito nelle giovanili perché vedevo i miei figli, mi ha colpito la sua evoluzione.

A LEONARDO: Kalinic all'Atletico Madrid, ci siamo?

Sì, siamo molto vicini.

Agosto 2009, Siena-Milan: prima partita che tu non giochi. Era la prima partita di Leonardo allenatore del Milan. Un cerchio che si chiude?

Non era obbligatorio che si chiudesse in questa maniera. Quello che ho fatto sul campo non doveva per forza garantirmi continuità come dirigente. C'è una certa logica, ma c'era anche la possibilità che non fosse così. Già dopo qualche mese ci siamo visti in sede per parlare di un mio ritorno, ma non ci sono state le condizioni. Ho sempre visto le cose in modo semplice e fatalista.

Prende parola Leonardo: vorrei sottolineare che nella parte sportiva ci siamo io, Paolo e Gattuso. Abbiamo condiviso tante cose in campo, un triangolo con tanta complicità. Ci bastano degli sguardi per capirci. Una cosa bella da vivere, speriamo che porti anche risultati.

Quale strategia hai in mente per migliorare il settore giovanile?

Si può sempre migliorare, le cose sono state fatte bene perché tanti giovani sono arrivati in prima squadra. Non ne abbiamo ancora parlato nello specifico, lo faremo nei prossimi giorni.

Che ne pensi della situazione Donnarumma?

Un ragazzo che ha avuto tante pressioni negli ultimi anni, soprattutto per un portiere non maggiorenne che gioca a San Siro. Per me ha retto anche troppo bene. L'idea è aiutare questo rapporto a volte complicato con l'ambiente.

A LEONARDO: Perotti ha chiesto su Instagram a Suso di raggiungerlo a Roma, cosa rispondi?

Non ho Instragram, non so. Suso in uscita? Lui è importantissimo per noi, lo ha già dimostrato e credo che a oggi non ci sia niente. Nessuna possibilità che non sia che lui rimanga.

Il tuo Milan è stato sempre formato da un nucleo forte di italiani. Vedi delle similitudini con quello attuale?

Qualche similitudine c'è. Quando sono arrivato al Milan c'erano Baresi, Tassotti, Costacurta, Filippo Galli. Credo sia stata la linea difensiva più forte di sempre. Il gruppo di oggi è molto italiano, sono cresciuti nelle giovanili. Sanno cosa significhi giocare nel Milan. Credo si possa lavorare su quello.

A LEONARDO: sta cercando di portare altri ex Milan come Kakà? E su Rabiot?

Rabiot, nessun colloquio. L'ho seguito sin dall'inizio, nel suo primo contratto da professionista, con Ancelotti allenatore del Psg. Un gran giocatore, ma non c'è stato nessun contatto. Kakà lo adoro, è un mio pupillo. Lui ha manifestato la voglia di imparare da dirigente, di capire ed essere vicino. Mi ha fatto piacere. Per sempre sarà legato alla società e sicuramente sarà presto in zona... Non sappiamo come, non sappiamo come sarà. Penso che a settembre sarà qui a Milano, ma ancora non c'è niente di definito. Non c'è un ruolo, solo voglia di capire. A gratis (ride, ndr), cosa molto importante. Vuole solo capire e imparare.

A LEONARDO: in questa sala ci sono diverse foto di Maldini che alza trofei, quando ricomincerà il Milan a farlo?

Io e Paolo insieme abbiamo 5 Champions League. Lo sapevate? Lui 5, io nessuna (ride, ndr). L'obiettivo è quello, alzare altre coppe. L'esigenza è quella, ma è normale che dopo dei cicli vincenti ci sia un momento di pausa. Nel 2007 l'ultima Champions League, anche gli altri club sono stati a digiuno prima di vincere. Ci vuole pazienza, nella storia ultracentenaria del Milan ci sono sempre stati momenti di gloria e sono destinati a tornare. Speriamo.

A LEONARDO: pensi che possa essere riproposto il calcio champagne come nella tua prima esperienza da allenatore?

Non sono più allenatore, in quell'anno lì avevamo un personaggio che ci portava a giocare un calcio champagne. Se hai Ronaldinho in squadra lo devi fare per forza. Per lui e per dare fiducia al gruppo. Era una situazione particolare e la squadra ha trovato lo stimolo per quel 4-2-fantasia, producendo a tratti anche bel calcio.

Quando è andato via non era molto sereno Gattuso, cosa gli dirai?

È peggiorato (ride, ndr). Gattuso non è mai sereno, nel caso non l'aveste capito. La sua conferma non è mai stata messa in discussione. Punto importante che trasmette determinati valori, è fondamentale. Ora vedremo quali saranno le sue richieste.

Difesa molto giovane, potenzialmente potrebbe essere di livello top: la figura di Maldini come può influire sul rendimento di questi ragazzi?

C'è un allenatore e i ruoli sono definiti. Quello che posso fare io è parlare con l'allenatore e confrontarmi con i giocatori. Noi siamo contentissimi di questa difesa. Sono ragazzi giovani e non potranno che migliorare.

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