Premier League, tutte le verità di Arsène Wenger

In una lunga e interessante intervista a RTL, lo storico manager dell'Arsenal si confessa: sogni, errori, passioni e sacrifici di un maestro della panchina.

623 condivisioni 0 commenti

di

Share

Qualcuno lo ricorderà come l'uomo che ha segnato un'epoca, traghettando uno dei club più amati di tutta la Premier League in una nuova era e aiutandolo a crescere e consolidarsi come uno dei più importanti al mondo. Qualcun altro, invece, ne sottolineerà in eterno i limiti e le vittorie mancate.

Quello che è certo è che Arsene Wenger, 68enne allenatore francese che per 22 lunghi anni si è seduto sulla panchina dell'Arsenal, è un personaggio che il football d'Oltremanica difficilmente potrà dimenticare, straordinario scopritore di talenti e pioniere di quello stile continentale che negli anni si è affermato anche in un calcio fortemente conservativo come quello inglese.

Salutati l'Arsenal - dove ha lasciato il posto a Unai Emery - e la Premier League, il tecnico alsaziano è ancora in attesa di scoprire cosa gli riserverà il futuro. Nel frattempo si è messo a nudo in una lunga e interessante intervista concessa a Christine Kelly, conduttrice del programma "Et si..." ("E se...") in onda sull'emittente radiofonica francese RTL. Una chiacchierata in cui Wenger ha raccontato le sue verità, i suoi sogni e le sue passioni.

Premier League, tutte le verità di Arsene Wenger

Il mio più grande errore? Forse restare nello stesso club per 22 anni. Sono uno a cui piace muoversi, ma mi piaccono anche le sfide. A volte, forse, sono stato prigioniero della mia stessa sfida.

È questo forse il passaggio più interessante che emerge dalla lunga chiacchierata in cui Arsene Wenger ha raccontato tutto quello che c'è da sapere sulla sua persona e su una carriera che lo ha visto identificarsi con l'Arsenal, club con cui ha saputo cambiare la mentalità imperante nel calcio inglese ai tempi in cui, reduce da un'esperienza in Giappone, arrivò in Premier League

Era il lontano 1996, segnò l'inizio di una storia durata oltre due decenni e di cui troppo spesso sono stati sottolineati soltanto i traguardi mancati, le vittorie in Europa mai arrivate, quel salto di qualità che i Gunners non sono mai riusciti a fare riuscendo a restare sempre al top nel calcio nazionale conquistando però la vittoria in campionato in sole tre occasioni.

Ingiusto dimenticare come il "boring Arsenal" sia diventato una delle squadre più belle e divertenti mai viste in Premier League a livello di gioco, ingiusto scordare i tanti talenti scoperti o rilanciati, i campionati vinti centrando record quasi irripetibili, le ben 7 vittorie in FA Cup, la sfortunatissima finale di Champions League persa nel 2006  e il consolidamento di un club che per ben vent'anni (dal 1996 al 2016) si è sempre classificato tra le prime quattro.

Se potessi cancellare qualcosa dalla mia vita cancellerei tutte le sconfitte. Sono state più di quanto si pensi, e ognuna ha lasciato una cicatrice. Ognuna sarà per sempre una grande delusione. Se potessi chiedere il perdono di qualcuno, invece, lo chiederei a tutti quelli che ho fatto soffrire.

Nel mio lavoro bisogna continuamente prendere decisioni, e quando lavori con una squadra di 25 persone questo significa sempre escludere qualcuno. Chiederei perdono anche a quei giocatori per cui non sono riuscito a trovare il giusto modo per permettere loro di esprimere il proprio potenziale.

Patrick Vieira e Arsene WengerGetty Images

Dopo aver raccontato la propria passione tanto per la patisserie quanto per la musica di Bob Marley - che non sono in molti a conoscere - Wenger svela che la sua più grande paura è quella di non essere più capace, un giorno, di essere autosufficiente, ragione per cui continua tutti i giorni a prestare grande cura all'allenamento fisico soprattutto con lo jogging. È quindi il momento di ricordare come la sua lunga avventura all'Arsenal ebbe inizio, quando dal Giappone si trasferì in Inghilterra circondato da enorme scetticismo.

