Jleana "Nikita" Valentino: "Vi racconto la mia impresa in Giappone"

Jleana non è solo una campionessa di Muay Thai, ma è anche atleta che ama sperimentare, osare. Le sue parole a foxsports.it, tra il sogno delle MMA e il desiderio di battersi... contro Mario Balotelli

Intervista esclusiva ad Jleana Valentino Jleana Valentino

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L'immagine che rimane alla fine dell'intervista è quella di una folle corsa meravigliosa. Un cavallo a briglie sciolte, lanciato alla massima velocità possibile, maestoso per solitudine e portamento, maestoso per l'orizzonte che sta cercando, per il sacrificio che la corsa comporta, per la vita che nella corsa folle è racchiusa.

Forse la narrazione di Jleana Valentino, in arte "Nikita", che ha portato via dal Giappone la fascia di shoot boxe battendo in finale la seconda star per importanza in Giappone, "MIO", Mio Tsumura (fino a quel momento aveva perso solo 2 incontri), e diventando di fatto la prima europea a riuscirci, dovrebbe partire dal sorriso e dai sogni, dai progetti. Dalle MMA al non detto, dal passato alle contaminazioni necessarie. Jleana sente il richiamo forte del vento, lo annusa, pregusta la folle corsa prima che avvenga. 

Jleana Valentino si racconta dopo l'impresa giapponese. Jleana Valentino
Jleana Valentino si racconta dopo l'impresa giapponese.

Intervista esclusiva a Jleana Valentino: MMA, il Giappone e le difficoltà che forgiano

Il sorriso prima di ogni match: guardate i fighter prima di salire sul ring, guardate i fighter nell'istante prima e capirete chi sono. Jleana sorride. Come se in quel momento si cristallizzasse una qualche forma di eternità e di compimento totale. Come se tutto fosse realizzato, comprensibile, e deciso in una folle, maestosa corsa nel vento.

In Giappone è stata protagonista di una vera e propria impresa: un torneo a 8, in un'ora 3 match contro atlete locali. Jleana Valentino si è sottoposta ad un taglio del peso importante, in 9 ore ha perso 6 kg, tra bagni caldi e piumone. Subito dopo gli incontri, con il pubblico delle grandi occasioni, una dopo l'altra piegate atlete di grido, che in Giappone sono considerate talenti di primo livello, fighter che dominano la scena locale e internazionale.

La prima domanda che facciamo ad Jleana, all'inizio della nostra intervista, è quasi divulgativa, ma il sottofondo resta, lo scenario è quello di un'impresa sportiva che eleva Jleana Valentino, la porta dritta nel gotha degli sport da combattimento.

Cos'è lo shoot boxe, e quanto è stata importante la vittoria dei primi di luglio in Giappone? 

Lo Shoot Boxing è uno stile giapponese: non è la prima volta che mi cimento con questa disciplina, non è la prima volta che vado in Giappone. Ci sono stata sia per le MMA, sia per la mia prima volta di shoot boxe, quando non sapevo nemmeno il regolamento. Io accetto tutto quello che mi piace, mi piace cimentarmi in cose nuove. Lo shoot boxe mi è piaciuto perché è un mix di quello che già sapevo fare, con alcune cose aggiuntive. La prima volta ho perso, con un verdetto un po' così, ci voleva un extra-round, tanto che in un primo momento mi dissero di tenere i guantoni, ma poi hanno dato la vittoria a lei, l'atleta di casa. Non mi sono data per vinta, mi hanno proposto questo torneo, uno dei due maggiori al mondo. Io sono l'unica europea ad aver portato via la cintura dal Giappone, contro tre atlete di casa. La finale era contro la seconda star del Giappone. Nel Sol Levante lo sport da combattimento è sentito come da noi il calcio. Il miglior pubblico che io abbia avuto è stato giapponese, riconosce tutti i tuoi sacrifici. 

Ogni atleta si porta dentro una prima volta. Il primo ricordo di Jleana Valentino, la prima volta che ha pensato seriamente di battersi: 

Questa domanda mi fa sorridere in maniera nostalgica. Durante la mia prima lezione di prova mi sono fatta due palle assurde, ti mettono allo specchio a fare: 'Uno-due-uno-due". Alla fine della giornata di prova è arrivato il maestro a chiedermi come mi ero trovata.  E gli ho detto: 'Io voglio combattere', già dal primo giorno. Avevo 19 anni, lui mi ha sorriso: 'Sai quanti lo dicono?'. Io gli ho detto: 'Vedrai'. Da lì ad 8 mesi combattevo. 

