Mondiali, Francia-Croazia: idee tattiche e probabili formazioni

Nella finale dei Mondiali si affrontano due squadre che non hanno nulla di "spagnolo" e che fanno della verticalità, creatività e stazza fisica un nuovo standard per il calcio mondiale.

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Giocare una finale dei Mondiali è l’obiettivo massimo di ogni calciatore. Vincerla è il sogno. Nelle finali degli ultimi 20 anni è stata sempre molto evidente la difficoltà di esprimere in toto il proprio potenziale, sia per quel che riguarda i singoli calciatori che le idee tattiche dei diversi allenatori. Giocare una finale mondiale ti intorpidisce le gambe, ti fa essere così attento che è facile sconfinare nella tensione, che ti blocca e non ti fa giocare una partita al pieno di quelle che sono le proprie possibilità. I terzini tendono ad essere molto più bloccati, i difensori centrali giocano molto di più in orizzontale che in verticale, si pressa di meno per evitare di disperdere energie dopo aver giocato già sei partite al massimo del livello e quasi sempre si fa la giocata più semplice per non avere poi problemi in una eventuale ripartenza.

Questa premessa, che sembra ormai uno standard per quel che riguarda le finali dei Mondiali, per la finale fra Croazia e Francia potrebbe essere disattesa. Si affrontano per l’ultimo atto dei campionati mondiali di Russia due squadre che hanno pochissimi punti in comune e tante differenze. Prima di tutto nella differenza di età e di esperienze. La Francia è giovane, non tanto in considerazione alle partite decisive giocate dai propri uomini, già quasi tutti nei top team europei, ma in quanto a furbizia e, cosa fondamentale in un Mondiale, a lettura del gioco in relazione ai momenti della partita. La Francia ha il suo ordine mentale e contro le squadre fuori schema può soffrire, come è successo contro un’Argentina totalmente in bambola tattica, ma allo stesso tempo capace di scombussolare l’ordine altrui.

La Croazia è l’esatto opposto, è esperta non tanto per l’età anagrafica, ma in quanto alla capacità di sapersi adattare agli avversari, a saper leggere i momenti in cui subire e in cui invece aumentare il ritmo. I suoi calciatori sembrano vecchi marinai a cui niente fa paura, scafati al punto giusto per poter fare il colpaccio della loro vita. Al di là della situazione generale delle due squadre, ci sono però anche gli allenatori. Deschamps ha giocato e allenato grandi squadre, conosce la tensione di queste partite e può detonarla con atteggiamenti e parole a cui i calciatori si affidano. Dalic sta esplorando un mondo sconosciuto, soprattutto emotivamente. Sembra essere più che altro un perfetto equilibratore di personalità sempre accese e tutti lo seguono perché, come per Deschamps ma per altri motivi, ne hanno piena fiducia. Due squadre diverse, due allenatori diversi, due percorsi diversi. Ecco quello che ci presenta una delle finali meno attese della storia.

Francia-Croazia, la finale dei Mondiali più imprevedibili della storia

Di Mondiali strani ne abbiamo avuti tanti e per tanti fattori, in primis le pressioni dei padroni di casa che spesso sono andati ben oltre il loro potenziale. Nella storia è successo di tutto ma poi nella partita decisiva sono sempre arrivate le solite note, le squadre dalla grande tradizione, che in quel momento avevano la forma migliore o i calciatori migliori di quella generazione.

Questa volta invece il torneo è stato davvero imprevedibile, perché alla sfida finale non è arrivata nessuna squadra della “tradizione”, ma due outsider storiche come la Francia, e quel che resta della Jugoslavia, una Croazia che dai vecchi Plavi ha preso la voglia di sorprendere e per sua fortuna non l’eterna incostanza che li ha sempre contraddistinti.

La Francia ha un modulo, uomini e un ordine tattico definitosi durante il torneo. L’idea iniziale di Deschamps era di avere due ali molto larghe, Mbappé e Dembele, che aprissero spazi centrali per gli inserimenti di Griezmann, Tolisso e Pogba. Voleva una squadra sempre accesa, che giocasse in velocità estrema, capace di chiudersi a riccio e poi ripartire, sfruttando la brillantezza e delle gambe dei suoi uomini migliori. La Francia nella testa di Deschamps era quella che ha giocato contro di noi prima dei Mondiali, battendoci proprio con ripartenze furenti e cambi di passo impossibili da contenere.

