Ufficiale, Spagna: dopo la delusione ai Mondiali si riparte da Luis Enrique

In seguito alla batosta rimediata a Russia 2018 e al conseguente addio di Hierro, la federcalcio iberica punta sull'ex allenatore del Barcellona che ha firmato un contratto di due anni.

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Quelli di Russia 2018 sono stati Mondiali assolutamente da dimenticare per la Spagna: quella che un tempo non molto lontano è stata la scuola dominante a livello di calcio internazionale si trova oggi in un momento più che delicato, dovendo fare i conti con la seconda Coppa del Mondo consecutiva vissuta da comparsa. La sconfitta patita ai rigori contro i padroni di casa ha scritto la parola fine a un'agonia che aveva avuto inizio a pochi giorni dall'esordio in una competizione che avrebbe dovuto segnare il rilancio degli iberici dopo la dura batosta subita ai Mondiali del 2014 in Brasile.

Il ct Lopetegui, annunciato come nuovo allenatore dal Real Madrid, è stato allontanato e sostituito in fretta e furia dalla bandiera Fernando Hierro, che però non ha saputo mai dare un gioco convincente ai suoi. Superato a stento il girone dopo la vittoria di misura sull'Iran e i pareggi contro Portogallo e Marocco, la Spagna è caduta negli ottavi di finale contro la Russia, brava nell'evidenziare i limiti di una manovra mai davvero incisiva e a trionfare ai calci di rigore.

Una delusione cocente ma non certo inaspettata, che ha portato all'addio di Hierro dopo meno di un mese di permanenza e a una necessita impellente di ripartire che ha spinto la federcalcio iberica a cercare un nuovo commissario tecnico, qualcuno che avesse la capacità di riportare la Spagna sul tetto del mondo. Una ricerca che ha portato alla nomina di Luis Enrique, 48enne ex-allenatore di Roma, Celta Vigo e soprattutto Barcellona, che ha firmato per i prossimi due anni.

Dopo i Mondiali la Spagna riparte da Luis Enrique

La deludente performance iberica ai Mondiali del 2018 e del 2014 - dove il risultato fu forse peggiore, ma non le modalità - ha aperto una crisi in un sistema calcistico che tra il 2008 e il 2012 fu capace di vincere due edizioni degli Europei oltre alla Coppa del Mondo in Sudafrica 2010. Forse la generazione d'oro di un tempo non è stata adeguatamente sostituita, ma c'è la certezza nei vertici del calcio spagnolo che anche oggi non manchino certo calciatori di grande qualità in ogni reparto. E il profilo cercato, come annunciato dal nuovo ds della Nazionale Molina, era chiaro.

Un allenatore deve essere una persona di carattere, capace di imporre il suo criterio nello spogliatoio. Cerchiamo un leader indiscutibile che funga da modello per lo spogliatoio. Questa è la Nazionale del futuro.

Forse è il tiki-taka a non essere più attuale: lo stile di gioco che ha segnato l'epoca più vincente di sempre sembra essersi trasformato in un qualcosa di poco convincente e ancor meno incisivo, che ormai in troppi sono capaci di limitare, se non addirittura annullare, senza grossi problemi. Ecco allora che la nomina di Luis Enrique significa anche una specie di "rottura" con un passato glorioso che ormai però ha fatto il suo tempo ma che non andrà completamente rinnegato, come sottolineato ancora dal nuovo ds Molina nella conferenza stampa di questa mattina a Las Rozas che ha preceduto l'annuncio del nuovo commissario tecnico.

Quando non si vince, bisogna cambiare qualcosa per tornare a farlo. Ma questo non significa cambiare tutto. I nostri calciatori hanno determinate caratteristiche, che non possono essere stravolte dalla sera alla mattina.

Dopo l'esperienza in chiaroscuro di Roma, infatti, il nuovo ct della Spagna è stato bravo a rifarsi un nome nel Celta Vigo proprio modificando in parte i principi tattici imparati quando guidava le giovanili del Barcellona, optando per un calcio più rapido e verticale che conquistò l'attenzione di pubblico e critica e gli valse un ritorno al club catalano come guida della prima squadra. Un compito svolto con ottimi risultati, dato che in tre stagioni arrivarono altrettante Coppe del Re, due campionati e una Champions League, successi non scontati dato che si trattava di sostituire un allenatore iconico come Pep Guardiola.

Dopo un anno di riposo ecco che Luis Enrique (da calciatore 62 presenze e 12 gol in Nazionale) è pronto a prendere le redini della Spagna con il compito di riportarla dove merita: curriculum e esperienza internazionale sono dalla sua, mentre andranno chiariti alcuni rapporti mai decollati con alcune stelle delle Furie Rosse, primo tra tutti quel Jordi Alba che sembrava voler lasciare Barcellona ai tempi in cui lui era l'allenatore.

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