Gianluca Spessot, l'ottava tappa: San Leonardo-Silandro

Alla scoperta dei tratti più suggestivi del Giro d'Italia

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Oggi niente passi ma tappa di puro trasferimento. La cena abbondante di ieri sera mi ha fatto recuperare le energie spese sul Rombo ed il Passirio ha accompagnato le mie ore di sonno. Alcuni ospiti del Tirolerhof si sono lamentati, in internet, del rumore del fiume, io, invece, me lo sono goduto fino in fondo. La colazione non si fa mancare nulla, il cielo si è ridipinto di azzurro ed il sole è tornato ad illuminare la Val Passiria. Condizioni ideali per mettersi in sella ed affrontare una tappa da percorrere quasi esclusivamente su una pista ciclabile che si può imboccare proprio a San Leonardo. Il primo tratto è un misto di sterrato e di parti asfaltate. Si pedala sempre in riva la fiume ed il percorso è indicato alla perfezione. Più di una volta si cambia lato superando un paio di ponti e, dopo qualche chilometro, iniziano i meleti che mi terranno compagnia fino all’arrivo.

 

All’inizio dei “filari” ci sono piante di rose. Un omaggio giornale per i passanti? Si tratta di cosiddette “piante spia” perché la rosa viene attaccata più facilmente dai parassiti oltre ad evidenziare in anticipo eventuali carenze di minerali. Fino a Merano è tutta discesa e tengo una media sostenuta finché non supero un anziano signore che pedala con calma serafica. Cosa sto facendo? Perché andare così veloci? Oggi è una giornata stupenda ed i chilometri da percorrere non sono tanti: rallento e cerco di godermi maggiormente la scenografia che si presenta davanti ai miei occhi. Alle porte di Merano sono praticamente nel bosco e vedo l’indicazione per il “Sentiero di Sissi”. All’imperatrice d’Austria questa città piaceva molto, prendeva dimora nel Castel Trauttmansdorf ed amava fare lunghe camminate immersa nella natura dei dintorni. Il centro di Merano obbliga a fare una piccola deviazione ma ne vale assolutamente la pena. Oggi è domenica e la via dei Portici è quasi deserta, ma è comunque uno scorcio della città vecchia che merita di essere ammirato. Nella piazza del Duomo un musicista di strada canta “Waht a wonderful world”. Ce ne dimentichiamo troppo spesso ed è giusto che qualcuno c’è lo ricordi, anche perché, dopo aver a presa piena coscienza, impariamo forse a rispettarlo, questo mondo.

Lasciata Merano si entra in Val Venosta. La strada inizia a salire e quasi subito arrivano 7 tornanti di tutto rispetto. Portano a Lagundo che regala una vista mozzafiato sulla conca di Merano. La foto delle famose sedie giganti non può mancare e nemmeno quattro passi sotto la pergola in una giornata così afosa. La ciclabile prosegue lungo l’Adige e, superata Lagundo, diventa quasi pianeggiante. È una domenica di luglio, il tempo è magnifico: oggi meglio non andare sui passi, farebbero invidia al Raccordo anulare nelle ore di punta! Arrivato a Castelbello, non faccio in tempo ad ammirare il maniero che le pendenze iniziano a salire e si alza un forte vento contrario. Poco male, rispetto al tempo di ieri e l’altro ieri, in Germania si direbbe: “Luxusproblem”. Non credo servano traduzioni. Alle porte di Silandro i meleti si intensificano e dopo meno di 60km complessivi raggiungo la mia meta. Il paese è piccolino, i negozi sono chiusi e per strada c’è poco movimento. In compenso riesco a scovare un gelato squisito in una gelateria seminascosto. Un euro a pallina: sapori, qualità e.... prezzi di una volta! 

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