Mesut Ozil dice addio alla Germania e attacca: "Troppo razzismo"

Dopo la deludente prestazione ai Mondiali e le polemiche scaturite da una sua foto con Erdogan, il fantasista dell'Arsenal si ritira dalla Nazionale dopo oltre 9 anni e risponde alle accuse.

Mesut Ozil con la Germania a Russia 2018 Getty Images

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Una notizia importante, ma forse non del tutto inaspettata, scuote il mondo del calcio in Germania: Mesut Ozil, trent'anni da compiere il prossimo 15 ottobre e tra i giocatori più ricchi e famosi al mondo, ha annunciato su Twitter il suo improvviso ritiro dalla Nazionale in seguito alla polemica scoppiata due mesi fa in occasione della pubblicazione di alcune foto che lo ritraevano con il compagno Gundogan insieme al controverso presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan.

Le immagini, scattate durante un meeting voluto dallo stesso Erdogan con i due calciatori tedeschi di origine turca, erano poi state utilizzate dallo stesso in campagna elettorale e avevano portato a una serie di polemiche e reprimende di vario genere da parte dei tifosi ma anche di personaggi come la cancelliera Angela Merkel e il presidente della federcalcio tedesca Reinhard Grindel. Era persino scattata una raccolta di firme per chiedere l'esclusione tanto di Ozil quanto di Gundogan dalla rosa pronta a partire per i Mondiali di Russia.

Quali esiti abbia avuto la spedizione è oggi noto: difesi dal ct Low, i due non hanno saputo cambiare il destino di una Germania scopertasi incredibilmente fragile e vulnerabile, rispedita a casa al primo turno dopo aver perso contro Messico e Corea del Sud. A poco meno di un mese da quella cocente eliminazione, Mesut Ozil è tornato a dire la sua su quel famoso incontro con Erdogan, annunciando su Twitter la sua intenzione di abbandonare la maglia della Nazionale e accusando di aver percepito razzismo e un'assoluta mancanza di rispetto per quanto fatto in carriera.

Mesut Ozil dice addio alla Germania e attacca: "Troppo razzismo"

Le ultime settimane mi hanno dato modo di riflettere e tempo per pensare a quello che è successo negli ultimi mesi. Di conseguenza, voglio condividere i miei pensieri e le mie sensazioni su quanto accaduto.

Mesut Ozil introduce così un lungo post in più pagine che spiega nel dettaglio il suo addio e prima ancora l'incontro avvenuto a maggio con il presidente turco Erdogan, un gesto assolutamente non politico ma arrivato come un segno di rispetto nei confronti dell'uomo che guida quello che è il suo Paese d'origine, quello da dove provenivano i suoi nonni quando arrivarono in Germania e che lui ha sempre considerato parte integrante del suo essere sia come calciatore che come uomo.

Il trattamento che ho ricevuto dalla federcalcio tedesca e da molti altri ha fatto si che non voglia più vestire la maglia della nazionale tedesca. Mi sento non voluto, e penso che tutti i traguardi che ho ottenuto sin dal mio esordio avvenuto nel 2009 siano stati dimenticati. 

L'esordio con la Germania arrivò per Ozil l'11 febbraio del 2009 in un'amichevole persa contro la Norvegia e dopo una lunga riflessione che lo aveva portato a respingere il corteggiamento della Turchia dove lo avrebbe fortemente voluto l'allora ct Terim. Pur non avendo mai rinnegato le sue origini, rimarcate anzi più volte, il fantasista attualmente in forza all'Arsenal aveva optato sin da allora per quello che sentiva il proprio Paese a tutti gli effetti, e cioè la Germania dov'è cresciuto e si è affermato come calciatore.

Ozil e Gundogan a colloquio con il presidente Frank-Walter SteinmeierGetty Images
Ozil e Gundogan a colloquio con il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier nei giorni successivi al contestato incontro avuto dai due con Erdogan.

Campione del mondo nel 2014, Mesut Ozil è stato per anni uno dei maggiori punti di forza della Germania, collezionando 92 presenze, segnando 23 reti e distribuendo un gran numero di assist grazie a quel piede educato e a quella visione di gioco che lo hanno reso uno dei calciatori più forti e pagati al mondo. L'incontro con Erdogan, a cui partecipò anche il regista del Manchester City Ilkay Gundogan - ma non il neo-juventino Emre Can, che declinò l'invito forse prevedendo le polemiche susseguenti - è stato un semplice gesto di rispetto, quindi, non tanto nei confronti di Erdogan ma per il fatto che quest'ultimo rappresentasse il suo Paese d'origine e la sua cultura.

È con il cuore pesante e dopo averci pensato a lungo che annuncio il fatto che non giocherò più per la Germania, dato che provo questo sentimento di razzismo e mancanza di rispetto. Vestivo la maglia tedesca con orgoglio ed emozione, ma adesso non sarebbe così. 

Ho incontrato Erdogan a Londra, era un'evento benefico. Ci eravamo incontrati la prima volta nel 2010 dopo che lui e Angela Merkel avevano assistito insieme a Germania-Turchia a Berlino. Quelle foto non avevano scopi politici, come ho detto più volte mia madre non mi ha mai lasciato perdere di vista le mie origini e le mie tradizioni familiari: per me fare una foto con il presidente Erdogan non aveva nessun significato politico, significava rispettare la più alta carica del mio Paese di origine.

Con grande amarezza, Ozil sottolinea come la decisione sia stata sofferta ma ben ponderata e come si sia sentito ingiustamente attaccato anche da persone legate al calcio tedesco - come il presidente Grindel e icone come Bierhoff e Hitzfeld - che invece avrebbero dovuto difenderlo. Un trattamento, quello ricevuto dal popolo che continua a sentire il suo, che reputa ingiusto, privo di rispetto e addirittura razzista, qualcosa che non può essere ignorato.

Non incontrare Erdogan avrebbe significato mancare di rispetto alle radici dei miei antenati, che sarebbero fieri di dove sono arrivato. Per me non importava chi fosse il Presidente, importava che fosse il Presidente. Il rispetto per una figura politica è qualcosa che hanno avuto anche la Regina Elisabetta e il Primo Ministro Theresa May quando hanno ospitato Erdogan a Londra. La mia è una decisione estremamente difficile da prendere, perché ho sempre dato tutto per i miei compagni, lo staff e la brava gente che c'è in Germania.

Ma quando i vertici della federcalcio tedesca ti trattano come loro hanno fatto con me, mancando di rispetto alle mie origini turche e trasformandomi egoisticamente in uno strumento di propaganda, allora è troppo. Non è per questo che gioco a calcio e non me ne starò seduto senza fare niente. Il razzismo non dovrebbe mai e poi mai essere accettato.

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