Mondiali, di nuovo Francia-Croazia vent'anni dopo la notte di Thuram

Nel 1998 le due Nazionali si scontrarono nella semifinale della Coppa del Mondo: a spuntarla al termine di una gara incredibile furono i Bleus, grazie a un'irripetibile doppietta del difensore.

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La finale dei Mondiali di Russia 2018 chiuderà quella che la FIFA ha definito "la migliore edizione di sempre della Coppa del Mondo" mettendo di fronte Francia e Croazia, e se sulla definizione del torneo data dal presidente Infantino si potrà discutere a lungo, certo è che l'atto conclusivo è suggestivo per diversi motivi.

La Francia potrebbe tornare sul tetto del mondo esattamente vent'anni dopo quella magica estate del 1998 che la vide per la prima volta nella sua lunga storia conquistare i Mondiali, la Croazia invece potrebbe salire sul gradino più alto del podio meno di trent'anni dopo la sua nascita come nazione, avvenuta in seguito alla dissoluzione dell'ex-Jugoslavia. Un sogno incredibile per un Paese così giovane, che vanta una popolazione di appena quattro milioni di abitanti e che proprio vent'anni fa vide il suo sogno infrangersi contro i Bleus in una partita passata alla storia.

Accadde allo Stade de France di Saint-Denis l'8 luglio del 1998: la Croazia si era presentata ai Mondiali di Francia come possibile outsider e recitò il suo ruolo alla grande, regalando un sogno a un Paese sorto da pochi anni grazie agli ultimi scampoli di grandezza di talenti come Bilic, Jarni, Boban, Asanovic e Suker. Un cammino fantastico che si interruppe a un passo dalla finale, quando i padroni di casa transalpini riuscirono a eliminare gli uomini guidati da Miroslav Blazevic grazie a un'irripetibile doppietta di Lilian Thuram. 

Laurent Blanc e compagni abbracciano Thuram nella partita contro la Croazia ai Mondiali del 1998Getty Images

Mondiali, vent'anni dopo la Croazia vuole vendicarsi della Francia

Nato in Guadalupa, dipartimento d'oltremare francese, Thuram fu uno degli eroi del trionfo francese del 1998, uno dei tanti volti di una squadra multi-etnica di cui negli anni sarebbe diventato una vera e propria bandiera: record-man di presenze, con le sue 142 presenze con i  transalpini, fu a lungo considerato il difensore più forte al mondo e a livello di club, in una carriera quasi ventennale, ha vestito le maglie di Monaco, Parma, Juventus e Barcellona.

Difensore centrale praticamente insuperabile, in Nazionale Thuram veniva spesso dirottato nel ruolo di terzino destro, vista la contemporanea presenza al centro di icone come Desailly e Blanc. Decisamente poco portato per le proiezioni offensive - che in quella Francia erano prerogativa del terzino sinistro Lizarazu - il buon Lilian non avrebbe mai potuto immaginare prima di quell'8 luglio 1998 che sarebbe entrato nella storia per un'incredibile doppietta.

In un totale di 826 partite giocate in carriera, infatti, Thuram ha segnato appena 15 gol, 11 negli anni del Monaco - dove talvolta giostrava anche a centrocampo - e appena uno nel Parma, al suo primo anno di Serie A, quello che aprì le marcature nel 3-2 dei ducali in casa contro il Cagliari. Dopo quella straordinaria notte contro la Croazia avrebbe fatto registrare il suo nome sul tabellino dei marcatori soltanto un'altra volta: Juventus-Milan 2-1, nona giornata della Serie A 2002/2003. 

Davor Suker festeggia il gol del vantaggio croato contro la Francia nel 1998Getty Images
Cinque volte calciatore croato dell'anno, Davor Suker fu il capocannoniere dei Mondiali del 1998.

I croati erano riusciti a qualificarsi a fatica in quella edizione dei Mondiali, classificandosi secondi nel proprio girone dietro la Danimarca e strappando il pass per France '98 soltanto dopo lo spareggio vinto di misura sull'Ucraina del giovane talento Shevchenko.

Si trattava di una squadra estremamente dotata di talento, che davanti al portiere Ladic schierava nella formazione-tipo una solida difesa a tre composta da Bilic, Stimac e Simic. A centrocampo Soldo agiva da schermo difensivo, lasciando il compito di creare ai talentuosi Asanovic e Boban, abili tanto nel lanciare le punte Vlaovic e Suker (bomber del Real Madrid) quanto nell'appoggiare gli inserimenti di esterni rapidi e incisivi come Stanic e Jarni.

