Serie A, Walter Sabatini: "Nainggolan unico. Allegri firmò per noi"

Il responsabile dell'area tecnica della Sampdoria racconta in un'intervista gli anni alla Roma e dice la sua sul belga, sul tecnico juventino, su Pastore e sul presidente Pallotta.

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I suoi nuovi colpi, per adesso, hanno il nome di Jakub Jankto, Daouda Peeters e Omar Colley, le scommesse con cui tenterà di fare grande la Sampdoria, club per cui dal 1° luglio opera come responsabile dell'area tecnica preparando in coppia con Carlo Osti il club blucerchiato alla prossima Serie A. Ma Walter Sabatini, archiviata l'esperienza all'Inter nella scorsa stagione, interrotta dopo pochi mesi ("lavoravo per Suning, non per l'Inter" specifica) per molti è un nome che porta immediatamente a pensare alla Roma, club che ha servito per cinque anni.

Ed è lui stesso a tornare a parlare della squadra giallorossa, e anche più in generale della prossima Serie A, in un'intervista concessa a Giancarlo Dotto per il Corriere dello Sport: una lunga chiacchierata tra passato, presente e futuro che va a toccare molti argomenti e altrettanti personaggi importanti, dal presidente della Roma James Pallotta alla questione-stadio, dal passaggio di Nainggolan all'Inter all'arrivo in giallorosso di Pastore fino alle prospettive per la prossima stagione.

C'è spazio anche per un gustoso colpo di scena: quando il giornalista gli ricorda di come prima che finisse alla Juventus erano in molti a sostenere che la Roma stesse pensando a Massimiliano Allegri come nuovo allenatore, Sabatini confessa che con il tecnico livornese ci fu più di un contatto, addirittura una firma, anche se come è noto il matrimonio non si è poi mai concretizzato.

Serie A, Walter Sabatini racconta la sua Roma

È soltanto uno dei molti passaggi interessanti che offre l'intervista del Corriere dello Sport a un personaggio unico della nostra Serie A, eccezionale scopritore di talenti che ha sempre fatto bene in ogni club dove ha lavorato: alla Lazio scoprì Kolarov, Radu e Lichtsteiner, a Palermo fu la volta di Pastore, Hernandez e Ilicic. 

Alla Roma, dove arrivò nel 2011 per essere il direttore sportivo del nuovo corso americano della società, ha centrato colpi importantissimi che hanno generato straordinarie plusvalenze per il club capitolino. Alcuni nomi? Erik Lamela, acquistato a 12 milioni e rivenduto a 30; Mehdi Benatia, pagato 13 e ceduto a 26 al Bayern Monaco; Marquinhos, pagato meno di 5 milioni al Corinthians e poi acquistato dal Paris Saint-Germain dopo una sola stagione per oltre 30.

Oltre a questi, vanno ricordati anche quei campioni assoluti che hanno fatto le fortune della Roma sul campo: il difensore greco Manolas, il regista bosniaco Miralem Pjanic e soprattutto Radja Nainggolan, centrocampista a lungo considerato tra i migliori della Serie A e proprio nelle scorse settimane approdato all'Inter, dove ritroverà il suo vecchio allenatore in giallorosso Luciano Spalletti.

Proprio quest'ultima operazione di mercato, avallata dal suo successore Monchi, segna per Walter Sabatini la fine di quella che è stata "la sua Roma": un'operazione che l'attuale responsabile dell'area tecnica della Sampdoria spiega con motivi di bilancio e anche caratteriali, sostenendo di come secondo lui il club temesse di non poter più controllare gli eccessi di un giocatore che comunque lui definisce "unico e irripetibile", dicendosi convinto del fatto che in nerazzurro Spalletti saprà trarne il meglio.

