Gianluca Spessot, oggi la quarta tappa: il circuito di Sellaronda

Alla scoperta dei tratti più suggestivi che caratterizzano il Giro d'Italia.

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Il Sellaronda è un classico e non può mancare in un viaggio che vuole esplorare alcune fra le salite più famose del Giro d’Italia. A chi non l’hai mai fatto, consiglio vivamente di partecipare al Sellaronda Day (informazioni si trovano in internet), ovvero una giornata nella quale le strade sono chiuse al traffico motorizzato e sono le due ruote a farla da padrona sui famosi quattro passi. Come nel 2015 parto da Canazei. Al Sellaronda Day consigliano di fare il giro in senso antiorario e quindi decido di cambiare direzione, che significa, nell’ordine: Sella, Gardena, Campolongo e Pordoi. Tutti in un giorno? Esattamente. Ma va detto che i passi più impegnativi sono il primo (bisogna prendere quota) e l’ultimo perché la stanchezza inizia a farsi sentire nelle gambe.

 

Devo recuperare dopo la fatica di ieri e decido di dedicare più tempo alla colazione. Un amante dei dolci come me è finito in un piccolo paradiso terrestre. La signora Marika dello Chalet Valeruz prepara a mano delle torte squisite. Da tempo non assaporavo la crema pasticcera, perché in Germania si usa solo la vaniglia. Mi sembra di tornare bambino! È una splendida giornata di sole, ho mangiato come un re.... si può partire fiduciosi. La salita inizia poco dopo il centro storico di Canazei. Il primo tratto è comune fra Sella e Pordoi. Il traffico è inteso e viene regolato dai mezzi pesanti (bus e camion) che creano dei cortei di automobili alle loro spalle. Dopo circa 6 km c’è un bivio ed io, infedele alla tradizione, vado sul Sella. Scelta azzeccata perché d’improvviso sono quasi da solo. Le pendenze aumentano ma oggi ho potuto lasciare lo zaino in hotel e quindi mi sembra di volare e di essere leggero come una piuma. Arrivato in cima chiedo ad un biker ungherese la foto di rito con il cartello del Sella. Non è Oliviero Toscani e mi immortala insieme ad un motociclista bavarese. Non importa, una nota di colore non fa mai male! In cima il vento soffia forte ma il paesaggio è reso unico dal matrimonio perfetto fra il verde dei prati e degli alberi, l’azzurro inteso del cielo ed i colori variegati delle rocce delle Dolomiti.

Il Gardena, salendo da questo versante, è un gioco da ragazzi: solo 6 km compreso un tratto in leggera discesa. Anche qui le spettacolo è straordinario. Grazie al gioco di luci e di ombre, le rocce si presentano in tutta la loro bellezza. Scendendo dal Gardena, mi risparmio la dura salita nel centro di Colfosco e mi concedo una piccola pausa su una panchina a fianco del parco. Dopo un tratto in leggera discesa, a Corvara non può mancare la foto alla bici gigante ma poi bisogna affrontare il Campolongo. È il più piccolo dei quattro ma salendo da Corvara le pendenze si fanno subito sentire e anche nei tratti meno duri, faccio fatica a trovare il ritmo. Da questo versante l’ascesa è più lunga ma dopo circa 6 km inizia la discesa verso Arabba. Sono a quota 1.600 metri e mi aspettano 9 km e 33 tornanti che mi porteranno ai 2.220 del Pordoi. La fatica si fa inevitabilmente sentire ma la bassa velocità mi permette di godermi il verde intensissimo che mi circonda. Mi supera una coppia in sella a bici da corsa e lui ogni tanto aiuta la sua ragazza spingendo da dietro sul sellino. Si può essere davvero romantici anche a duemila metri nonostante la fatica! Anche il Pordoi non è da meno a livello di vista panoramica e quindi posso affrontare l’ultima discesa della giornata soddisfatto. Quale dei due giri è meglio? Difficile dare un giudizio. Se volete un consiglio, fate il Sellaronda (senso orario o antiorario, non importa) perché ne vale davvero la pena.

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