Milan, da capitano a esubero: la strana storia di Riccardo Montolivo

Dall'arrivo nel 2012 alla mancata convocazione per la tournée americana: l'avventura rossonera dell'ex Fiorentina è ai titoli di coda.

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Dal 2012 al 2018: dopo sei lunghi anni, l'avventura di Montolivo al Milan dovrebbe terminare in questa estate. O meglio, quasi sicuramente terminerà questa esate: l'ex giocatore della Fiorentina, infatti, non è stato convocato per la tournée americana. Motivo: scelta tecnica. Il numero 18 è finito ai margini della rosa rossonera, dopo esserne stato uno dei protagonisti.

Il centrocampista era arrivato dalla Fiorentina da svincolato, in un periodo di grandi cambiamenti per i rossoneri: nel 2012 tanti senatori hanno lasciato il Milan. Gattuso, Inzaghi, Nesta, Seedorf, Zambrotta, poi le cessioni eccellenti di Ibrahimovic e Thiago Silva al Paris Saint Germain: una rivoluzione per l'allora squadra di Allegri, che poi verrà esonerato a stagione in corso.

In quel Milan, in quel primo Milan post senatori, Montolivo è stato un simbolo. Qualcuno potrebbe prenderlo come l'esempio tipico del decadimento rossonero. Quello stesso qualcuno, probabilmente, aveva visto nell'ex viola il sostituto di Andrea Pirlo. Non è andata proprio così. Nel corso dei suoi anni rossoneri, il numero 18 ha fatto quel che ha potuto, con i mezzi a sua disposizione. Forse gli è stato chiesto troppo. Lui, da parte sua, sicuramente ha dato tutto.

Milan, Montolivo sta per dire addioGetty Images

Milan, lo strano caso di Montolivo: l'ex capitano è ai margini della rosa

Il 25 novembre del 2012, per la prima volta, Montolivo indossa la fascia di capitano: in quella stagione il ruolo di condottiero era assegnato a Massimo Ambrosini, uno degli ultimi senatori rimasti nello spogliatoio. Dopo l'addio del numero 23, la fascia è toccata proprio al numero 18, che si è trovato di nuovo con un'importante responsabilità stretta attorno al braccio, dopo aver indossato la lettera C anche alla Fiorentina.

Il Milan di Riccardo Montolivo non è mai stato un Milan eccellente. Gli ultimi anni della gestione Berlusconi sono stati particolari: dalle spese folli al "se non parte nessuno non entra nessuno", i cambiamenti sul campo sono stati parecchi. Il volto dell'attacco, per esempio, è mutato spesso: dal trio delle creste El Shaarawy-Niang-Balotelli al tridente formato da Honda, Menez e Cerci, fino ad arrivare a Suso, Bacca e Ocampos. Anche difesa e centrocampo hanno subito parecchi stravolgimenti, così come la panchina (Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi, Montella, Gattuso). Riccardo Montolivo, invece, è stato uno dei pochi a rimanere saldo al suo posto.

Il rapporto tra il giocatore e i tifosi, inoltre, non è mai stato idilliaco. Gli sono state rimproverate la lentezza in campo e la mancanza di carisma per il ruolo di capitano, ogni giocata sbagliata era un rimprovero, un fischio, un mugugno. Difficile anche criticare gli stessi tifosi del Diavolo: dagli anni d'oro agli anni bui, con pochi spiragli di luce a illuminare stagioni decisamente in ombra. Montolivo ha provato ad essere il faro di un Milan oscuro, finendo egli stesso per essere risucchiato nel vortice della mediocrità in campo.

Non sarà più il Milan di MontolivoGetty Images

Non un campione, ma un lavoratore silenzioso

Le doti tecniche non mancano al centrocampista, al quale però è stato spesso chiesto di fare da regista. Un ruolo che forse non gli si addice alla perfezione e sul quale ha influito anche il paragone con Pirlo. Montolivo aveva iniziato da trequartista all'Atalanta, ha arretrato il suo raggio d'azione nella Fiorentina, al Milan si è piazzato davanti alla difesa. Nel ruolo di interdizione, invece, è riuscito spesso a offrire un aiuto concreto, tra contrasti e chiusure delle linee di passaggio. I troppi passaggi in orizzontale, però, hanno limitato spesso lo sviluppo della manovra rossonera, e questo è uno dei rimproveri mossi dagli stessi tifosi al giocatore.