Allora c'era la convinzione che in Inghilterra un allenatore straniero non avrebbe mai potuto avere successo, prima di me ce ne erano stati appena due o tre. Non volevano stranieri e c'erano un sacco di teorie su come questi non avrebbero mai vinto niente. Arrivai in incognito, dal Giappone: amavo l'idea di tornare in Europa, ma sarei subito tornato indietro se la cosa non avesse funzionato.

E così arriva in Inghilterra Arsene Wenger, il francese ("mi sento cittadino del mondo") che rivoluzionerà il football con allenamenti, dieta, attenzione ai dettagli apparentemente più insignificanti. 

Quando hanno 13 o 14 anni i ragazzini tendono ad amare il calcio. Poi diventa un lavoro, diventa "dovere" più di "volere". Devi allenarti, devi vincere, devi segnare. Diventa meno divertente. Io ho sempre cercato di costruire qualcosa intorno al desiderio di giocare a calcio, al volere, a coltivare quel desiderio.

Quando vincemmo il primo titolo dissi alla stampa che il mio sogno era di vincere un campionato da imbattuto, e quando l'anno successivo vinse il Manchester United chiesi ai miei giocatori perché questo fosse successo. Mi dissero che era colpa mia, che mettevo loro addosso troppa pressione. Gli risposi che non era troppa, io davvero ci credevo. E poi è successo, in totale un anno e mezzo senza sconfitte, 49 partite.

Questo prova due cose. La prima è che a volte non poniamo l'asticella delle nostre ambizioni abbastanza in alto. Non osiamo, abbiamo paura. Ma bisogna metterla il più in alto possibile. La seconda è che a volte devi semplicemente piantare un seme e attendere che cresca.

Arsene WengerGetty Images

Nella lunga chiacchierata con Christine Kelly, Wenger racconta al 100% il suo modo di vedere il calcio e quella che è la sua filosofia.

Chi desidera vincere sarà più portato ad attaccare, chi odia perdere si difenderà di più. Siamo tutti un mix tra questi due lati, e io penso di odiare maggiormente perdere.

Una vita nel calcio, spesa a inseguire un modello vincente e una propria filosofia che cambiasse in parte la storia è costata molto a livello personale a Arsene Wenger, lo confessa lui stesso quando ammette di rimpiangere il fatto che per seguire la propria ossessione abbia sacrificato molti affetti, trascurando anche l'amata famiglia. Il discorso si sposta su due dei suoi pupilli, Patrick Vieira e Thierry Henry: potranno diventare grandi allenatori?

Si, hanno tutte le qualità che servono: sono intelligenti, conoscono il calcio, la tattica. Ma dovranno sacrificare tutto ciò che sarà necessario. Allenare è un'ossessione che ti rimbalza in testa, che ti fa svegliare alle 3 di mattina e pensare a uomini, schemi, formazioni...

Thierry Henry e Arsene Wenger battono la manoGetty Images

Il giocatore più forte che ha allenato, racconta, è Thierry Henry, che è anche uno degli acquisti di cui va più orgoglioso, quei giocatori presi a poco e enormemente rivalutati: Touré, Henry, Campbell, Anelka sono solo alcuni dei nomi di un manager che contrariamente a quanto qualcuno pensa ha saputo ripagare l'Arsenal della grande fiducia avuta con il consolidamento tecnico ed economico del club tra i top al mondo.

Detto che nel calcio non esiste il calciatore perfetto, e che è compito di ogni allenatore valorizzare al meglio i punti di forza dei propri giocatori e mascherarne se possibile i difetti, Wenger risponde infine alla domanda che tutti i suoi ammiratori e più in generale i tifosi di calcio si stanno facendo ormai da diverse settimane: cosa farà adesso? La risposta è interessante, e lascia intendere che dopo tanti anni di panchina potrebbe valutare persino un cambio di ruolo.

Cosa farò adesso? Mi sto ponendo la stessa domanda! Fare quello che ho sempre fatto, che so fare, o condividere tutte le conoscenze che ho accumulato questi anni in un modo leggermente diverso? Questa è la domanda a cui dovrò dare una risposta nei prossimi mesi.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.