Gianluca Spessot: la prima tappa alla scoperta del Giro d'Italia

È iniziato il viaggio alla scoperta nei tratti più suggestivi del tour ciclistico italiano. Partenza da Brunico e arrivo a La Villa.

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Il secondo post di questo blog non può non iniziare dai ringraziamenti. E quindi un grandissimo grazie a Salewa per aver dato un sostegno importante a questa avventura e alla LAS che mi ha messo a disposizione uno dei suoi prodotti di punta.

Come nasce un giro in bicicletta? Serve ovviamente l’idea, lo spunto iniziale ma poi bisogna mettersi a tavolino per pianificare. La prima discriminante è il tempo che si ha disposizione. Nel mio caso, ma non penso di essere un’eccezione, sono due settimane. Chi non farebbe volentieri un giro d’Europa o anche d’Italia? Ma le ferie sono un concetto finito e quindi inutile mettersi a sognare.

L’esperienza mi insegna che non si fanno più di 10km all’ora. In pianura si è ovviamente più veloci ma va considerata la media giornaliera perché vanno calcolate anche le pause. Mangiare è fondamentale e non si deve assolutamente andare in crisi di fame. E poi mai dimenticare che stiamo facendo una vacanza e non ci sono in palio medaglie. La media dei 10 km all’ora scende non appena la strada inizia ad arrampicarsi, anche perché la bilancia mi ha appena ricordato che i chili sono ormai quasi 77, cui vanno aggiunti i 15 kg della bici e gli altri 10kg del bagaglio. Lo specchio, come sempre impietoso, mi suggerisce che sui fianchi ed intorno all’ombelico ci sono delle riserve da limare.... ma questo è un altro discorso! E quindi inutile prevedere tappe oltre i 100 km e, se ci sono delle salite da affrontare, meglio stare al di sotto di questa soglia. Ma non voglio svelare troppi segreti all’inizio, anche perché vorrei farvi scoprire il percorso tappa dopo tappa.

 

Come ogni giro che si rispetti non può mancare il prologo. Serve per prendere confidenza con una bici più pesante del solito e per capire dov’è la soglia della fatica. Si parte da Brunico, perla della Val Pusteria. Una porta naturale per entrare nelle terre dove spesso si è scritta la storia del Giro d’Italia. Le previsioni del tempo non molto incoraggianti mi obbligano a levare le tende anzitempo, dovendo rinunciare alla torta della signora Andrea del B&B sotto il castello.

Peccato, ma volevo fare almeno il primo tratto all’asciutto. I primi km sono semplici e la presenza della ciclabile rende il tutto più piacevole. Per evitare di andare sulla statale prendo un sentiero per camminate. Le pendenze, che sullo sterrato si sentono di più, mi sembrano più adatte agli stambecchi che ai ciclisti ma per stare lontano dalle marmitte e per avere un contatto più diretto con la natura, qualche volta bisogna fare dei sacrifici. Il paesaggio è meraviglioso e si intravedono le Dolomiti. I tratti asfaltati e di sterrato si alternano ma arrivato a Piccolin, dovrei andare sulla statale. Oggi è domenica ed il traffico è pesante. E quindi? Le ruote larghe della Mountainbike sono un handicap sull’asfalto ma consentono di affrontare ogni tipo di terreno e decido di andare lungo il fiume prima ed in mezzo ai boschi poi. Arrivato a Badia scopro per caso le Ciaminades che mi fanno nuovamente evitare la strada principale. Con la cornice spettacolare delle Dolomiti la fatica non si sente e arrivo a La Villa in un batti baleno! Sono sulle alte e quindi devo andare verso il centro. Fare il “Muro del gatto” in discesa è un gioco da ragazzi. Alla fine ho allungato di circa 10km rispetto al tracciato tradizionale e anche l’altimetria ha sforato il budget. Ma ne è valsa davvero la pena.

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