Gianluca Spessot, la settima tappa del giro: il Passo del Rombo

Il viaggio alla scoperta dei tratti più suggestivi del tour ciclistico italiano è arrivato al settimo giorno. Il Passo del Rombo con partenza ed arrivo a San Leonardo.

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Il Passo del Rombo vale da solo una tappa. In realtà avrei dovuto fare un giorno di riposo forzato visto che il meteo non sembrava lasciare scampo. Ieri sera, dopo aver consultato tutti i siti possibili immaginabili, mi ero rassegnato a rimandare la scalata di uno dei passi che, da tempo, avevo messo nel mirino. Sono alloggiato al Tirolerhof e la mia stanza si affaccia sul Passirio che scorre quasi sotto il mio balcone. Con il fruscio del fiume che invadeva la mia stanza, mi sono addormentato presto e ho dormito come un ghiro. Fatta colazione, torno in camera e vedo che le nubi non sono poi così minacciose. Vado all’ufficio turistico e chiedo se esiste una pagina segreta dove poter trovare delle previsioni affidabili. Sono molto cortesi e mi dicono che le piogge sono attese a partire dalle 13. Il radar mostra che a ovest di San Leonardo non ci sono perturbazioni e, visto che il brutto tempo arriva quasi sempre da Occidente, mi faccio coraggio e decido di partire. Sono le 9,30 e mi aspettano 29 km di salita. Anche oggi ho il vantaggio di poter lasciare lo zaino in albergo e la differenza si sente già sulle prime rampe che iniziano alla fine del paese. Si può salire anche per la vecchia provinciale, ma si allunga e, a Moso, dopo circa 7 km, si deve comunque andare sulla statale 44 bis: tanto vale prenderla subito.

 

Il tempo incerto e le nuvole basse, tengono lontane le masse e mi ritrovo a salire quasi in solitaria. Nessun ciclista nei paraggi e, dopo 4 km, arrivano le prime asperità. Ad un certo punto mi supera un trenino formato da una decina di Porsche, seguito da quattro moto che mi affiancano proprio nel bel mezzo di una galleria. Il rumore è assordante ma, per fortuna, dura solo qualche secondo. Dopo circa 15 km inizia un falsopiano di quasi 4 km dove posso riposare e fare un po’ di velocità, fino ad un ponticello che mi obbliga a svoltare a sinistra. Da qui inizia il tratto più duro anche perché mancano ancora una decina di chilometri alla vetta. Man mano che si sale, il bosco lascia il posto a rocce e pascoli ed iniziano le serpentine più famose. Nel guardarle dall’alto fanno una certa impressione e viene quasi da chiedersi: “Le ho fatte veramente?”. A 2 km dalla vetta inizia a piovere. Finora ero salito in maniche corte, perché sotto sforzo, anche sopra i 2 mila metri, la temperatura si sente solo quando è troppo alta. Indosso le mantelline ed pantaloncini idrorepellenti ma la pioggia diventa sempre più forte. Arrivo alla galleria di circa 500 metri e, in via del tutto eccezionale, me ne rallegro: la strada diventa pianeggiante e si può pedalare all’asciutto. Ormai è fatta perché l’ultimo chilometro è in falso piano.

Un gruppo di motociclisti tedeschi mi da il benvenuto sotto al monumento trasformato in un riparo d’emergenza e mi fanno la foto di rito. Sono felice di avercela fatta ed in un attimo dimentico il maltempo e le 14 gallerie, che sono in realtà 28 visto c’è anche il ritorno. Meglio mettersi subito in marcia senza andare a cercare il rifugio. Decido di cambiarmi all’aperto, tanto, dopo una fatica simile, si può rimanere qualche secondo a petto nudo anche a 2.500 metri e con un tempo da cani! Dopo meno di un chilometro smette di piovere ma, in discesa, il freddo si fa sentire. Il problema sono le scarpe completamente bagnate. Sceso di quota, dove l’aria è meno pungente, decido di mettere in atto la tattica già usata in passato: tolgo le scarpe. Non si deve pedalare e le calze tecniche si asciugano in un battibaleno. A circa 7 km da San Leonardo il cielo mi regala un’altra doccia, ma il traguardo è ormai vicino. Il Rombo è una salita molto bella, resa dura da pendenze importanti e da una lunghezza che sembra infinita, ma se devo essere sincero, pensavo fosse più impegnativa. O forse ha ragione il berlinese incontrato ieri: “Più sali e più ti senti in forma. Le gambe si fanno pesanti ma hai come l’impressione che la tua capacità polmonare aumenti”. 

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