Già durante la prima partita contro l’Australia, il ct francese ha capito subito che nessuna squadra avversaria avrebbe lasciato gli spazi che un’Italia distratta e con la testa a Formentera aveva lasciato nell’amichevole di Nizza. Per evitare di fare la fine degli allocchi e di venire puniti proprio dalle ripartenze altrui, Deschamps ha deciso di spostare la posizione di Mbappè molto più verso il centro, facendolo diventare insieme a Griezmann l’uomo fondamentale per la rifinitura e la conclusione dell’azione di gioco, ha messo dentro Giroud per tenere sempre impegnati i centrali avversari, e soprattutto a centrocampo ha piazzato Matuidi al fianco di Pogba, così da non dare troppi compiti difensivi al giocatore del Manchester United.

Pogba è inarrestabile e devastante se può correre con o senza palla in avanti. Diventa un calciatore normale se deve correre all’indietro per coprire i tagli degli avversari dietro le sue spalle. Piazzando i dioscuri Matuidi e Kanté, Deschamps ha risolto questo problema e ha creato un triangolo fra Pogba, Griezmann e Mbappé che ha fatto le sue fortune.

Accentrando però così tanto l’asse della manovra rimaneva il problema degli esterni, da coprire e su cui bisognava comunque far sentire una presenza forte anche in fase offensiva. E qui ci hanno pensato l’acume delle scelte e la fortuna. I due terzini migliori dei Mondiali sono stati Pavard e Lucas Hernandez, capaci di fare davvero tutto, tranne di entrare nel campo dove però ormai non serviva più. Deschamps ha chiesto ai suoi terzini di martellare la fascia con continuità. I due lo hanno fatto e vinto ogni duello singolo contro tutti gli avversari diretti.

Battere una Francia così quadrata è davvero difficile per tutti, anche per la Croazia dei miracoli. Sempre con un piede nella fossa dell’eliminazione è riuscita a risollevarsi due volte grazie ai rigori e una volta con un gol di Mandzukic nei tempi supplementari contro l’Inghilterra in semifinale.

Forse una Francia così forte è battibile proprio da una squadra-romanzo come questa Croazia, che ormai sente di poter arrivare dove nessun altro slavo è mai arrivato prima d’ora. La Croazia di Dalic è ancora più creativa del normale. Modric è il padrone della squadra. I compagni non gli passano il pallone per consuetudine o paura di sbagliare, ma perché vogliono vedere dovrà andrà il suo smisurato talento.

Gli altri sono in fiducia totale e quando gli slavi pensano di essere i migliori possono succedere solo due cose: il miracolo inaspettato o la sconfitta devastante. Due altri uomini sono da segnalare perché non attesi questi livelli eccelsi. Il primo è Brozovic, che riesce a coprire gli spazi spalancati da Modric e Rakitic e allo stesso tempo a reggere il confronto con loro nella gestione della manovra, mentre la seconda menzione è per Rebic, forse l’uomo più in forma della squadra, bravo nel fare tutto quello che una mezzala può fare, con l’unico problema forse solo nel fare gol (non un dettaglio).

Siamo all’ultimo atto di questi fantastici Mondiali. È stato un torneo in cui il calcio è cambiato rispetto agli ultimi dieci anni. La gestione orizzontale del pallone sembra al tramonto, per un calcio molto più verticale in cui la velocità di base e la stazza fisica sembrano ritornare in auge. In finale si sfideranno due squadre che non hanno davvero nulla di “spagnolo” e questa può essere proprio la partita che segna l’inizio di una nuova era.

Probabili formazioni Francia-Croazia

Francia (4-3-2-1): Lloris; Pavard, Varane, Umtiti, Hernandez; Pogba, Kanté, Matuidi; Mbappé, Griezmann; Giroud

Croazia (4-3-2-1): Subasic; Vrsaljko, Lovren, Vida, Strinic; Rakitic, Modric, Brozovic; Rebic, Perisic; Mandzukic

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