La prima palestra non si scorda mai, anzi forse è proprio il pronti-via ad aver segnato la carriera di Jleana, ad averla forgiata: 

Ho avuto un approccio burrascoso alle arti marziali, ho imparato questo sport con Christian Fabiano, alla "Muay Thai Novara", il mio primo team. Alcune persone hanno fatto di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote, alle mie spalle. Se non ci fosse stato Christian che ha sempre creduto in me, e mi ha sempre stimolato, oggi non sarei qui. Christian è un ottimo atleta, ho preso il suo stile di combattimento. L'impronta è la sua, tante cose le faccio perché io ammiravo lui, lo rispetto tanto, siamo legatissimi. Per me è una figura importantissima, per ogni scelta sportiva consulto sempre prima lui. 

Per ogni fighter il Giappone è un punto di svolta. Pedersoli Jr deve al Giappone il suo soprannome, "Semento". In qualche modo è come una fonte da cui si riemerge cambiati, vale anche per Jleana:

Il Giappone ti cambia, sotto tanti punti di vista. Si tratta di un popolo di lottatori, ti fa vedere cosa e dove può portare il sacrificio. In Italia ci facciamo il cu@@ quadro, lavorando il giorno e allenandoci la sera. Io ho dato tutto per questo sport, ho litigato con mia madre, e la ringrazio perché mi ha reso forte, continuo e sono un cavallo in corsa. In Giappone ti rendi conto che tutto il sudore, tutto il sangue, proprio il tuo sangue reale, dal naso, dalla bocca, può essere ripagato. E non parlo a livello economico: il Giappone ti fa nascere dentro sensazioni e pensieri che ti rendono più forte tornando a casa. 

Lo sport ha un potere: riesce a costruire, pur togliendo molto. La corsa di Jleana a volte è solitaria: 

Lo sport mi ha tolto tutto, e lo dico con gioia. Sono lontano dalla mia famiglia, ho perso momenti che non torneranno più. Non ho una stabilità, sono sempre in giro, in America, ovunque, ora sono a Gorizia ad allenarmi, vivo come una nomade e sacrifico tutto il resto. Tutto il resto lo tolgo: mangio la mattina in funzione di quello che mi serve per allenarmi, tutto è in funzione di quello. Gli amici li ho, ma si abituano a stare senza di te. Il forte legame esiste, ma non ci si vede mai. Sono felice della mia vita, non la cambierei con nessuno, ma spero di raggiungere i miei obiettivi grazie a questi sacrifici. 


Progetti per il futuro? Jlena ammette che sì, le MMA sono tra questi, ma non vuole svelarne altri, che rimangono a brillare sulla sua corsa continua, a guidarla:

Le MMA e l'UFC potrebbero rientrare nei miei progetti futuri: è un sogno, è come fare la ballerina e sognare di andare alla Scala. Sono appassionata da anni di MMA, all'inizio Christian mi diceva: 'Ti fai male'. Mi voleva proteggere. Poi, nel 2015, ai tempi ero con i fratelli Petrosyan in palestra, ho fatto 12 lezioni di per combattere al "Rising MMA"e mi è piaciuto un sacco. Non voglio svelare i progetti futuri, tengo qualcosa per me perché sono sogni nascosti, sono gelosa, non voglio condividerli prima di arrivarci. 

Guardalo negli occhi l'atleta, prima che salga sul ring. Guardala negli occhi, Jleana, e capirai cosa la anima, quanto grande sia il fine ultimo, l'obiettivo, la fame. Cosa provi prima di ogni incontro?

Difficilmente sono ansiosa, ho sempre il sorriso. Prendo il match come qualcosa di grandioso, voglio dimostrare che posso fare qualcosa di importante. L'avversaria è solo una cosa fisica che hai davanti, ma lotti contro te stessa. Prima dell'incontro mi sento di avere una missione: sin da piccola volevo fare qualcosa di grande. 

Momento per una domanda strana: se dovessi scegliere qualcuno del mondo dello spettacolo, o qualche altro sportivo che non si cimenti negli sport da combattimento, contro chi vorresti batterti?

Vorrei affrontare Balotelli. Lo conosco, ha fatto qualche lezione con lui, è molto amico dei fratelli Petrosyan. A porte chiuse ha fatto qualche lezioncina in palestra con Christian, che gli ha chiesto di battersi con me. E lui ha detto: 'Io con le donne non mi batto, non alzo le mani sulle donne, non picchio le donne'. Christian, che mi conosce e sa che ho un temperamento passionale, gli ha risposto: 'C'è da vedere se riesci a picchiarla'. Negli anni poi abbiamo ricordato questo incontro simpaticamente, però ti dico Balotelli per questo motivo, gli darei un sacco di botte per quella frase (ride ndr). 

Se dovessi spiegare alla nonna cosa si prova sul ring?

Sai cosa gli direi a mia nonna? Sul ring provo le stesse cose che provi tu quando sforni le lasagne

Sorride Jleana, come fa prima di ogni match, come fa prima di salire sul ring. Come se tutto fosse realizzato, comprensibile, e deciso in una folle, maestosa, corsa nel vento.

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