Libri & Pallone - La fine del calcio italiano

Tra discutibili operazioni economiche e fallimenti in serie, il nostro calcio vive un momento di profonda crisi tecnica e finanziaria che Marco Bellinazzo, giornalista de "Il Sole - 24 Ore", analizza con lucidità e rigore.

Copertina di La fine del calcio italiano e foto dell'autore -

118 condivisioni 0 commenti

di

Share

Chiunque ami il calcio nostrano poteva pensare, forse, che il punto più basso fosse stato toccato il 13 novembre 2017: l'Italia guidata da Gian Piero Ventura non riesce a ribaltare la sconfitta rimediata nell'andata contro la Svezia nei play-off validi per andare ai Mondiali di Russia 2018 e il suo enorme popolo di appassionati sarà costretto a guardare una manifestazione priva, dopo ben sessant'anni, dei colori azzurri.

Uno smacco incredibile, un colpo tremendo alla credibilità del nostro movimento calcistico e che viene seguito nei mesi del torneo da altre notizie a dir poco preoccupanti: il Milan che viene stangato dalla UEFA a causa di una proprietà straniera poco chiara, il fallimento in serie di numerose squadre rappresentanti piazze storiche del pallone in Italia, le indagini sulle plusvalenze gonfiate del Chievo e del Cesena.

Un disastro che parte da lontano, dal momento stesso in cui la Serie A era diventata il campionato più ambito e competitivo al mondo, e l'Italia si era guadagnata l'onore di organizzare i Mondiali del 1990. Proprio dalle "notti magiche" in poi, invece, avranno inizio una serie di errori, scelte miopi, toppe e forzature regolamentari che porteranno a quella che oggi Marco Bellinazzo, giornalista esperto di calcio e economia e firma de "Il Sole 24 ore", racconta nel suo ultimo libro: "La fine del calcio italiano".

Libri & Pallone, la recensione de "La fine del calcio italiano"

A metà anni Duemila il calcio italiano ha perso la sua capacità di generare ricavi, fermandosi mentre altri tornei crescevano. E anziché operare quella serie di interventi che bisognava fare, e che venivano fatti all'estero dove era necessario recuperare terreno, in Italia queste cose non sono state fatte. Stadi e centri sportivi di qualità sono l'esempio più banale, ma anche riuscire a sfruttare il blasone di cui il nostro campionato ancora godeva creando delle reti commerciali a livello internazionale.

Raggiunto telefonicamente per un'intervista sulla sua ultima opera - la terza sul tema dopo "Goal Economy" e "I veri padroni del calcio" - Marco Bellinazzo ci anticipa parte del contenuto di "La fine del calcio italiano", un'analisi dura, lucida e spesso spietata dell'incredibile declino che ha riguardato quello che una volta era il campionato più bello del mondo, espressione di un movimento che all'estero veniva invidiato e preso a modello.

Oggi non è più così, oggi non soltanto quello italiano è diventato un movimento di seconda fascia, superato da Inghilterra, Spagna, Germania e insidiato persino dalla Francia - che ai Mondiali non solo c'è andata, ma ha pure trionfato - ma ha finito per incartarsi in una spirale di errori economici a cui i propri leader hanno posto pezze momentanee e non sempre del tutto pulite, che hanno a lungo rimandato il problema senza risolverlo: plusvalenze fittizie, debiti spalmati in diverse gestioni, controlli blandi che hanno permesso l'ingresso di investitori esteri dal curriculum spesso non impeccabile, mancati investimenti nei vivai e nel prodotto televisivo, soprattutto per quanto riguarda la cessione dei diritti all'estero.

Milan e Inter fatturavano più o meno quanto Barcellona e Real Madrid all'inizio degli anni 2000, oggi fatturano meno di un terzo. Evidentemente questo è il sintomo di un declino dell'intero calcio italiano.

Una scarsa cura del "marchio Serie A", un tirare a campare di cui per forza di cose il calcio italiano avrebbe prima o poi dovuto pagare il conto. E quel momento tanto temuto è arrivato, è oggi, lo possiamo percepire nel momento in cui assistiamo a una serie incredibile di fallimenti e al collasso di un sistema professionistico a perdita, con il valore dei diritti tv che non ha avuto nemmeno in parte il livello di crescita che hanno avuto nello stesso lasso di tempo Premier League, Liga, Bundesliga e persino Ligue 1, da noi considerato ancora un torneo minore ma che invece ci è incredibilmente vicino in quanto a ricavi e appeal.

I fallimenti di Cesena, Reggiana, Bari, sono assolutamente legati a un sistema calcistico italiano che non regge più 102 squadre professionistiche, che vede le serie minori - B e C - strutturalmente in perdita, un sistema che è arrivato ad accumulare nel suo insieme 4 miliardi di debiti. Le plusvalenze sono diventate nel 2017 addirittura un quarto del fatturato totale: non sempre sono soldi veri, gonfiano i bilanci, e ovviamente c'è chi ne approfitta per aggirare le regole.

Marco Bellinazzo, ne "La fine del calcio italiano", non fa sconti a nessuno, indicando nomi e cognomi dei numerosi personaggi che nel corso degli anni hanno sgonfiato il calcio nostrano, colpevoli che si celano non solo nel mondo del pallone ma anche in quello delle banche e delle telecomunicazioni, elencando con ordine e precisione i vari passaggi che hanno portato a una serie di crolli clamorosi - il Parma della Parmalat, la Lazio di Cragnotti, il Napoli, la Fiorentina - e le riforme che avrebbero dovuto spingere il prodotto verso il futuro e che invece sono diventati meri strumenti di una contabilità finta, artificiale, che ha retrocesso la Serie A a un campionato di seconda serie, poco competitivo, dove risalire la china sarà molto difficile. 

Attenzione, però: difficile ma non impossibile. Perché se è vero che la cruda analisi dei fatti, messi nero su bianco, ha nel lettore l'effetto di un pugno nello stomaco e può portare a dipingere scenari ancora più cupi, è altrettanto vero che analizzando il passato e gli errori commessi l'autore arriva nel finale a ipotizzare una rinascita sportiva del movimento che un tempo era leader mondiale e che potrebbe tornare a recitare un ruolo da protagonista. A patto, ovviamente, di prendere atto della situazione e smettere di agire nel proprio interesse personale, pagando i conti accumulati in tanti anni di cattiva gestione e rimboccandosi le maniche per il bene comune. Riuscirà il nostro calcio a rinascere dalle proprie ceneri?

"La fine del calcio italiano. Perché siamo fuori dai Mondiali e come possiamo tornarci da protagonisti"

di Marco Bellinazzo
(Feltrinelli, 2018)
320 pagine - 18 €

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.