C'è da dire, però, che neanche il contesto ha aiutato Montolivo: il centrocampo del Milan negli ultimi anni ha peccato spesso di  poca qualità. Se la sostanza non è mai mancata (da Muntari a Kucka, passando per Poli ed Essien), i piedi migliori erano concentrati soprattutto nel reparto avanzato e tutto il peso dell'impostazione era affidato a Montolivo. Bravo, sì, ma non un campione. Sicuramente, però, è stato un capitano. A modo suo.

Milan, Montolivo ai margini della rosaGetty Images

Nazionale e sfortuna

Perché 380 presenze in Serie A, con 28 gol e 31 assist, non li collezioni per caso. Così come non collezioni 66 presenze e due reti con la maglia della Nazionale. Montolivo è stato anche un capitano azzurro, indossando la fascia per la prima volta in un'amichevole con la Nigeria giocata a Londra il 18 novembre del 2013. L'Italia, però, all'ex capitano rossonero ha portato più di un dolore.

Due infortuni gravi con la Nazionale. Il primo il 31 maggio del 2014, nel corso dell'amichevole contro l'Irlanda: frattura alla tibia per lui, che sarà costretto a saltare i Mondiali in Brasile. Lo stesso Montolivo, tra l'altro, era anche uno dei pilastri di quella Nazionale: nel 2013, sempre con il suo "patrigno" Prandelli, aveva raggiunto il terzo posto in Confederations Cup. Il secondo infortunio, invece, si verifica il 6 ottobre del 2016: dopo aver saltato gli Europei per un problema al polpaccio, per Montolivo arriva la rottura del crociato nel corso della partita contro la Spagna, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2018. 

Milan, Montolivo e il suo infortunio contro la SpagnaGetty Images

Momenti di luce 

Montolivo, nel corso dei suoi anni rossoneri, ha vissuto anche momenti di luce: ci sono stati passaggi sbagliati e palloni persi, è vero, accompagnati però da assist e gol segnati. E un trofeo portato a casa, l'unico dal 2012: l'ex Fiorentina non era in campo causa infortunio, ma alla fine ha alzato la Supercoppa insieme ad Abate. Perché quel trofeo era anche suo, di un capitano silenzioso rimasto sempre al timone, nonostante la burrasca. 

Montolivo e la Supercoppa vinta con il MilanGetty Images

Il suo primo anno al Milan non era andato affatto male, così come questa ultima stagione, anche se vissuta da comprimario. Montolivo, nell'annata 2017-2018, non ha fatto mancare il suo apporto alla squadra, ha offerto prestazioni convincenti quando è stato chiamato in causa e i tifosi hanno ricominciato ad applaudirlo. Una piccola seconda giovinezza per un giocatore che ha dato sempre il massimo, con orgoglio. I compagni, anche per questo, lo hanno rispettato e onorato a dovere.

Una carezza

In un calciomercato pieno di grandi nomi, probabilmente l'addio di Montolivo non farà troppo rumore. Come non ha fatto rumore lui, nel corso della sua carriera: nessuna protesta, neanche quando gli è stata tolta la fascia da capitano in favore di Bonucci, neanche quando ha perso il posto da titolare dopo l'arrivo di Biglia. Neanche quando ha ricevuto insulti sui suoi profili social.

Continua a riceverne ancora oggi, Riccardo Montolivo, che comunque non si è mai scomposto: ha scelto e sceglie ancora oggi la strada della calma e del silenzio, come è nel suo stile. Sorride in allenamento, mentre sotto alle foto che posta su Facebook piovono insulti. Come è successo in occasione del suo infortunio nel 2016, quando sui suoi profili social qualcuno gli augurava addirittura la morte. La risposta di Montolivo, anche in quel caso, è stata da vero signore. E forse, col senno di poi, anche lui avrebbe meritato più carezze che insulti, per quello che è stato e per quello che ha dato al Milan. Nonostante tutto.

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