Gianluca Spessot: alla scoperta delle tappe del Giro d'Italia

Viviamo insieme al ciclista amatoriale il viaggio nei tratti più suggestivi del tour ciclistico italiano.

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Mi chiamo Gianluca e ho già contato 48 primavere. Dal 1995 vivo in Germania ma sono nato in Italia. E quindi, sono più italiano o tedesco? Più passano gli anni e più diventa difficile dare una risposta. Ma una cosa è certa, la passione per le due ruote ha visto la luce in Friuli e si è consacrata in Baviera. Da bambino, nel mio immaginario la bicicletta era una moto a pedali e, da ragazzo, era il mio unico mezzo di locomozione.

Gianluca Spessot: alla scoperta delle tappe del Giro d'ItaliaGianluca Spessot

Quando andai a fare l’Erasmus a Bayreuth ero il solito studente squattrinato e scoprii che era il modo più economico per spostarsi. Arrivato a Monaco capii che la macchina non serviva perché le piste ciclabili consentono di arrivare ovunque. Poi ho imparato quanto sia importante il rispetto per l’ambiente e la bicicletta è, in assoluto, la scelta più ecologica

Per le prime uscite vere, quelle di più di 50 km dobbiamo arrivare al 2009. È il caso o il destino? Non ho ancora trovato una risposta. Su un campo di calcetto, a pochi passi dall’Olympiastadion, faccio una torsione innaturale. Continuo a giocare ma capisco subito che il ginocchio fa troppo male per essere una cosa da niente. La diagnosi è impietosa: menisco interno. L'intervento in artroscopia va storto ed il ginocchio non si sgonfia. Dopo un mese di stampelle il muscolo della coscia è atrofizzato. “Vada in bicicletta” sentenzia il medico ed un mio amico mi propone di partire da Monaco fino al Tegernsee.

Sono una sessantina di chilometri: mi sembra un'impresa impossibile ma accetto la sfida. È amore a prima vista. Capisco subito che le due ruote sono il mezzo migliore per viaggiare: non vai così piano come quando cammini ma non perdi il piacere di stare a contatto con la natura. Ma dovevo proprio rompermi un ginocchio per capirlo? Meglio tardi che mai e, da allora, trascorro sui pedali ogni fine settimana libero da impegni. Anche d'inverno. Non mi frenano certo le  piste ciclabili innevate in mezzo ai boschi. 

Le diverse uscite fatte in bicicletta mi hanno insegnato che non bisogna diventare schiavi del tachimetro o del cronometro. Quando ti trovi di fronte un paesaggio idilliaco o quando sei stanco, una sosta è sempre lecita, se non doverosa. Ma ho anche imparato che sono le salite a dare il sale alle giornate trascorse in sella. Le emozioni più belle le vivi quando la strada si inerpica, quando la fatica è premiata da viste mozzafiato. E quindi ho deciso di affrontare alcuni dei passi più famosi del Giro d'Italia, quelli che hanno fatto la storia del ciclismo ma anche quelli che ti permettono di ammirare un paese magnifico come il nostro. Ve lo dice uno che da tanti anni vive in quella che viene considerata, a torto o a ragione, la più bella città della Germania.

Con questo blog vorrei lanciare un messaggio: chiunque può affrontare le mitiche cime del Giro. Non ho fatto allenamenti specifici e durante la settimana sono anch’io costretto a passare la giornata seduto ad una scrivania e davanti ad un computer. Se lo faccio io, può farlo davvero chiunque, ma devo prima raggiungere le Alpi. E quindi, in carrozza.....si parte!

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