Spagna, Luis Enrique si presenta: "Nessuna rivoluzione, ma sorprese"

Il nuovo commissario tecnico delle Furie Rosse cancella la parola fallimento e spiega: "Essere ct è una grande responsabilità, pronta una lista di 70 nomi".

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Ripartire senza cancellare il passato. La direzione della Spagna targata Luis Enrique è stabilita: lo ha spiegato con chiarezza nella sua prima conferenza stampa ufficiale da commissario tecnico delle Furie Rosse l'ex allenatore del Barcellona, reduce da un anno sabbatico e chiamato a guidare la nazionale dopo l'avventura in Russia 2018, chiusa senza acuti agli ottavi di finale contro i padroni di casa.

Nessun fallimento, ma un'esperienza da riscattare: questo il mantra di Luis Enrique, rivolto a chi gli chiede un giudizio sui Mondiali 2018. Non sarà un compito semplice quello della nuova guida della Spagna: privo di Iniesta, dovrà restituire fame a un gruppo che dopo la vittoria della Coppa del Mondo nel 2010 e degli Europei nel 2012 ha mostrato degli evidenti passi indietro. Il turbolento addio con Lopetegui e l'arrivo di Hierro a interim prima della campagna russa non hanno fatto altro che acuire la confusione e la deludente prova in Coppa del Mondo è stata una conseguenza.

Non ci saranno rivoluzioni: Luis Enrique ha preferito parlare di evoluzione. Dello stile di gioco, con il tiki taka che inizia a mostrare le sue crepe, e delle prestazioni. Una tattica già adottata con il Barcellona, dove nonostante le critiche l'allenatore di Gijon ha conquistato due campionati spagnoli, tre Coppe di Spagna, una Supercoppa spagnola, una Champions League, una Supercoppa Europea e una Coppa del mondo per club. Guai, però, a parlare di fallimento:

Si tratta di una parola molto brutta. I risultati non sono stati buoni ma questi giocatori hanno dato il massimo, in questi anni tutti ci hanno ammirato.

Spagna, la linea di Luis Enrique: nessuna rivoluzione, ma si attendono sorprese

Senza Iniesta, toccherà a Sergio Ramos e Piqué - quest'ultimo potrebbe però lasciare la nazionale - vestire i panni dei leader, attendendo la definitiva consacrazione di Isco e Thiago Alcantara. Il blocco degli esclusi dai Mondiali 2018, guidato da Morata, Fabregas e Suso, scalpita. Il nuovo ct allarga l'orizzonte e parla di un elenco lunghissimo di calciatori da valutare:

Ho pronta una lista formata da 70 nomi. Ci sono giocatori per il mio modo di intendere il calcio, bisogna evolvere, è obbligatorio: dobbiamo sapere come difendere, attaccare ed essere aggressivi quando abbiamo la palla. Nella mia prima griglia di convocati ci saranno sicuramente delle sorprese. 

La certezza di Luis Enrique è quella che trapela più volte nel corso della conferenza: il futuro della Spagna è radioso grazie ai tanti giovani di qualità pronti per la nazionale maggiore. Strizzando l'occhio al ricambio generazionale ma tenendo bene a mente i 20 mesi che separano dagli Europei del 2020, appuntamento nel quale le Furie Rosse saranno chiamate a tornare protagoniste nel panorama continentale.

Quello che mi interessa sono le prestazioni, non l'età dei giocatori.

"No alle polemiche geografiche"

Il calcio in Spagna è una questione che spesso va oltre i 105 metri per 68 del campo. Lo ha dimostrato il referendum per l'indipendenza della Catalogna, nel quale alcuni calciatori hanno vestito i panni degli opinion leader. Anche per questo Luis Enrique ha immediatamente respinto ogni potenziale polemica sulle sue radici geografiche, definendosi "asturiano, spagnolo e anche catalano". Fantasia, idee e pallone: la nuova Spagna di Lucho è tutta qui.

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