Mondiali, Croazia-Inghilterra è anche uno scontro tra generazioni

I Three Lions ora hanno a disposizione la "New Generation" di Southgate, Dalic invece punta tutto sulla sua generazione d'oro.

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I Mondiali sono agli sgoccioli: dopo la Francia, c’è attesa per il nome della seconda finalista. Da una parte l’Inghilterra: partiva dietro rispetto ad altre Nazionali, ma è arrivata fino in fondo grazie a un lavoro attento e umile da parte di tutti, Southgate per primo; dall’altra la Croazia: Dalic non fa sconti, manda in campo i migliori, manda a casa Kalinic e raggiunge la semifinale a suon di rigori.

Due Nazionali diverse, per modo di giocare e per uomini in campo: se sulla sponda croata ci sono giocatori esperti e ben collaudati, su quella inglese è stato fatto un investimento importante sui giovani e sulla loro voglia di imporsi. Giovani, sì, ma anche loro già affermati. Due nomi su tutti: Kane (1993) e Dele Alli (1996). Gioielli del Tottenham, gioielli dei Three Lions.

Uno scontro tra usi e costumi, uno scontro tra stili di gioco, uno scontro tra ideologie. E uno scontro tra generazioni diverse: la Croazia, nella partita disputata contro la Russia, è scesa in campo con 8/11 della squadra nati negli anni ’80 (con i soli Vrsaljko, Kramaric e Rebic nati dopo il 1990). L’Inghilterra, invece, ai quarti di finale dei Mondiali ha schierato 10 giocatori nati negli anni ’90, con il solo Young (1985) tra gli “anziani” (un paradosso, leggendo il suo cognome).

Mondiali, vola l'InghilterraGetty Images

Mondiali, dalla Golden Generation alla New Generation: la ricetta di Southgate

Altro paradosso: la magnifica Inghilterra di Beckham, Scholes, Gerrard, Lampard, Terry e Rio Ferdinand non è mai riuscita ad andare oltre i quarti di finale in una competizione internazionale. Di più: la Golden Generation inglese non riuscì neanche a qualificarsi per Euro 2008.

Secondo Rio Ferdinand, i fallimenti erano dovuti alla diffidenza che c’era nello spogliatoio tra i diversi giocatori delle big inglesi: “Le rivalità tra i nostri club ebbero la meglio su tutto, uccisero la nazionale e quella generazione”, racconta l’ex Manchester United. Tra divergenze, maledizione dei rigori e aspettative mancate, i Three Lions negli ultimi anni non sono mai riusciti ad eccellere. Fino ai Mondiali del 2018, in vista dei quali Southgate ha letteralmente rivoluzionato una squadra che aveva bisogno di una scossa per ripartire.

Il suo progetto è partito nel 2016: il nuovo ct ha lanciato diversi giovani, ha scommesso su elementi nuovi per la Nazionale inglese (come Maguire, in gol contro la Svezia), dando fiducia a chi la fiducia se la meritava sul campo, durante la stagione. Fino a questo momento, Southgate sta vincendo la sua scommessa. Anzi: comunque vada, avrà vinto comunque. E i giocatori, sul campo, sembrano aver decisamente messo da parte le rivalità tra club.

Mondiali, l'Inghilterra festeggiaGetty Images

La Golden Generation della Croazia

La Croazia, invece, ha a disposizione in questo momento la sua Golden Generation: i giocatori più forti della rosa, quelli che militano nei grandi club europei, sono nel pieno della loro carriera. Qualche nome: Modric, Rakitic, Perisic, Mandzukic. Tutti nati negli anni ’80, tutti in forma e tirati a lucido per i Mondiali in Russia. Difficile che riescano a ripetere simili prestazioni tra quattro anni.

L’abilità di Dalic è stata quella di dare una quadratura alla squadra e un posto preciso ai campioni croati, responsabilizzando i più esperti e mettendo al loro fianco anche qualche elemento più giovane (Brozovic, Rebic, Kovacic, solo per citarne alcuni). Senza avere il timore di rispedire a casa chi, secondo lui, non meritava di restare in Russia (vedi alla voce “Kalinic"). La Croazia si affiderà quindi alla sua Golden Generation, al Luzhniki di Mosca. Per fortuna di Dalic, non tutte le sue stelle giocano nello stesso campionato.

Mondiali, Modric e Mandzukic pilastri della CroaziaGetty Images

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