Gianluca Spessot: la fine del tour nelle tappe del Giro d'Italia

Tra paesaggi mozzafiato e ripide salite è giunto al termine il viaggio alla scoperta delle tappe più suggestive del Giro d'Italia.

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...... adesso eccomi qua a Grado, l’isola del sole. Ammiro il mare della laguna ed assaporo l’aria salmastra. È il mio mondo, quello della mia infanzia. Sono tornato a casa. Eppure i ricordi sono ancora lassù, su quei monti, su quelle vette che mi hanno fatto compagnia durante gli ultimi dieci giorni. E pensare che io, da bambino, la montagna la odiavo e non ho voluto nemmeno imparare a sciare. C’è voluta la bicicletta per farmela scoprire ed apprezzare. Non poteva essere altrimenti. Arrivare in cima con lo ski-lift o con la funivia non fa per me, la vetta me la devo conquistare con il sudore e la fatica. Certo con i miei tempi e con i miei ritmi, perché il 4 sul tachimetro non è un 4 in pagella e la conquista di un passo merita sempre il massimo dei voti. Il mio petto è pieno di medaglie fittizie, medaglie che mi sono appuntato da solo, ogni volta che ho potuto immortalare con una foto la mia piccola impresa.

Valparola (2.192 metri sul livello del mare), Giau (2.236), Falzarego (2.105), Fedaia (2.054), Sella (2.240), Gardena (2.136), Campolongo (1.875), Pordoi (2.239), Costalunga (1.752), Giovo (2.094), Rombo (2.509), Stelvio (2.760), Mortirolo (1.852), Gavia (2.652). Li ho voluti rimettere in ordine anche per ricordarmeli. Sì, li ho fatti tutti, in poco più di una settimana, a riprova che la forza di volontà può fare davvero miracoli. Ho passato giornate intere sulle due ruote e ci sono state salite su cui ho pedalato per più di tre ore. Cosa ti passa per la testa in quei momenti? Tutto e niente. C’è la disperazione di fronte ad un tratto durissimo ma poi arriva la gioia per aver raggiunto la vetta o dopo aver ammirato un quadro che solo il pennello della natura riesce a dipingere.

Questo viaggio mi ha dato l’ulteriore conferma che la cosa fondamentale è riuscire ad ”ascoltare” il proprio corpo, i segnali che trasmette l’organismo. Ci sono dei momenti in cui puoi dare il massimo e dei momenti in cui è meglio fare una pausa e mangiare. E poi sono anche i paesaggi a dettare i tempi: di fronte ad una scenografia da premio Oscar non ci si può non fermarsi ad applaudire. È proprio questo il bello della bicicletta: una full immersion con la natura e con se stessi. Mi sono chiesto diverse volte se sia meglio fare questi viaggi in compagnia o in solitaria. Alla fine ho scelto la seconda ipotesi. Viaggiare da solo ti permette di lasciare liberi i tuoi pensieri e di affrontare i passi con il tuo ritmo, senza alcun tipo di pressione o condizionamento. Prima di ogni salita ne studiavo le caratteristiche nei minimi particolari, cercando di memorizzare i tratti più duri. Sono sempre più convinto che se l’hai affrontata mentalmente, sia tutto più facile ed anche il Mortirolo o il Giau, alla fine, si mettono in bacheca.

Un’ultima considerazione. Ho potuto ammirare un paese stupendo con delle bellissime piste ciclabili ma anche con strade su cui non ci si trova a proprio agio sulle due ruote! Ho letto che sull’Alpe-Adria (collega Salisburgo a Grado) nel 2017 si sono contate 70mila biciclette: non ho dati sulla Monaco-Venezia ma le presenze sono state sicuramente maggiori. Perché non puntare finalmente sul ciclo turismo? Possibile che la ciclabile più famosa resti quella sul Danubio? Tutto merito delle infrastrutture. Stesso discorso che vale per la Sicilia: un’isola stupenda eppure i tedeschi vanno in massa a Palma de Mallorca! Tornando alle due ruote, è un turismo ecologico che non inquina e che porta ricchezza. Vi assicuro che dopo una giornata trascorsa sui pedali serve cibo (tanto!) e una dimora. Senza dimenticare che il ciclo turista va piano e quindi si ferma più a lungo in un territorio. Non lo vogliamo proprio incentivare questo tipo di turismo? Allo Stelvio Day ero uno dei diecimila, non si potrebbe fare più spesso? La Costiera che porta a Trieste è uno spettacolo. E’ proprio impossibile chiuderla al traffico qualche domenica d’estate? Perché tanti tedeschi vanno sulle Baleari a fare dei giri in bicicletta nei mesi di febbraio e marzo e non vanno, ad esempio in Puglia? Discorso che vale per molti angoli d’Italia che si potrebbero valorizzare grazie al ciclo turismo.

Questi sono alcuni dei pensieri che vengono in mente passando ore ed ore in bicicletta. Ma ce ne sono talmente tanti che diventa difficile farne un resoconto.

Alla fine resta la soddisfazione, di aver fatto un viaggio alla scoperta di alcuni dei passi più famosi del Giro d’Italia. Certo, ne manca uno, che, fra l’altro, non è molto distante da Grado: lo Zoncolan, il Kaiser! Vedremo, intanto mi godo il mare.......

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