Alla Roma Sabatini non ha indovinato tutte le operazioni di calciomercato, com'è del resto normale che succeda: qualche acquisto viene ricordato ancora come un flop, e Dotto pone l'accento soprattutto su Gerson e Iturbe. Il primo, tuttora in rosa - si parla per lui di un possibile prestito - potrebbe ancora esplodere, e secondo l'uomo che lo ha portato in Italia più che di qualità tecniche e fisiche, indiscutibili, il brasiliano manca di personalità, di convinzione nei propri mezzi.

Iturbe invece arrivò nell'entusiasmo generale, strappato dai giallorossi nientemeno che alla Juventus, ma dopo una buona partenza finì per deludere le grandi aspettative che lo circondavano. È andata male, ma l'allora direttore sportivo della Roma racconta come tutto dipese da un infortunio mai curato a dovere dal club, che pregiudicò il rendimento dell'attaccante prelevato a suo tempo dal Verona per quasi 30 milioni di euro. Lo stesso incidente sarebbe costato caro, secondo Sabatini, anche al portiere olandese Stekelenburg.

Un gran portiere, ma anche un gran presuntuoso, un olandese umanamente friabile. Una delusione enorme. Cosa che non è Alisson. Non dimentichiamo poi il calcione in testa che prese da Lucio a San Siro. Da quella sera perse sicurezza.

AlissonGetty Images
Uno degli ultimi colpi di Sabatini alla Roma, Alisson potrebbe lasciare il club già questa estate dopo una sola stagione da titolare.

Proprio Alisson, attuale portiere titolare tanto del Brasile quanto della Roma, dov'è diventato a sorpresa uno dei migliori nel ruolo in Serie A, è uno degli ultimi grandi colpi di mercato riusciti da Sabatini in giallorosso: pagato due anni fa 8 milioni di euro, dopo una sola stagione da titolare potrebbe già partire per una cifra che l'uomo-mercato stima intorno ai 70 milioni di euro. Partirà?

A quelle cifre un portiere va venduto, altrimenti devi essere in grado di sopportare un rinnovo da 5-6 milioni l'anno e non è il caso della Roma.

Il futuro di Walter Sabatini è ancora tutto da scrivere, ma è logico che il passato è tinto di giallorosso, così è inevitabile parlare delle bandiere Totti e De Rossi: il primo viene definito un monolite, un campione incommensurabile, il secondo una grande anima, uno che per la maglia darebbe tutto. Un piccolo spazio viene dedicato anche al presidente James Pallotta, descritto con termini tutt'altro che entusiastici e cui Sabatini rinfaccia il modo in cui ha trattato l'allora tecnico Rudi Garcia.

Pallotta? Un uomo insicuro, di lui si ricordano soltanto le smentite. Con Rudi il presidente è stato maleducato. Non c’è bisogno di sputtanare un uomo che ti ha portato due volte di seguito in Champions.

La Roma gli è rimasta comunque nel cuore: apprezza Monchi, che a sua volta ha spesso sottolineato l'importante lavoro svolto dal suo predecessore, e Di Francesco, bravo nel gestire la rosa e a centrare una semifinale Champions dove Sabatini ammette di aver tifato giallorosso "spudoratamente". Dei nuovi arrivi è stuzzicato da Kluivert e dal giovanissimo difensore Bianda, mentre assicura che il ritorno in Serie A del suo pupillo Javier Pastore farà divertire i tifosi della Roma.

Pastore è un figlio mio, gli dico quello che voglio. Nel primo anno al Paris ha fatto cose inenarrabili, poi si è seduto. Lo sa anche lui e gliel’ho detto in privato. Ma è un genio del calcio.

Adesso è il momento di guardare avanti, di dedicarsi al nuovo lavoro com'è dovere di ogni professionista. Ma leggendo l'intervista, appare chiaro che per Walter Sabatini la Roma rappresenterà sempre qualcosa di forte, di diverso, unico e irripetibile, dato che come lui stesso sottolinea un ritorno in giallorosso sarebbe "irrealizzabile e anche sbagliato".

La Roma non è una squadra. È uno stato dell’anima. Amore e livore. È il polmone che ho perso. Per non dire il resto. Un caravanserraglio di emozioni.

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