Una formazione che era capace di tutto e del suo contrario, ma che nell'estate francese del 1998 sembrava avere trovato continuità e quella fiducia nei propri mezzi che due anni prima, a Euro '96, era mancata costando l'eliminazione contro la Germania futura vincitrice. A scoprire la grandezza e la maturità di Boban e compagni sarebbero stati proprio i tedeschi, distrutti 3-0 nei quarti di finale dopo che i ragazzi di Blazevic avevano superato avversari non irresistibili come Giappone e Giamaica ai gironi e la Romania di Hagi agli ottavi.

Il trionfo contro la Germania aveva esaltato il popolo croato, che in semifinale avrebbe affrontato la Francia padrona di casa ma autrice di un cammino non certo brillante: dopo aver superato agevolmente un facile girone che comprendeva Danimarca, Arabia Saudita e Sudafrica, i transalpini avevano superato il Paraguay di Chilavert negli ultimi minuti dei supplementari con un gol di Blanc per poi avere la meglio dell'Italia soltanto ai calci di rigore.

Se il pronostico dava comunque favoriti i Bleus, dunque, vi era in realtà molta incertezza su chi l'avrebbe davvero spuntata: Zidane e compagni erano stanchi, logorati da due gare consecutive finite ai supplementari, mentre i croati volavano sulle ali dell'entusiasmo e di una squadra che nella partita secca avrebbe potuto impensierire chiunque, anche il grande Brasile di Ronaldo e Rivaldo che la sera precedente si era guadagnato la finale superando l'Olanda ai rigori.

Petit festeggia Thuram, Maric guarda sconsolato: Mondiali 1998Getty Images

La semifinale che mette di fronte Francia e Croazia nel 1998, dopo una lunga fase di studio da parte di entrambe le squadre, si accende nel secondo tempo: non è passato che un minuto quando Aljosa Asanovic - che ha appena concluso una stagione da fantasma al Napoli ma che può ancora regalare numeri incredibili - si libera della marcatura di Didier Deschamps a centrocampo e pennella uno splendido lancio in direzione del bomber Suker.

Questo si ritrova incredibilmente solo davanti a Barthez dato che Thuram, in posizione di terzino destro e dunque lontano dall'azione, si è dimenticato di salire con la linea difensiva tenendolo in gioco: un bomber scafato come Suker - 45 gol in 69 partite con la Croazia, sarà Scarpa d'Oro di questi Mondiali - non può sbagliare e non sbaglia. 1-0, la Croazia è avanti mentre la Francia, e soprattutto Thuram, rischiano di sprofondare in un incubo.

Si dice che la vera grandezza non sia non cadere mai, ma dimostrare di sapersi rialzare di fronte alle difficoltà: se è vero, è proprio in quel momento che Lilian Thuram dimostra di essere un grande calciatore. Meno di sessanta secondi dopo l'errore che è costato il vantaggio croato, infatti, il difensore arriva fino al limite dell'area croata in pressing su Boban, gli sottrae il pallone e lo tocca a Djorkaeff che a sua volta glielo restituisce. Ritrovatosi solo davanti a Ladic, Thuram non può sbagliare: 1-1.

L'errore è perdonato, ma non basta: quando mancano poco più di venti minuti alla fine il difensore del Parma avanza sulla fascia mettendo in difficoltà Jarni, suo avversario diretto e che non eccelle nella fase difensiva: quando quest'ultimo svirgola un rinvio, Thuram si avventa sul pallone e lo calcia in porta da fuori area, con quel sinistro che non è il suo piede ma che è l'unica soluzione possibile. La sfera supera ancora Ladic e si deposita in rete, lo stadio esplode. In pratica è finita lì, nonostante il prevedibile assedio finale di una Croazia disperata e incredula.

Quella doppietta trascina la Francia in finale, dove grazie a Zidane i transalpini stendono il Brasile e centrano la prima vittoria dei Bleus ai Mondiali. Dopo quella magica notte Thuram giocherà per ancora dieci stagioni andando a segno in una sola occasione, mentre quei due gol segnati alla Croazia saranno gli unici realizzati nella lunghissima militanza con la maglia della Nazionale. La semifinale dell'8 luglio 1998 sarà ricordata per sempre come la notte di Lilian Thuram, passato dall'incubo alla gloria e che, come dirà lui stesso nel momento di dire addio alla Nazionale, si è guadagnato in quei 90 minuti l'immortalità calcistica.

Il giorno in cui non sarò più su questa terra, quei due gol saranno ancora ricordati.

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