Mondiali: Francia-Belgio, la prima volta contro risale al 1904

I due Paesi fecero contemporaneamente il loro esordio sulla scena internazionale all'alba del calcio, sfidandosi in un'accesa partita che sarebbe entrata nella storia come la prima tra due selezioni europee.

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All'alba del XX secolo, precisamente il 1° maggio del 1904, nei pressi dello "Stade du Vivier d'Oie" di Uccle, Belgio, l'aria che si respirava non era certo quella dell'evento storico. O meglio, non lo era per la maggior parte del mondo, in tutt'altre questioni affaccendato e che ancora, tolta la Gran Bretagna, concedeva al calcio un'attenzione limitata. 

Non solo i Mondiali erano ancora lontani solo dall'essere pensati, ma persino l'idea che ogni Paese al mondo avrebbe un giorno avuto una propria selezione nazionale per praticare quello strano gioco nato in Inghilterra mezzo secolo prima poteva sembrare fantascienza. Eppure c'era curiosità nei circa 1500 spettatori che andavano accomodandosi nelle tribune e fermento nell'animo dei 22 uomini che si stavano disponendo intorno al cerchio di centrocampo.

Belgio-Francia, che si sarebbe giocata quel giorno, non solo precedeva di appena venti giorni la fondazione della FIFA, l'organo che avrebbe di fatto reso grande e popolare il calcio: segnava anche l'esordio assoluto di due nazionali che oltre un secolo dopo sarebbero state tra le più forti al mondo e, soprattutto, avrebbe rappresentato la prima partita di sempre tra due rappresentative continentali

Formazione dell'Union Saint-Gilloise, 1903/1904-
Una formazione dell'Union Saint-Gilloise, 1903/1904: il club fornì ben 6 giocatori al Belgio nel suo primo impegno internazionale.

Mondiali: Francia-Belgio, la prima volta contro risale al 1904

Così, mentre in Gran Bretagna era ormai consuetudine assistere tanto alla FA Cup quanto a un campionato professionistico (dal 1888) e a una serie di sfide internazionali che addirittura dal 1884 decretevano quale fosse il Paese più forte tramite il Torneo Interbritannico, nel continente il football era ancora agli albori: Francia e Belgio lo avevano conosciuto da pochissimi anni grazie al consueto impegno dei "missionari" inglesi unito all'entusiasmo dei primi pionieri locali, ma si trovavano ancora a dover padroneggiare e comprendere quel gioco così, inaspettatamente, affascinante.

In Francia il primo campionato era stato giocato nel 1894 ed era stato fino ad allora dominato dallo Standard Athletic Club, team formato da giovani studenti britannici che gradualmente avevano aperto le porte anche agli autoctoni, mentre in Belgio il Royal Football Club Liegi si era imposto come primo campione nazionale di calcio l'anno successivo, iniziando una lunga rivalità con il Royal Racing Club di Bruxelles, duello che avrebbe animato i primissimi anni del calcio locale.

Nella storia del football c'è un detto che sostiene come a inventare il calcio siano stati gli inglesi, a capire come giocarlo gli scozzesi e a come organizzarlo i francesi. Difficile smentirlo: il calcio nasce a Londra nel 1863, ma è a Glasgow e dintorni che vengono studiate le prime tattiche e il gioco di squadra mentre la FIFA, che organizzerà i Mondiali - vero e proprio punto di svolta nella storia di questo sport - nasce effettivamente in Francia, il 21 maggio del 1904. 

Tuttavia, considerando anche il primo match tra due squadre europee e l'importanza che questo ha avuto nello sviluppo del gioco, vanno riconosciuti anche i meriti del Belgio. È questo infatti, per volere del suo "protettore" Évence Coppée, a lanciare la sfida ai francesi in quella che sarà la prima e unica edizione del "Torneo Évence Coppée": in palio una coppa fatta appositamente forgiare dall'organizzatore e soprattutto l'orgoglio di prendere parte a una sfida che ha tutti i crismi dell'evento storico.

Così, mentre in Inghilterra The Wednesday, Manchester City, Everton e Newcastle si contendono la vittoria del 16esimo campionato nazionale in stadi che possono contenere già 40mila spettatori entusiasti, allo "Stade du Vivier d'Oie" di Uccle 1500 persone osservano una sfida storica più con curiosità che con vera passione o conoscenza del gioco. Poco male: Robert Guérin, che in meno di tre settimane sarà votato primo presidente della FIFA, crede molto nel futuro del gioco e per onorare al meglio l'impegno ha dovuto fare i salti mortali.

