PSG, Buffon si presenta: "Sono qui per vincere e migliorarmi"

Dopo 17 anni nella Juventus, Gigi è pronto per cominciare una nuova avventura con il Paris Saint-Germain: ha firmato un contratto di un anno con opzione per un altro.

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In mattinata ha partecipato all’allenamento a porte chiuse del Psg, poi Gianluigi Buffon - scortato simbolicamente da 100 vespe tricolori - arriverà in pompa magna al Parco dei Principi, per presenziare la sua prima conferenza stampa (a partire dalle 15, diretta scritta qui su FOXSports.it) da giocatore del Paris Saint-Germain.

Dopo una vita alla Juventus, il portierone è pronto per questa nuova avventura all’ombra della Torre Eiffel, per continuare a inseguire il suo sogno di vincere la Champions League, impresa solamente sfiorata in maglia bianconera. 

Buffon ha firmato un contratto annuale, con opzione per la stagione successiva: il quarantenne ha ancora tanta voglia di campo e, dopo essersi fatto da parte per consentire alla Juventus di voltare pagina, vuole mettere la sua energia a disposizione del nuovo club.

Paris Saint-Germain, la presentazione di Buffon

Sarà la terza squadra di club della lunga carriera di Buffon, dopo Parma e ovviamente Juventus, dove ha trascorso 17 anni ricchi di successi, diventandone una bandiera. Nel corso della sua conferenza stampa d’addio, Gigi aveva lasciato tutto in sospeso, considerando come opzione anche quella di entrare a far parte della società. 

Una strada che molto probabilmente percorrerà in futuro, non ora. Uno dei portieri più forti di tutti i tempi (se non il più forte) ha ancora tanta voglia di indossare i guanti. È il Psg non ha avuto dubbi nel dargli ancora fiducia.

Dopo una breve introduzione del presidente Nasser Al-Khelaïfi , Buffon ha preso parola in francese per un messaggio di ringraziamento.

Sono molto contento di essere qui con voi, molto eccitato per questa nuova avventura. Non so se sia per l'ambiente, per la magia di Parigi, per l'entusiasmo dei tifosi, dei dirigenti, del presidente. Grazie per tutto, ora inizio a parlare in italiano.

Come è nata l'idea del Paris Saint-Germain?

È stata una sorpresa di inizio maggio ed è stata una sorpresa molto gradita per me, perché probabilmente stavo già programmando un altro tipo di futuro. Ma dentro di me ho sempre avuto l'ambizione e la speranza che accadesse qualcosa, perché sentivo di avere qualcosa di importante dare. La vita è imprevedibile davvero.

La Champions League è un obiettivo comune sia tuo che del Paris Saint-Germain...

Io ho iniziato a provarci prima del Psg, non credo che sia un'ossessione mia o del club. Si è creata questa situazione e io ho accettato perché ci sono le condizioni per potermi migliorare sia come calciatore che come persona. Penso che io possa contribuire affinché il PSG possa migliorare un po' di più e ambire così a traguardi più importanti. Ma quando si inizia una stagione non si può racchiudere tutto a un obiettivo come quello della Champions, saremmo pazzi e qui non siamo pazzi".

Sei sempre stato il numero uno a Parma e nella Juventus. Sarà così anche qui?

Sono sempre stato titolare a Parma, nella Juve e in Nazionale. Mai nessuno mi ha detto aprioristicamente che lo sarei stato. Me la sono conquistato. Credo che lo sport e la competizione siano questo. Chiaro che ho 40 anni, ma godo di un ottimo stato di salute fisico e mentale. So che per raggiungere determinati risultati c'è bisogno di tutti. Credo che tutti trovino sempre il modo durante la stagione per ritagliarsi uno spazio importante e da protagonisti. Io farò di tutto per mettere in condizione i miei compagni, gli altri portieri, di rendere al massimo. Chiaramente voglio dimostrare di essere ancora un grande portiere e sono sicuro che lo farò.

Quanto pensi di poter giocare ancora?

Quando avevo 30 anni pensavo di avere ancora 2-3 anni davanti, la stessa cosa a 34, a 36, a 38 e così via fino ai 40. Fino a quest'anno ho giocato anche in Nazionale e secondo me vuol dire essere competitivi ad alti livelli. Non mi voglio più porre questa domanda, perché crea una condizione di negatività che non fa bene. Quando non starò bene sarò il primo ad accorgermene e smetterò.

Che effetto le fa lasciare l'Italia?

