NBA: il fallimento estivo di Cavs e Pelicans, la disfatta degli Spurs

Diamo uno sguardo a chi è uscito malconcio dall'ultima offseason, con cessioni illustri o perdite che influiranno sul futuro.

Le ossa rotte degli Spurs dopo l'estate Getty Images

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È ormai consuetudine che l’estate NBA porti sempre un piacevole rimescolamento delle carte, free agent importanti e anche qualche botto particolarmente fragoroso. In quest’ultima offseason c’erano tutti i presupposti per una nuova geografia con le stelle disponibili sul mercato pronte a creare un super team ammazza Warriors. Così non è stato e ovviamente qualche franchigia ha pagato a caro prezzo le proprie perdite. Qui analizziamo chi esce con le ossa rotte dall’estate 2018.

Cleveland Cavaliers

Se perdi il miglior giocatore NBA senza ricevere nulla in cambio e soprattutto con un roster a disposizione che era stato (originariamente più che attualmente) pensato per lui, riprendersi è tutt’altro che facile. Dan Gilbert aveva affermato ancor prima della scelta di LeBron James di andare ai Lakers che avrebbero vinto anche senza di lui, ma l’impressione è che le macerie lasciate a Cleveland siano difficili da smaltire. Si è tentato di salvare il salvabile con un rinnovo quadriennale da 120 milioni per Kevin Love, ma i giocatori che sono arrivati in finale nella scorsa stagione difficilmente potranno arrivare anche semplicemente ai playoffs, dovendo lottare con squadre di cui non badavano sino a qualche mese fa. L'unica buona notizia rimane il fatto non essere un tax team per il quinto anno consecutivo, ma è una magra consolazione per Tyronn Lue e i tifosi.

La fine dell'era LeBron JamesGetty Images

San Antonio Spurs

Quello che è stato un fortino inespugnabile e l’esempio di come si debba gestire e dare continuità a una franchigia NBA si è sgretolato nel giro di un anno. L’affare Kawhi Leonard è stato un vero e proprio disastro a livello comunicativo, gestionale e sportivo. La dipartita di quello che doveva essere l’uomo franchigia in cambio di un altro all star dalle caratteristiche antitetiche al sistema come DeMar DeRozan, unito alla perdita di Tony Parker e Kyle Anderson, rendono gli Spurs comunque da playoffs per la presenza di due stelle, ma una squadra dal presente traballante e dal futuro ancor più incerto, cosa accaduta l'ultima prima dell’arrivo di Tim Duncan l’ultima volta all’ombra dell’Alamo. Oltre a questo, dopo la trade, i Raptors avrebbero scoperto anche un serio infortunio muscolare con cui Danny Green ha giocato tutta la scorsa stagione e che non è mai stato individuato dallo staff medico dei texani, confermando ancor di più quanto sia stata negativa la scorsa stagione.

 

New Orleans Pelicans

L’hashtag #freeAnthonyDavis era stato utilizzato diverse volte in passato per dire quanto una stella come AD fosse abbandonato al suo destino nella Big Easy, ma l’ano scorso e con l’arrivo di Cousins, sembrava che tutto potesse cambiare, alla luce anche di una corsa ai playoffs tutt’altro che disprezzabile. Ora Cousins è andato altrove anche a causa dell’infortunio che gli ha portato sul tavolo poche offerte degne, la chiave della postseason Rondo si è accasato da James e il futuro torna ad essere un’enorme nuvola di fumo. Questo potrebbe rendere l'immediato futuro di Anthony Davis di nuovo un'incognita perchè le big come Celtics e Warriors non hanno nascosto di voler provare a rinforzarsi con Unibrow e soprattutto i Celtics potrebbero avere assets importanti per tentare il colpaccio. I Pelicans sono sulla mappa grazie a lui e la firma di Elfrid Payton (ripudiato prima dai Magic che lo avevano scelto e poi dai Suns) assieme a quella di Julius Randle probabilmente non indoreranno una pillola che aveva illuso ambiente e tifosi nella scorsa stagione.

DeMarcus Cousins lascia i PelicansGetty Images

Chicago Bulls

La rifondazione è partita nell’esatto momento in cui Jimmy Butler ha lasciato la Windy City e la presenza di un sicuro prospetto come Lauri Markkanen, perlomeno faceva pensare a qualcosa di solido su cui costruire. Hanno però lasciato più di un sospetto il rinnovo di Zach Lavine a cifre importanti (quattro anni per 78 milioni) e la firma di Jabari Parker per due anni a 40 milioni complessivi. Se per Jabari Parker avevamo analizzato a fondo la logica della firma, l’estensione di Lavine, pareggiando l’offerta dei Sacramento Kings, ha lasciato più perplessi che persuasi innanzitutto sul vero valore assoluto del giocatore e poi sui leciti dubbi che il suo infortunio al ginocchio porta con sé (destino simile anche per il neo acquisto dai Bucks). Di sicuro a Chicago proveranno a divertirsi maggiormente nella prossima stagione, anche se questo non vorrà dire necessariamente vincere più partite, oltre a comportare un rallentamento del processo di rebuilding.

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