NBA, Bulls-Jabari Parker: analisi di una firma che sembra folle

I Bulls hanno rifirmato Lavine e dato molti soldi a Parker: analizziamo la loro strategia di mercato tra lucidità e follia.

Parker-Chicago, la coppia ritorna Getty Images

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La free agency NBA viene decisa quasi sempre in pochi giorni dopo il 1° luglio, ovvero lo sparo dello starter per poter firmare i free agent, e sempre più di sovente i top player si sono ritrovati a decidere il proprio destino in quella data. Ora LeBron James si è legato ai Lakers per quattro anni, Chris Paul, Nikola Jokic, Paul George e altri hanno rinnovato con la propria squadra legandosi a lungo termine, e dalla seconda settimana di luglio sono rimasti pochi nodi da sciogliere, con qualcuno di questi che però ha fatto parecchio discutere.

La strategia di mercato dei Bulls ha scatenato diverse valutazioni (spesso negative). L’aver pareggiato l’offerta da 78 milioni in quattro anni dei Kings per Zach Lavine è stato un rischio e a questo, pochi giorni dopo, si è aggiunta la firma di Jabari Parker con un biennale da 40 milioni. La prima domanda che balza alla mente è quale possa essere il motivo per legarsi per circa quaranta milioni a due giocatori che negli ultimi due anni sono reduci da tre operazioni al crociato anteriore (il tanto vituperato ACL) e che non forniscono nessuna garanzia sulla loro capacità/possibilità di stare in campo. E all’interno di questi dubbi c’è il contratto sottoscritto con Parker a quelle cifre, quando sostanzialmente non aveva altri estimatori o aste in corso.

Ma bisogna andare oltre alle critiche superficiali e parzialmente giustificate per valutare questo scambio. Partiamo dall’idea che ormai per una squadra in rebuilding come i Bulls è fondamentale avere asset di scambio per poter ambire alle prime scelte future, che nelle stanze NBA sono l’unico modo per poter trovare degli starter o delle potenziali stelle (le seconde scelte sono materiale molto meno pregiato). Con questa mossa i Bulls apparentemente non si sono garantiti nessuna di queste possibilità. Apparentemente.

Markkanen e Parker ora compagniGetty Images

NBA: perché la firma di Parker a quelle cifre e con quella lunghezza?

Per rimanere nella storia recente dei Bulls, aver rinnovato Nikola Mirotic (a una cifra leggermente superiore rispetto al reale valore e ai potenziali acquirenti) e averlo ceduto in corso d’opera a una squadra che aveva bisogno di tale giocatore, ha portato una prima scelta divenuta poi Chandler Hutchison. Un discorso simile potrebbe essere fatto anche per Parker. È stato firmato a una cifra senza dubbio spropositata sia per i motivi di salute già trattati, ma anche per un fit nel roster molto poco funzionale. Infatti Markkanen è l’ala forte del futuro e Parker dà il peggio di sé nel ruolo di ala piccola, soprattutto difensivamente dove non ha i piedi per marcare ali più veloci.

Da tutti questi dubbi ne deriva innanzitutto il contratto che prevede il primo anno ovviamente garantito e il secondo con team option/non garantito (con sottili ma importanti differenze), che quindi apre la possibilità ai Bulls di gestire la sua rifirma nella prossima off-season. Questo significa che se Parker dovesse disputare un’ottima stagione con 82 giocate e un buon rendimento, i Bulls potrebbero estenderlo anche nella seconda stagione ed eventualmente poi rinnovarlo al massimo salariale (sarebbe il suo sesto anno nella lega quindi potrebbe prendere il 25% del cap, ovvero una stima di 25,467 milioni) dopo la fine del primo contratto, avendo i cosiddetti Early Bird Rights e rilanciando fino al 175% del suo precedente contratto o da quattro anni con un incremento dell’8% (le altre potrebbero offrire un rilancio del solo 5%). In caso giocasse una buona prima parte di stagione, potrebbe anche essere un’ottima carta da giocare per replicare la mossa di Mirotic e scambiarlo con una squadra in corsa per avere una prima scelta. Mentre nell’ultimo caso, quello di fallimento, Chicago potrebbe agilmente rilasciarlo o non esercitare l’opzione per il rinnovo, rigettandosi nelle sabbie mobili della free agency NBA.

Jabari Parker e la non soddisfacente esperienza ai BucksGetty Images

Timing e opzioni

Il fatto che quest’operazione venga annunciata a due settimane dall’inizio della free agency, risulta piuttosto strano, ma non è da escludere che Chicago stesse monitorando anche altre situazioni (vedi Carmelo Anthony), avendo comunque l’intima convinzione di riuscita con l’enfant du pais Parker che aveva già detto di volere solo la sua città natale. Dal dopo Jimmy Butler i Bulls hanno voluto rifondare, ma senza seguire il sexy ma drastico “process”, optando per ringiovanire il roster e avere a disposizione giocatori atletici. Per questo nella prossima stagione non giocheranno più ai 90 punti come in passato, ma proveranno a fornire uno spettacolo migliore al pubblico, che magari non si tramuterà in un gran numero di vittorie, ma perlomeno si spera in un maggiore piacere sportivo.

Tutte queste mosse hanno permesso loro comunque di mantenere una buona flessibilità salariale e le future scelte al draft che potrebbero davvero svoltare il futuro della franchigia, avendo la coppia di esterni Parker-Lavine, la pietra miliare Lauri Markkanen, con Kris Dunn, Wendell Carter Jr (che tanto bene ha fatto in Summer League) e Chandler Hutchison. Tutto questo va a spiegare un movimento che superficialmente può sembrare esagerato o addirittura folle, ma che in realtà ha una sua logica ben precisa e comprensibile (anche se non necessariamente condivisibile), perché tutto ruota intorno a quanto bene farà Parker nella prossima stagione. Anche se prevederlo è come pensare d’interpretare il cielo marzolino di Londra.

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