Il 1° maggio non è ancora un giorno riconosciuto come festivo a livello internazionale, così quei valenti calciatori che però nella vita di tutti i giorni devono lavorare per sbarcare il lunario hanno dovuto chiedere un permesso, non sempre riuscendo ad ottenerlo: è il caso ad esempio del capitano e difensore Fernand Canelle, stella dei parigini del Club Français e medaglia d'argento nel calcio alle Olimpiadi di Parigi del 1900, dove una selezione transalpina ha ottenuto il premio partecipando a un torneo con appena tre partecipanti.

Una fase di gioco tra CA Parigi e Marsiglia nel 1909-
Fase di gioco nel campionato francese dei primi del '900.

Lui, come l'ala destra Louis Mesnier, per non perdere l'impiego hanno dovuto lasciare Parigi di nascosto, e Guérin ha concordato con i giornalisti che scriveranno della gara di non utilizzare i loro veri nomi, ideando al loro posto due nomi di fantasia: Mesnier e Canelle diventeranno così, per l'occasione, Didi e Fernand. Altre stelle dei futuri Bleus sono impegnati con il servizio di leva, ma non mancano comunque dei punti di forza come ad esempio il poderoso centravanti Georges Garnier, che funge anche da regista avanzato e che ha vissuto l'avventura olimpica insieme a Canelle.

Lungo il viaggio verso il Belgio i francesi hanno sostenuto tre sfide contro gli inglesi del Corinthian che la dicono lunga sull'abisso esistente all'epoca tra i continentali e i britannici: i "galletti" sono infatti caduti 6-1, 11-0 e 11-4, risultati decisamente poco incoraggianti e che raccontano di una distanza che a lungo sarà ritenuta incolmabile con i "maestri del football". Meglio concentrarsi sui belgi, avversari decisamente più alla portata, ma prima andrà risolto il ballottaggio per il ruolo di centromediano: a Uccle sono giunti in 12, ma uno dovrà restare a guardare. Si tira a sorte e questa favorisce Jacques Davy, mentre al povero Émile Fontaine non resta che sedere a bordo campo: non avrà mai più occasione di vestire la maglia, allora bianca, della Francia.

Classico 2-3-5 - all'epoca unico schema in voga - anche per il Belgio, che nell'undici di partenza ha inserito ben sei giocatori dell'Union Saint-Gilloise, club emergente che in capo a pochi anni soppianterà sia il Royal Football Club Liegi che il Royal Racing Club di Bruxelles: sono membri dei "Les Unionistes" il terzino Poelmans, il mediano destro Van Den Eynde e l'intera linea offensiva schierata dietro al centravanti Quéritet: da destra a sinistra Tobias, Wigand, Destrebecq e Vanderstappen. Arbitro della gara è l'inglese John Keeene, con il pallone ai piedi vero protagonista nella foto che ritrae le due squadre poco prima del calcio d'inizio, fissato all'insolitamente tardo orario delle 16,45.

Non è dato sapere, naturalmente, che tipo di gara vada in scena. Le scarne cronache dell'epoca, redatte da giornalisti che spesso non conoscono neanche così bene il gioco stesso, ci riportano semplicemente la sequenza dei gol: in vantaggio dopo pochi minuti con Quéritet, il Belgio subisce un micidiale uno-due francese da Mesnier (per la cronaca "Didi") e Royet, che operano sul settore destro dell'attacco. I transalpini chiudono il primo tempo in vantaggio, ma alla ripresa del gioco vengono prima raggiunti da un altro gol di Quéritet e poi si trovano nuovamente in svantaggio quando al 65' Destrebecq beffa il portiere francese Guichard. Il 3-3 finale arriva a pochi minuti dalla fine grazie a Cypres, uno dei cinque membri del CA Paris in campo.

Non vengono giocati tempi supplementari, né esistono i calci di rigore: il trofeo semplicemente non viene assegnato e nessuno, tra i protagonisti di quella gara, entrerà nella storia del calcio o diventerà un nome noto. Il gioco è ancora agli albori (in Italia il Genoa ha appena vinto il suo sesto titolo in sette edizioni) e sia Mondiali che Europei devono ancora essere persino pensati. Ci vorranno ancora diversi anni prima che il football si diffonda, generando i primi veri campioni di una disciplina che all'epoca può logicamente vantare soltanto un pungo di volenterosi entusiasti.

Sono però questi gli uomini che scrivono la storia, belgi e francesi scesi in campo in quel primo maggio di inizio secolo consapevoli, forse, di dare il via a una storia bellissima che oggi tiene con il fiato sospeso milioni di persone in tutto il mondo.

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