La quinta tappa del giro di Gianluca Spessot: Canazei-Bressanone

Alla scoperta dei tratti più suggestivi del tour ciclistico italiano.

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Oggi tappa di trasferimento. Il cielo sopra Canazei è sempre più azzurro, le torte della signora Marika fanno bella mostra nella sala della colazione. Cosa chiedere di più dalla vita? Bellissime giornate di sole, la buona cucina, le passeggiate lungo il torrente: è tempo di partire ma i ricordi non si cancellano.
I primi chilometri sono lungo una ciclabile che si trasforma in un sentiero in mezzo ai boschi. Un paradiso per la mountainbike ma con uno zaino sul portapacchi meglio andare piano in discesa e poi, su un tratto in salita con rocce sporgenti, meglio scendere dai pedali e spingere. Fino a Vigo di Fassa posso evitare la statale che devo percorrere solo per un breve tratto fino alla galleria al cui ingresso è appeso uno striscione che ricorda la presenza della Fiorentina. Per non entrare nel tunnel, bisogna prendere una stradina con pendenze impegnative e che mi ricordano quanto sia pesante lo zaino che mi porto appresso.

Tornato sulla statale, la strada si addolcisce fino a diventare un lungo falso piano negli ultimi chilometri. Poco prima di raggiungere la vetta del Passo Costalunga, mi accorgo che ci sono passato tre anni fa quando venni a fare il Sellaronda. Salendo da Bolzano, la Val d’Ega è tutta un tunnel. Ho un attimo di panico ma la mia salvezza si chiama Jessica. Vedo arrivare due ciclisti in mountainbike e chiedo se devono scendere anche loro a valle. Jessica è una guida e stanno facendo un giro nei boschi della zona ma mi consiglia di proseguire verso il passo Nigra e di scendere poi a Tires: non ci sono gallerie. Grazie Jessica! Dopo qualche curva mi accorgo di essere vicino al Lago di Carezza, un luogo idilliaco. Chiedo ad un anziano signore dove si trovi. Dovrei scendere 2 km e poi tornare indietro. “Veda lei”mi dice. “Ci penso” è la mia risposta, ma in cuor mio ho già deciso e gli ultimi dubbi spariscono dopo aver visto un ciclista che mi viene incontro con lingua a penzoloni. Avanti dritto e, dopo una ventina di chilometri raggiungo il Nigra. Niente foto di rito sotto il cartello perché non si può mettere in bacheca una cima raggiunta pedalando con il naso all’ingiù. Vedo il cartello che indica 13 tornanti ma non so cosa mi aspetta. Una delle discese più spettacolari che abbia mai visto. Finiti i tornanti si passa da San Cipriano. In mezzo al paese c’è un tratto al 20%. Pazzesco!

Ma non è finita, perché appena uscito da Tires, per evitare la galleria si va nella vecchia strada che porta a Prato all’Isarco. 7 km che dimostrano come anche una discesa possa essere spettacolare. Si scende con pendenze e curve da capogiro in una valle strettissima in cui scorre il Rio Tires. Non c’è anima viva e, soprattutto, nessuno mi viene incontro. La salita verso il Nigra partendo da Prato, metterebbe alla prova anche il più intrepido degli scalatori! Eccomi sulla ciclabile lungo l’Isarco. Ora le gallerie sono benvenute perché regalano temperature più miti in una giornata molto calda. Appena sceso a valle, sento subito la differenza sulla colonnina di mercurio e anche il fabbisogno d’acqua aumenta. La seconda salvezza giornaliera si chiama fontanella e, dopo il rifornimento, aumenta anche il ritmo. La strada è sempre in leggera salita, ma, nonostante sia carico come un mulo, riesco a tenere una media di 20 km/h. Le meraviglie della natura lasciano il posto alle perle dell’architettura. Il Castel Trostburg e la Città Alta di Chiusa con i famosi ombrelli appesi meritano una foto ma come non rimanere impressionati dalle vigne realizzate anche su pendii impossibili. Arrivo a Bressanone prima del previsto e così posso godermi il bellissimo centro storico e un pezzo della tappa del Tour de France.

 

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