Gianluca Spessot, la decima tappa del giro: Mortirolo e Gavia

Alla scoperta dei tratti più suggestivi del tour ciclistico italiano: il decimo viaggio tra le salite del Mortirolo e del Gavia.

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Dopo Re Stelvio, è la volta della tappa regina. 115 km percorsi, dieci ore di bicicletta (comprese le innumerevoli pause) e 3.080 metri di dislivello, conditi dal Mortirolo e dal Gavia. Anche stanotte mi sono girato e rigirato fra le lenzuola. Ancora una volta il nervosismo prima di una tappa difficile con salite che non conosco e che affronto per la prima volta. In realtà il primo tratto è in discesa e, dopo aver pedalato su strade secondarie, prima di Le Prese si può ammirare il “Sentiero Valtellina” che affianca l’Adda. Si torna quasi subito sulla provinciale poco frequentata visto che il traffico è stato dirottato sulla statale. A Sondalo riprende la ciclabile e, chi si sta rilassando su una panchina intento a far colazione? La bici di “Georg 05” è davvero inconfondibile. Lui fatica a riconoscermi ma si ricorda delle parole scambiate sullo Stelvio e mi racconta una delle sue storie. “Una volta ebbi il piacere di conoscere un sardo che mi volle invitare a casa sua. Abitava dalle parti di Cagliari e mi guardò strano quando gli dissi che avrei accettato il suo invito ma che sarei arrivato in sella alle due ruote. Pensava scherzassi. Partii da Krefeld, segui il Reno, superai la Svizzera e mi imbarcai a Genova. Quando suonai il campanello e vide la mia bicicletta, non poteva credere ai suoi occhi!”. Che personaggio! Starei ore a parlare con lui ma il Mortirolo mi attende.

 

A Grosio potrei lasciare la ciclabile ma voglio fare il Mortirolo, quello vero e quindi proseguo verso Mazzo. Una signora mi vede un po’ spaesato. “Cerca la salita, quella tradizionale, di Pantani? Sempre dritto e buona fortuna!”. Quando arrivo al cartello, capisco cosa intendesse: 33 tornanti con pendenza media del 10% e massima del 18%. Neanche il tempo di superare il cartello che la strada inizia ad inerpicarsi. Capisco subito che sarà durissimissima! I tratti in cui poter prendere fiato sono rarissimi e vado talmente piano da fare servizio di taxi per le mosche, le quali prendono comodamente posto sulla borsetta attaccata al manubrio. L’inferno ciclistico è un paradiso naturale. Si è immersi nel verde di un bosco stupendo, interrotto ogni tanto da baite costruite in pietra come la “Piazza de l’Acqua” dove mi fermo a riempire la borraccia. Al tornante numero 15 è l’ora di una iniezione di zuccheri (succo e merendine) mentre all’11 c’è il monumento che ricorda Marco Pantani. Quando mancano 3 km alla vetta, si incrocia la strada che sale da Grosio e le pendenze lasciano un minimo di tregua. Mi supera qualche motociclista (ne ho contati 10 in tutto) ma gli ultimi tornanti regalano il colpo di grazia. Arrivato in cima, non ci sono rifugi ma solo una pietra che permette di suggellare l’impresa. Il mio fotografo è una ragazza olandese che non crede ai suoi occhi vedendo la silhouette della mia mountainbike ma quando le dico che di solito ho anche uno zaino di 10 kg (trattandosi di un circuito la zavorra è rimasta in hotel, ma mi sono portato al seguito giacche e viveri) per poco non sviene! Una pausa fa bene ad entrambi e lei mi racconta del suo amore per l’Italia: non solo montagne e salite ma anche la cucina e la cordialità della gente. Poi mi confessa: “Il Gavia è il mio preferito. Quando sali puoi ammirare questa stupenda Green Mountain e poi, una volta superata la vetta..... vedrai”. È ora di rimettersi in marcia e lei sparisce in un attimo con la sua bici da corsa. La discesa fino a Monno mette a dura prova i freni e poi si deve percorrere un breve tratto sulla strada principale ma, a Vezza d’Oglio, si può percorrere una ciclabile di 12 km lungo il fiume.

A Temu’ scopro che la Sampdoria è in ritiro fino al 28 luglio ma l’entusiasmo per i blucerchiati arriva fino a Ponte di Legno, dove faccio una piccola pausa a base di zuccheri: gelato compreso. Inizia la salita del Gavia e il primo tratto sembra un falsopiano in confronto al Mortirolo. Ma quando la strada si restringe ed arrivano i primi tornanti, le cose si complicano. La Green Mountain è davvero molto bella e quando ci sono degli scorsi nel bosco il panorama è veramente stupendo ma mancano più di 10 km e sul tachimetro ricompare il 4, come sul Mortirolo! La fatica inizia a farsi sentire e quando il bosco lascia il posto a rocce e pascoli, capisco che non può mancare molto alla vetta. A 3 km dalla cima ecco la famosa galleria non illuminata. Ho visto dei video in internet: un incubo. Ma ho la moutainbike e posso andare sulla strada vecchia sterrata. La scelta è premiata da un panorama meraviglioso: a chi ha la bici da corsa, consiglio di fare queso pezzo a piedi con la fedele compagna in spalla. Ecco il laghetto, che conferma che manca poco. Un ultimo sforzo in un paesaggio che ha smesso il verde per lasciare il posto ai colori rossicci delle pietre ferrose. Fatta la foto ed affacciatomi sull’altro pendio, capisco cosa intendesse la ragazza olandese: il paesaggio è da Oscar. È tardi, sono stanco e fa anche un po’ di freddo. Ho voglia di arrivare, ma, di fronte a certi spettacoli, non si può avere fretta. Arrivato nel bosco la vista si riduce e quindi giù in picchiata fino a Valfurva. Superato l’abitato, inizia una provinciale su cui bisogna fare attenzione. Ma, a circa 6 km dall’arrivo, si può tornare su una ciclabile con tratti di sterrato. Giunto finalmente a Bormio, realizzo quello che ho fatto: il Mortirolo ed il Gavia in un solo giorno. Certo alla mia velocità e con le mie pause ma alla fine sono orgoglioso e felice.....anche senza medaglie al collo!

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