Gianluca Spessot, la sesta tappa: Bressanone-San Leonardo in Passiria

Alla scoperta dei tratti più suggestivi del tour ciclistico italiano: il sesto viaggio.

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Il mestiere del futuro? Il meccanico di biciclette a Bressanone, almeno durante la stagione estiva. La discesa del Tires ha dato il definitivo colpo di grazia ai freni. Le pastiglie di entrambi ed il disco posteriore vanno cambiati. Il primo meccanico: “Per stasera? Non se ne parla, forse per domani mattina dopo le 10”. Il secondo: “Ho tante bici da sistemare, torni la prossima settimana”. Il terzo: “Sono pieno, provi più avanti”. Disperato entro da Profi Bike, a due passi dalla stazione. “Sono da solo, mio figlio oggi non c’è ma vedo cosa posso fare. Torni prima delle 19”. Grazie al signor Mauro il tour non si ferma a Bressanone

 

Ho trovato dimora presso l’albergo Orso Grigio ed i coniugi Hillebrand sono molto cordiali. La simpatia della signora Waltraud è contagiosa, soprattutto quando parliamo del Bayern. Sulla parete fa bella mostra un gagliardetto con cui il club bavarese ringrazia per i vent’anni di associazione. “In famiglia siamo tutti tifosi e mio marito e mio figlio vanno spesso allo stadio. Pensi che il giorno di riposo del bar è il martedì ma se il Bayern gioca di mercoledì in Champions, allora spostiamo la chiusura settimanale e così tutta Bressanone sa che quel giorno si gioca all’Allianz Arena!”. Dopo una colazione abbondante mi metto in sella già alle 8, perché oggi sarà una corsa contro il tempo: il pomeriggio sono in arrivo degli acquazzoni. Faccio i conti senza l’oste perché la ciclabile verso Vipiteno è ovviamente in leggera salita (lo sapevo) ma è costellata di continui saliscendi che spezzano il ritmo ed il fiato. Cambiare continuamente e repentinamente dalla modalità salita alla modalità discesa non è semplice. Non sono mai stato sui Muri delle Fiandre ma adesso ho capito come mai siano così temuti. Arrivo a Vipiteno. La zona pedonale con l’antica Torre delle Dodici sono bellissime e poi mi verrebbe voglia di prender posto in uno dei tanti tavolini affollati della piazza centrale, ma le nuvole che incombono all’orizzonte mi obbligano a proseguire. La salita del Passo del Giovo misura 15 km. Le pendenze sono abbastanza umane e tutto il primo tratto si percorre nel bosco. Man mano che si sale si aprono degli scorci nella vegetazione e le nuvole basse lasciano, purtroppo, solo intuire delle scenografie da incorniciare. Ad un certo punto un ciclista sulla sessantina, che fa una pausa ad una fontana, mi ferma. ”Metti le mani sotto l’acqua, è freschissima”.

In meno di mezz’ora mi racconta la sua vita ed è bello sentire che ci sono altre persone sulla tua lunghezza d’onda: “Da giovane giocavo a calcio e tennis ma ora preferisco le due ruote. Da quando vado in bici, non ho problemi alle ginocchia ed il medico mi dice che è un’attività che fa bene al sistema cardiocircolatorio. E poi, sono sempre in mezzo alla natura. Mi sto allenando alla Maratona delle Dolomiti ma il cronometro non mi interessa, mi basta portarla a termine. ”Non sempre la passione si trasmette di padre in figlio, a volte succede il contrario: “Aveva problemi ad un ginocchio e si è comprato una bici da corsa. Un giorno mi ha detto, papà vieni con me. È stato un amore a prima vista!”. Alla fine scopro che è di Berlino ma non so come si chiama. Sui passi è così: ci si incontra e ci si saluta! A 3 km dalla vetta si esce dal bosco ed il paesaggio sarebbe da cartolina. Le nuvole non consentono di vedere le vallate sottostanti e poi ci pensa il vento a rendere più dure delle pendenze che già si sono fatte più ardue. Un motociclista austriaco, dopo aver imprecato con un automobilista che ha confuso il Giovo con una corsa di rally, mi fa la foto con il cartello e poi mi consiglia di ripartire prima che inizi a nevicare! Ci manca poco. Superata la vetta, viene giù di tutto: tanta acqua ed un po’ di grandine. Fino ai mille metri, poi il cielo si schiarisce ma, due giacche e pantaloncini anti pioggia non bastano. La discesa è lunghissima. Vado piano per non patire il freddo che mette a dura prova anche polsi e cervicale. Il cartello di San Leonardo mi sembra un’apparizione ma è tutto vero, come la doccia calda che mi consente di rinascere. 

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