Ho fatto 10 anni a Parma e 17 alla Juve. Negli ultimi 17 soprattutto mi ero creato una zona di confort molto forte, considerevole. Non mi sono mai piaciute però, ho sempre cercato la sfida, per misurarmi non solo come calciatore ma anche come persona. Ho fatto il primo allenamento con i ragazzi che parlano un'altra lingua e mi sono adattato, ci siamo divertiti. Ecco, questi momenti di disagio sono importantissimi, perché significa che migliorerò ancora. Diventerò un portiere migliore, imparerò un nuovo modo di parare. E secondo me la vita di una persona deve essere questo, allargare i propri orizzonti. Non potevo dire di no, anche se ho 40 anni.

Hai parlato con Matuidi?

Pur avendo giocato con lui un solo anno, è una persona veramente speciale, l'affetto reciproco è molto forte. Quando ha saputo di questa possibilità mi ha incitato a venire: "Gigi secondo me a Parigi c'è bisogno di una persona come te e ti troverai benissimo". Sapendo quanto lui mi voglia bene, credo che il suo pensiero fosse vero, al quale ho dato anche ascolto.

Come pensa di trovare Neymar?

Momenti poco felici li abbiamo passati tutti nella nostra carriera e nella nostra vita. Sono tappe che se affronti nel modo giusto e con il coraggio giusto ti fanno migliorare tantissimo. Io penso che un campione come Neymar, da una delusione come quella del Mondiale possa arrivare con una rabbia agonistica e un desiderio di rivincita incredibili. Di tutto questo ne gioveranno i suoi compagni e il Psg.

Cosa cambia dall'arrivo a Torino 17 anni fa?

Sono arrivato alla Juve che avevo 23 anni, e il mio mondo all'epoca era solo Parma. Anche per la spesa fatta dalla Juve per comprarmi, un po' di responsabilità per questo peso c'era, il fatto di volersi sentire a proprio agio pesava e si faceva sentire. Adesso sono sbarcato a Parigi con l'entusiasmo di un ragazzo, perché la verità è quella. La carta d'identità non tradisce, ma io penso che uno debba seguire l'energia che ha dentro, le risposte che dà il proprio corpo mentre si allena e gioca. Credo che lo sport sia cambiato molto, ci sono tanti giocatori che a 34 anni sono considerati i migliori. Una cosa improponibile 15 anni fa. Non vedo perché un portiere come me non possa ritagliarsi dei momenti importanti, di vera passione, perché il mio ruolo è molto diverso e meno stancante rispetto a un ruolo di campo

Gli Azzurri al Mondiale come li avrebbe visti?

Io penso che tutti vorranno gli italiani presenti ai prossimi Mondiali, perché quando gufiamo siamo micidiali. Sono uscite tutte, manca solo la Francia (ride, ndr), ma credo che arriverà in fondo, perché ha un grande ct che conosco bene e tanto talento in campo. Per me la favorita era il Brasile, però la Francia era la squadra che la seguiva subito dietro.

Sospensione in Champions League poteva essere un freno nella trattativa?

Non ho idea se potesse essere un freno, era una valutazione più della società che mia. La mia decisione di venire a Parigi non dipendeva dalle 3 giornate di squalifica. Una decisione che rispetto, perché l'arrabbiatura di fine gara è passata e si accetta senza contraddire o fare polemiche inutili.

Seguiva il Psg?

Il Paris Saint-Germain è la squadra che mi incuriosiva di più in Francia, tanti nomi e talento sconfinato senza però riuscire a fare il salto di qualità. L'ho seguita volentieri, con l'interesse del caso. Credo che come per tutte le esperienze ci voglia del tempo. Il tempo che Parigi si affacci a un certo tipo di calcio. Credo che sia sempre in costante miglioramento e sicuramente l'identità che può avere una squadra in campo dipende dall'allenatore. Spesso e volentieri le squadre sono la faccia e lo spirito dell'allenatore.

Cosa conosci del campionato francese?

Conosco molto bene il figlio di Thuram, avendo giocato con Lilian 10 anni. Adesso giocherò contro il figlio, ma mi è capitato anche con Chiesa e altri. La Ligue 1 è un campionato che grazie agli investimenti del Psg sta diventando molto più seguito e interessante per l'estero. Poi ci sono squadre di grande tradizione, come il Lione, il Marsiglia, il Bordeaux, il Saint-Étienne. Per un giocatore come me, che ha calcato tanti campi, vivere queste situazioni è determinante.

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